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Dorigatti "Non si può rinunciare alla sicurezza per avere un lavoro"

Gli interventi delle autorità in occasione della 66esima Giornata nazionale per commemorare le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata dall’Anmil

Pubblicato il - 09 October 2016 - 13:03

“Per avere un lavoro non si può rinunciare a un diritto fondamentale come la sicurezza”. A lanciare il monito è stato il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti, intervenuto stamane alla 66esima Giornata nazionale per commemorare le vittime degli incidenti sul lavoro organizzata dall’Anmil di Trento e in tutta Italia. Tema di quest’anno: “Sicurezza sul lavoro: non perdiamo altro tempo”.

 

Nella sala conferenze della Fondazione Cassa di Risparmio, gremita di pubblico, Dorigatti ha ricordato che “oggi sono molti i giovani che pur di lavorare accettano salari sempre più bassi. Dimenticando che la riduzione del costo del lavoro porta con sé anche minore sicurezza”. Ma questa è una china pericolosissima “perché – ha avvertito il presidente – ci sarà sempre qualcuno disposto ad avere uno stipendio inferiore agli altri. E così aumenteranno lavoro nero e mancanza di sicurezza”. Sul piano politico, per migliorare le condizioni di lavoro delle persone e degli anziani in particolare, Dorigatti ha evidenziato la necessità, da un lato, che il governo realizzi la preannunciata revisione della riforma Fornero, e dall’altro che la Provincia di Trento punti alla crescita economica. “Solo avendo più risorse – ha spiegato – potremo garantire maggiore sicurezza e servizi sanitari adeguati. Servono inoltre vigilanza – ha aggiunto – e soprattutto coordinamento e coesione sociale per sviluppare una cultura della sicurezza già a partire dalla scuola e intensificando la formazione”. Coesione che “si attua anche partecipando ad associazioni come l’Anmil, impegnate a sensibilizzare sul tema della sicurezza sul lavoro e a denunciare i costi della sua mancanza. Dorigatti ha concluso sottolineando che “non basta accontentarsi di qualche incidente in meno all’anno sul lavoro. Vanno aggrediti i meccanismi all’origine delle morti e degli incidenti sul lavoro, riaffermando il diritto alla sicurezza”.

 


 

Dopo la S. Messa celebrata dal Vescovo di Trento Lauro Tisi e la posa della corona sul monumento dedicato ai morti sul lavoro in Largo Pigarelli, dove il coro di Martigiano ha eseguito alcuni canti ed è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime degli incidenti.

 

A seguire la mattinata il senatore Franco Panizza che ha messo l’accento sulla necessità della prevenzione degli incidenti sul lavoro per ridurre gli infortuni che appaiono di nuovo in preoccupante aumento. Il vicesindaco di Trento Paolo Biasioli ha denunciato la grave tendenza a considerare i morti e gli infortuni sul lavoro “una perdita accettabile”, mentre le iniziative messe in campo negli ultimi anni della Provincia per contrastare il fenomeno – con la creazione di un comitato di coordinamento per la sicurezza che coinvolge 27 soggetti rappresentativi delle diverse categorie interessate, e l’istituzione di un piano provinciale di programmazione per la sicurezza e la salute sul lavoro fino al 2018 – sono state citate dall’assessore alla salute e alle politiche sociali Luca Zeni. Per il mondo imprenditoriale il presidente dell’associazione artigiani del Trentino Roberto De Laurentis ha dato rilievo all’aumento dei corsi di formazione sulla sicurezza realizzati per i datori di lavoro e all’assenza di infortuni mortali registrati quest’anno nella categoria da lui rappresentata. Il vicedirettore dell’Inail di Trento Daniela Donati ha poi illustrato alcuni dati relativi agli infortuni sul lavoro. L’anno scorso gli incidenti sono calati dell’8,33% rispetto al 2014, mentre nei primi otto mesi di quest’anno sono cresciuti del 4,04% rispetto al 2015. I morti sul lavoro, ha ricordato Donati, sono stati 8 nel 2015, 4 nel 2014 e già 6 quest’anno.

 

Infine per l’Azienda sanitaria, il direttore del servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Uopsal), Graziano Maranelli, ha richiamato da una parte che al fatto che la sicurezza non dipende dalla vigilanza ma dalle aziende, e dall’altra all’esigenza crescente di commisurare il lavoro all’età della persona. Dobbiamo impegnarci ancora molto, ha proseguito, anche sul versante delle malattie legate al lavoro. “Perché non è la persona che deve adeguarsi al lavoro ma il lavoro che deve adeguarsi alla persona”.

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