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Chiusura piazza Dante, Castaldini "I cittadini devono riappropriarsi degli spazi per combattere il degrado"

Possibilista La Malfa (Arci) "Ipotesi da non scartare ma all'interno di un quadro più ampio di interventi"

Pubblicato il - 04 ottobre 2016 - 16:51

TRENTO. L'ipotesi di una chiusura di piazza Dante continua a tenere banco e tramite il Dolomiti la discussione si apre ad un orizzonte giovane che per certi versi mostra posizioni interessanti e fuori dagli schemi: il ragazzo di destra è contrario alla chiusura del parco mentre quello di sinistra la sostiene. Ma andiamo con ordine. La questione è stata sollevata la scorsa settimana quando in consiglio comunale a Trento, all'unanimità, è stata approvata la proposta di mozione del capogruppo di Forza Italia Cristian Zanetti, che prevede un impegno da parte dell’amministrazione comunale di costituire un gruppo di lavoro che analizzi un pacchetto di misure per contrastare degrado, criminalità e vandalismo nelle zone calde della città, compresa la possibilità tecnica di chiudere il parco di Piazza Dante.

 

“Trento ha bisogno certamente di più controlli e di sapere che chi delinque verrà espulso dal territorio comunale senza se e senza ma – ha affermato oggi Filippo Castaldini leader di CasaPound – ma Trento ha soprattutto bisogno di iniziative che permettano ai cittadini e ai comitati del centro storico di vivere il proprio quartiere senza aver paura di scendere in strada. Spostare altrove il problema e chiudere una parte di città vuol dire accettare la propria sconfitta”. Per Castaldini sono tutti i cittadini che devono “riappropriarsi di questi spazi anche fisicamente. Perché una città vissuta dai cittadini è il metodo migliore per combattere il degrado”. 

 

Ad esprimere una posizione diversa, e più possibilista, è invece il presidente dell'Arci del Trentino, Andrea La Malfa.  “Secondo me – ha spiegato – l'installazione dei cancelli nella piazza può essere anche una delle misure da usare. Su questo non ho pregiudizi. In tanti Paesi europei questa cosa c'è. Il tema naturalmente è capire come pensare gli orari di apertura”. Per il presidente dell'Arci, però, “questa è una possibilità che bisogna considerare ma solo all'interno di un quadro più ampio di interventi”.

 

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