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Il Castello di Pergine potrebbe diventare una "proprietà collettiva". E' partita la sottoscrizione popolare per l'acquisto: "Entro giugno serve un milione di euro"

L'idea è quella di dar vita a una fondazione. Denis Fontanari: "Dopo la gestione della famiglia Oss a cui siamo tutti grati, ora ci sentiamo in dovere di fare tutto il possibile per non cancellare, ma anzi per esaltare con nuove iniziative e collaborazioni, questa esperienza"

Di Carmine Ragozzino - 27 aprile 2017 - 11:25

TRENTO. Autentico, sobrio. E “deghirigorizzato”. Curioso termine, quest’ultimo, che vorrebbe sintetizzare e promuovere la genuinità storico-culturale del maniero.  Del castello di Pergine.

 

Gli aggettivi spiccano nella pubblicità in tre lingue del castello perginese. In stile minimal, senza enfasi alcuna, si richiama l’ospite, per lo più straniero, a visitare, albergare e mangiare dagli Oss. Eredi Oss con targa svizzera e cuore valsuganotto.

 

Autentico, sobrio, deghirigorizzato dunque il castello. Ma forse destinato, in un futuro prossimo, ad una proprietà per lo meno “inconsueta”. Sì, perché il castello di Pergine è in vendita. Ma c’è - qui sta la novità - chi non si rassegna alla prospettiva di vederlo finire in mani tanto danarose quanto ignote. Mani che potrebbero trasformarlo in “altro” da ciò che virtuosamente, discretamente, è stato per cinque lustri e più.

 

Altro” vuol dire che il castello è stato un punto di riferimento culturale per Pergine, per la Valsugana e per il Trentino pur senza godere di particolari attenzioni provinciali, (con la P maiuscola). Al castello s’è fatto e si fa reddito – come è naturale e legittimo se si guarda alla sua funzione di ospitalità piuttosto prestigiosa ma senza eccessi e alla sua particolare offerta gastronomica. Ma al castello si è fatta anche arte: mostre, letture,  incontri, performancese. Arte varia – l’ultima mostra è in corso da poco - in uno scenario di fascino e di suggestione. Arte, cultura e vitalità in un luogo simbolo.

 

Ecco perché per non perdere un patrimonio caro ai perginesi, ma non solo a loro, s’è messa in moto una buona volontà di gruppo: per ora un gruppo ristretto ma alquanto motivato.  Un gruppo che ha scelto di mettere in campo un azzardo. Calcolato, ma azzardo. E’ l’azzardo di far comprare il castello a quante più persone possibile. Tutte insieme, proprietà multipla. Quasi una favola.

 

E’, appunto, la sfida di una “proprietà collettiva” del castello di Pergine. Una collettività che avrà chances solo se riuscirà ad essere ampia, molto ampia. La proposta, appena partita, ha già raccolto una trentina di adesioni. Trenta portafogli che si sono già aperti.

 

Dopo settimane di lavoro necessariamente sottotraccia, è da qualche giorno uscito allo scoperto, dunque, il Comitato di perginesi che ambisce a guidare “l’operazione castello”. Passo dopo passo, il traguardo è arrivare alla creazione di una Fondazione per l’acquisto e la gestione del maniero.

 

Nel contempo è partita la sottoscrizione che da qui a giugno dovrà dare la misura della fattibilità dell’impresa. Da qui a giugno, infatti, si cercherà di raccogliere un milione di euro, vale a dire una solida base sulla quale far intervenire successivamente aziende e istituzioni per il “vero corpo” dell’affare. Un affare che ovviamente non è di poco conto. Al Comitato non danno cifre, ma non è difficile immaginare che il prezzo d’acquisto del castello, seppur trattabile, non sarà inferiore alla decina di milioni di euro. Sono soldi. Tanti soldi.

 

Ma il “quantum” ingente non sembra – per ora almeno- scalfire la fiducia di chi anima il comitato: Michele Andreaus, Silvio e Manuela Casagranda di Publistampa, Massimo Oss dell’Apt, Flavio Pallaoro (imprenditore e presidente di Pergine Spettacolo Aperto), Carmelo Anderle e Denis Fontanari, anima di Aria Teatro. Proprio Fontanari, che guida il sodalizio cultural-aggregativo che gestisce il teatro di Pergine, perora con fervore la “causa pubblica” nell’operazione castello.

 

Ma è una causa pubblica atipica per il Trentino e in qualche modo pionieristica anche per la nazione. In Trentino “pubblico” si identifica con “ente pubblico”, mamma Provincia e annessi finanziari. Qui “pubblico” – sottolinea Fontanari – sta per gente, volendo anche “popolo”. Insomma, l’offerta di sottoscrizione per la futura acquisizione del castello di Pergine si rivolge ai singoli – perginesi, valsuganoti e non – che hanno a cuore l’idea di una struttura che possa continuare ad essere una risorsa culturale di pregio.

 

Ma senza impiccarsi alla sola funzione culturale – dice Fontanari – mantenendo e semmai rilanciando anche attività che garantiscono l’economia del luogo”. Ecco allora che pur ancora in assenza della Fondazione si sa già che quest’ultima dovrebbe dare in gestione ristorazione e ospitalità curando invece in proprio la parte artistica.

 

Un’attitudine da potenziare, plasmandola in diverse forme e discipline. Ma tutto questo è di là da venire. Anche se è un “di là” dietro l’angolo. Le trattative, sottotraccia o meno, sono sempre trattative. I proprietari, gli illuminati svizzeri eredi Oss, sono attratti non poco dall’idea. Sono pronti a facilitare il sogno, l’ambizione. Ma la disponibilità è a tempo: dicembre.

 

E dunque pochi mesi. E mesi che impongono al Comitato per il castello di Pergine una certa frenesia nel cercare, agganciare e assicurarsi fondi. Le quote (quelle iniziali, quelle che devono portare al primo milione di euro) sono di tre tipi: agli “amici” del castello basteranno cento euro. Per essere “sostenitori” ce ne vorranno 300. Con mille si diventa “benefattori”.

 

Sul milione eventuale – cifra della serie “non  si scherza” – potranno, (ma meglio è dire dovranno), innestarsi i più sostanziosi apporti istituzionali e privati. Senza i quali per il castello “popular” non ci può essere futuro. O meglio, ma è meglio non pensarci, ci potrebbe essere un futuro di stravolgimento, di snaturamento nelle logiche della pura trasformazione commerciale.

 

“In questo quarto di secolo – spiega ancora Denis Fontanari – i gestori si sono fatti davvero in quattro, e non senza fatica, per far convivere reddito e cultura, per aprire il castello alle esigenze della comunità culturale. E noi di Aria Teatro, così come credo Psa e tanti altri, siamo loro grati. Ora ci sentiamo in dovere di fare tutto il possibile per non cancellare, ma anzi per esaltarla con nuove iniziative e collaborazioni, quella esperienza”.

 

Ci riusciranno? Nemmeno Merlino… Ma intanto la nascita del comitato, il percorso è avviato, va letta come un’inversione importante di rotta. Stavolta non  si è partiti dal rito rodato, (e malato), della ricerca dello sponsor politico ad uso di finanziamento provinciale. All’”alto” bisognerà guardare, ma partendo dal basso, da una comunità e dal suo eventuale senso di condivisione e di responsabilizzazione rispetto alla salvaguardia di un bene comune.

 

Il percorso, in definitiva, stavolta vale più del risultato.

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