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Molotov all'università, il direttore del laboratorio: "Ci occupiamo di matematica industriale e crittografia. Fortunatamente l'edificio era vuoto"

All'alba della notte tra venerdì e sabato un incendio doloso si è sviluppato dal laboratorio del dipartimento di matematica e fisica. Non è raro trovare studenti e ricercatori impegnati anche a quell'ora. Anche il consiglio degli studenti si unisce alla solidarietà e condanna l'atto 

Di Luca Andreazza - 09 April 2017 - 07:01

TRENTO. "Sono un po' frastornato da quanto successo. Non si respirava un clima di preoccupazione e resto interdetto davanti a questi avvenimenti, non riuscendo a capire quali siano le motivazioni che spingono a fare questi atti", queste le parole di Massimiliano Sala, professore di algebra e direttore del laboratorio di crittografia. Questo il suo commento rispetto all'attacco incendiario avvenuto alla facoltà di Scienze in via Sommarive, a Povo, nella notte tra venerdì e sabato

 

I carabinieri stanno indagando sugli autori dell'incendio doloso e non escludono la matrice anarchica e bisognerà attendere per capire realmente i danni occorsi alla struttura, almeno fino a lunedì sera, quando si chiuderà l'intervento di sanificazione del dipartimento. I primi dettagli evidenziano che le fiamme sono state circoscritte per il pronto intervento del corpo dei Vigili del fuoco, che sono state danneggiate diverse apparecchiature e il fumo e la fuliggine hanno invaso tutto l'edificio arrivando fino al terzo piano.

 


Fortunatamente non si registrano feriti in quanto il laboratorio in quel momento, il tutto è successo intorno alle 4 di notte, era vuoto: "Una vera fortuna - commenta il direttore - non è raro che qualche ricercatore a quell'ora si trovi nell'edificio. Gli studenti spesso si appassionano oppure vogliono rispettare determinate scadenze e quindi non è così inusuale trovare qualcuno in laboratorio a notte inoltrata oppure di primo mattino. Spero che, chiunque abbia compiuto il gesto, se avesse visto le luci accese si sarebbe fermato".


All'esterno del laboratorio è apparsa la scritta 'Cryptolab ricerca per la guerra' e ciclicamente affiorano voci secondo le quali l'Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler collaborerebbero con enti e realtà internazionali per la messa a punto di armamenti e congegni bellici. Leggenda o verità? Il laboratorio di cosa si occupa? "Si tratta - spiega - di un laboratorio di matematica industriale e crittografia fondato nel 2010 e rientra nella sfera del dipartimento di matematica e fisica. Le attività includono stage, progetti di ricerca e sviluppo con aziende, organizzazione di corsi per professionisti e imprese, senza dimenticare le attività di divulgazione, mentre non posso parlare per Fbk".

 

Il laboratorio organizza inoltre corsi intensivi affrontando diversi argomenti come cloud computing, e-commerce, online-banking, posta elettronica certificata, cellulari anti-intercettazione, ma "le attività principali - aggiunge - riguardano gli aspetti più teorici come sviluppare algoritmi più sicuri per i pagamenti elettronici, protezione della privacy sulle app, la sicurezza negli scambi bancari, cifrari del protocollo, autenticazioni, cifrari del protocollo Ssl/Tls, i dati su chiavette Usb e biometrica. Tutti i progetti e i contratti inoltre devono essere approvati dal dipartimento e i soldi vengono usati per finanziare le borse di studio degli studenti e viste le difficoltà nel reperire fondi per la ricerca, è un settore importante".

 


Un atto certamente ingiustificabile, un ennesimo episodio da condannare, che vede l'Università di Trento nel mirino, dopo le scritte che hanno imbrattato i bagni di Sociologia e l'incontro sul Cyber-bullismo saltato per il “rischio e la possibilità di incorrere in gesti violenti e scontri ingiustificati all'interno di un luogo del Sapere come l'Università”. C'è da dire che sul sito ufficiale del dipartimento di matematica appare nella scheda riferita al laboratorio industriale la scritta 'crittografia per uso militare'. "Le nostre attività di formazione - conclude Sala - sono aperte alle aziende e all'amministrazione pubblica, compreso membri della Difesa, questo l'unico tenue collegamento che mi viene in mente come movente di un gesto tanto ingiustificabile".   

 

E dopo le ferme condanne e la piena solidarietà piovute nelle ore successive all'atto dal rettore Paolo Collini al governatore Ugo Rossi, anche gli studenti si uniscono allo sdegno per quanto successo: "Vedere un luogo della conoscenza come Povo - dice Federico Crotti, presidente del consiglio degli studenti, l'organo di coordinamento della rappresentanza dell'ateneo - dato alle fiamme rappresenta un simbolo terribile di violenza. Chi attacca gli spazi universitari attacca in primis gli studenti che li vivono ogni giorno. Per questi motivi il nostro pensiero non può che andare agli studenti, ai ricercatori e ai docenti di fisica e di matematica".

 

 

 

 

 

 

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