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Via Madruzzo, domani la seconda fase dei lavori. Ecco la storia dell'asse storico cittadino e i dettagli dell'intervento

Il progetto mira a favorire la leggibilità urbana di un percorso che, dopo l'apertura del sottopasso alla ferrovia, è diventato il collegamento pedonale preferenziale tra la città e l'area delle Albere e il Muse

Pubblicato il - 05 febbraio 2017 - 18:45

TRENTO. Prenderanno il via domani i lavori di riqualificazione di via Madruzzo, sul lato a ovest dell'incrocio con via Giusti e via Rosmini, accanto al cimitero monumentale di Trento.

 

Il 7 novembre scorso era iniziato l'intervento sul lato est, in corrispondenza della fermata dell'autobus, che sarà terminato entro metà febbraio.

 

I lavori su via Madruzzo hanno come obiettivo la riqualificazione dell'asse storico che parte dai Tre Portoni in via Santa Croce e raggiunge Palazzo delle Albere. Il progetto mira a favorire la leggibilità urbana di un percorso che, dopo l'apertura del sottopasso alla ferrovia, è diventato il collegamento pedonale preferenziale tra la città e l'area delle Albere e il Muse.

 

La riqualificazione dell'arredo urbano in prossimità degli uffici del Servizio Funerario pertanto prevede la sistemazione della piazza a nord dell'edificio che fu Casa dei Frati custodi, attualmente occupata a parcheggio. La piazza di forma regolare antistante all'edificio sarà portata alla quota marciapiede con pavimentazione in lastre di porfido del Trentino a larghezze alternate.

 

Saranno quindi piantati nuovi alberi per prolungare il viale verso est. E' stata inoltre prevista la collocazione di una rastrelliera per le biciclette del bike sharing e–motion.

 

Sarà poi sistemato anche il tratto di viale tra gli ingressi al cimitero e l'attuale stanga di chiusura.

 

A completamento dei lavori della zona, ci sarà il proseguimento della pavimentazione in cubetti della strada fino al sottopasso della ferrovia in prossimità di palazzo delle Albere.

 

 

CENNI STORICI

 

L’asse di via Madruzzo vede la sua origine nella metà del XVI secolo come via di collegamento fra il borgo di Santa Croce e il palazzo suburbano delle Albere, elemento di altissimo rilievo architettonico nel panorama della città cinquecentesca, decisivo per lo sviluppo della parte meridionale della città .

 

Nel 1823 inizia a occuparsi del progetto del nuovo cimitero Giuseppe Pietro Dal Bosco, che dopo due anni di pratica alla Direzione pubbliche costruzioni di Innsbruck, è ingegnere aggiunto all'Ufficio tecnico del capitanato circolare (carica mantenuta fino al 1837 quando passa al Capitanato della Val Pusteria). Dal Bosco fa progetti per quasi tutte le strutture conventuali passate all'Erario pubblico, progettando nuove destinazioni, nell'ottica di una riorganizzazione dei servizi pubblici della città.

Dal Bosco riceve l'incarico per i progetti (1828-29) di due passeggi cittadini, sulle direttrici esistenti che dal Borgo Santa Croce fuori le mura portano dal Fersina attraverso i Tre portoni a palazzo delle Albere. Alternando paesaggi all'inglese a regolari e ordinate parti all'italiana, i due passeggi riprendono, uno la strada postale che da Verona porta in città per porta Santa Croce, l'altro l'antico passeggio cittadino cosiddetto alle Albere, per la presenza di due file di pioppi.

 

Quest'ultimo progetto, denominato da Dal Bosco "Campi Elisi alle Albere", prevede il recupero di una zona di antica espansione, centrata sul Palazzo cinquecentesco delle Albere, ridotto a casa colonica dopo un incendio del 1796, e in questa ipotesi adibito a funzioni pubbliche (quali bar, trattoria, salone delle feste, bagni), racchiuso in una gran piazza circolare, con da un lato gradinate di zolle come un antico anfiteatro, dall'altro un giardino definito alla romana con prato, laghi, ruscelli, boschi, cespugli e viali.

 

I progetti dei passeggi rimangono in sospeso, così come la questione del cimitero.

Già nel 1823 lo stesso Dal Bosco, dopo i rilievi effettuati nell'area in seguito all'inondazione, propone di cingere di mura il cimitero o in alternativa di trasferirlo nel terreno demaniale vicino alla chiesa di Santa Chiara (all'inizio dello stradone che porta alle Albere sulla strada per Verona).

 

Nel 1824 Dal Bosco redige il nuovo progetto e tratta per l'acquisto dei terreni circostanti, per poter regolarizzare la forma del campo santo esistente, col proposito di costruire il muro di cinta e una cappella in facciata all'ingresso principale e di realizzare il porticato inducendo le famiglie a erigere tombe private a loro spese. Questo progetto è approvato dal Governo e protocollato dal Magistrato Civico il 21 aprile 1825.

I lavori del Cimitero iniziano nel 1826, con ingresso dallo stradone delle Albere, secondo il progetto del 1824 dell'ingegner Dal Bosco. Nell'agosto dello stesso anno sono terminati i muri di cinta, ma senza i porticati.

Il Cimitero è inaugurato nel 1827. Per mancanza di fondi si rinuncia alla grande piazza antistante l'ingresso e ai suoi edifici, nonché allo stesso ingresso monumentale. Le guide ottocentesche della città lo inseriscono tra gli itinerari fuori le mura.

Già in quegli anni viene quindi sollevato il dubbio che l'estensione prevista dal Dal Bosco non sia sufficiente ai bisogni di una città come Trento.

 

Con il passaggio della nuova linea ferroviaria, inaugurata nel 1858, l’asse di collegamento fra città storica e Palazzo delle Albere viene definitivamente interrotto: a partire da tale data tutti i progetti e le realizzazioni successive si concentreranno su ambiti specifici, rompendo l’unitarietà dell’antico tracciato. In particolare il raddoppio del cimitero avvenuto nel 1889 ed i vari progetti di ingresso al Campo Santo (nei quali compare anche la casa dei custodi), hanno trasformato questa parte di via Madruzzo in viale cimiteriale.

 

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