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Ecco il futuro dell'oncologia trentina

Orazio Caffo è il nuovo direttore dell’Unità operativa multizonale di oncologia medica dell’Apss.

ospedale - centro oncologico
Pubblicato il - 15 December 2016 - 19:28

TRENTO. Una nuova forte sinergia con tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura, sia in ospedale che sul territorio. Il futuro dell'oncologia medica trentina passa attraverso questa importante nuova impostazione delle linee guida per la presa in carico del paziente che sono state presentate questa mattina da Paolo Bordon, direttore generale dell'Apss. Un'occasione che ha visto anche la presentazione di Orazio Caffo che è il nuovo direttore dell’Unità operativa multizonale di oncologia medica dell’Apss. Il professionista è stato scelto in virtù dell’ottima conoscenza degli argomenti proposti e delle capacità organizzativo-gestionali, con attenzione allo sviluppo progettuale anche per quanto riguarda l’integrazione con il territorio e la continuità assistenziale.

 

«Abbiamo condiviso con il nuovo direttore dell’Unità operativa – ha detto in apertura di conferenza stampa Paolo Bordon, direttore generale dell’Apss – la necessità di un approccio multidisciplinare e multiprofessionale che privilegi una presa in carico globale nelle diverse fasi della malattia e che tenga conto non solo dei bisogni di cura ma anche di care, privilegiando cioè l’aspetto relazionale nei confronti del paziente e dei suoi caregiver in stretta collaborazione con gli altri professionisti che si prendono cura dei malati oncologici sia all’interno dell’ospedale sia all’esterno. Questo approccio, in armonia con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, è stato fortemente caldeggiato dalla Consulta per la salute e dalle associazioni di volontariato dei pazienti, visti i numerosi studi che dimostrano come empatia, ascolto attivo e accoglimento contribuiscano a migliorare la qualità di vita del paziente».

 

Bordon ha poi passato la parola a Claudio Dario, direttore sanitario, che ha illustrato le nuove linee di indirizzo per la presa in carico del paziente oncologico in Apss. «L’oncologia – ha detto Dario – è una funzione multizonale con sede istituzionale a Trento e sedi operative a Rovereto e Cles gestite direttamente dall’unità operativa e Arco, Borgo Valsugana, Cavalese e Tione gestite in sinergia con i medici internisti delle unità operative di medicina. Nel campo oncologico l’Apss ha fatto rilevanti investimenti sia nella formazione dei professionisti sia nell’acquisto di attrezzature tecnologicamente avanzate per permettere trattamenti sempre più attenti alla funzionalità dell’organo malato. Siamo di fronte ad un’attività d’eccellenza della sanità pubblica che vogliamo valorizzare attraverso una presa in carico globale del paziente oncologico, perché la cura di queste persone non può prescindere dal rispetto dei loro tempi, sia nell’erogazione delle prestazioni sanitarie, sia in termini di ascolto e relazione. Un approccio olistico che vede coinvolti oltre al paziente anche i caregiver per favorire la comprensione delle condizioni di salute, del percorso terapeutico e delle aspettative. In questo senso sarà prevista la figura di un medico di riferimento che in un rapporto uno a uno, in maniera continuativa, ascolta il paziente, lo informa e l’accompagna nel suo percorso di cura evitando il senso di smarrimento dovuto alla mancanza di un punto di riferimento unico. Il nuovo modello prevede una forte sinergia con tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura siano essi in ospedale o sul territorio. Per questo – ha concluso Dario – nei prossimi mesi saranno aggiornati i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali (PDTA) per tutte le principali patologie oncologiche attraverso il confronto con gli specialisti coinvolti nel percorso di cura quali ad esempio medici della chirurgia, medicina, ginecologia, senologia, radioterapia, protonterapia, medicina nucleare, pronto soccorso, cure palliative e medici di medicina generale».

 

Ad oggi l'Unità operativa multizonale di oncologia medica mette a disposizione 16 posti letto ordinari (nel 2015 i ricoveri ordinari sono stati 879) e 10 posti letto day hospital ( 688 ricoveri nel 2015). Le prestazioni ambulatoriali esterne nel 2015 sono state 10.349 mentre quelle interne 950.

 

Ad esprimere grande soddisfazione è stato anche l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Luca Zeni. «Il centro del nostro lavoro – ha affermato - sono le persone e ad alcune di esse dobbiamo un’attenzione particolare. Per questo esprimo il mio plauso per quanto previsto per il futuro dell’oncologia trentina, perché sono convinto che l’attenzione alle persone nella loro globalità fatta di vissuti, sentimenti, aspettative, emozioni possa portare benefici all’intero percorso di cura».

All’incontro è intervenuta Annamaria Marchionne, presidente della Consulta per la salute, che ha espresso «apprezzamento e condivisione per la decisione della direzione generale dell’Apss di riorganizzare il servizio oncologico trentino nella direzione auspicata dai pazienti e dai loro familiari in quanto questo tema, come quello più generale dell’umanizzazione della cure, rientra fra le priorità su cui la Consulta ha aperto il confronto con le istituzioni sanitarie.  L’esperienza della malattia oncologica e il vissuto dei pazienti devono far cogliere nuovi spunti per la costruzione di percorsi, di metodi, di valutazioni multidimensionali dei bisogni, di approcci terapeutici multidisciplinari condivisi. Questo concetto di cura pone la base verso un cambiamento che verte verso nuovi modelli e progetti di personalizzazione degli interventi come obiettivo prioritario dei professionisti e prevede risposte e azioni di cura integrate, in quanto colloca i bisogni della persona malata, sia fisici che psicofisici, al centro dell’azione di cura contribuendo a rendere migliori aspetti come l’umanizzazione e quindi la relazione con l’assistito. La presa in cura per intero della persona, la personalizzazione delle risposte e degli interventi, sono costituenti essenziali per la qualità di vita del paziente, ma anche un valido e concreto cammino di responsabilizzazione e di buona pratica clinica che deve accompagnare tutto l’iter della malattia».

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