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"Puzzi e porti il velo", nessuna denuncia. Questione risolta dalle famiglie

Lunedì una 14enne è stata insultata e spintonata da due sue coetanee e una mamma era intervenuta in suo soccorso. "L'atto di bullismo - spiega - non è stato denunciato alle forze dell'ordine ma risolto civilmente con un incontro tra le famiglie e il corpo docente. Condannare le due ragazze per sempre sarebbe stato sbagliato"

Di Luca Pianesi - 07 ottobre 2016 - 17:38

ROVERETO. Nessuna denuncia. Il brutto atto di bullismo che si era verificato lunedì pomeriggio a Rovereto e che aveva visto coinvolta una ragazzina di 14 anni che portava il velo e due sue coetanee italiane che l'avevano spintonata e presa in giro ("puzzi e porti il velo perché hai i pidocchi", le avevano gridato rompendole gli occhiali) si sarebbe risolto nel migliore dei modi. Le tre famiglie si sono infatti incontrate e hanno sistemato le cose "in maniera civile, abbastanza serena e adulta". A spiegarcelo la mamma che era intervenuta per separare le bambine e per accompagnare a casa quella vittima delle altre due. Carlotta infatti ha spiegato che "la famiglia mi ha contattato dopo pranzo. E non c'è stata nessuna denuncia. Hanno risolto la situazione civilmente. Detto questo mi è stato chiesto di mantenere il riserbo riguardo le loro decisioni e il risultato del loro incontro con le altre due famiglie e il corpo insegnanti".

 

L'evento ha destato stupore e rabbia e sono stati tantissimi i commenti e le prese di posizione sull'accaduto. E tutti ci hanno chiesto di capire come sarebbe andata a finire la vicenda. Abbiamo quindi ricontattato Carlotta che su Facebook ha aggiunto: "I genitori della ragazza sono grati che l'episodio abbia colpito e sensibilizzato, ma detto questo hanno deciso di non denunciare, perché questo episodio, ripeto, è stato risolto nel miglior modo possibile per le 3 famiglie e con le proprie conseguenze e non sta a nessuno giudicare le loro scelte e sopratutto pretendere di sapere quali esse siano. Detto questo - ha proseguito nel suo post -. Mi spaventa il fatto che in molti avrebbero messo le mani addosso alle due minori, che per quanto abbiano avuto un atteggiamento e un comportamento inaccettabile certo non si meritavano la punizione dell'occhio per occhio".  

 

"#NoAlBullismo vale sempre, ma non si può condannare due 14enni per una vita per un errore commesso da giovani additandole come bulle all'infinito. Tutti hanno diritto al perdono e a una seconda possibilità. Tutti sbagliano, ma chiedere scusa e perdonare, questo sì che rende il mondo migliore". Sulla vicenda specifica quindi possiamo mettere la parola "fine" (come ha anche scritto Carlotta aggiungendo che tutti i soggetti coinvolti nella vicenda non hanno intenzione di aggiungere altro, anzi) certi del fatto che comunque un tale clamore mediatico avrà fatto riflettere tutti sulla questione. Ricordando, però, che il bullismo esiste eccome. Secondo i dati Istat 2015 (riferiti al 2014), "poco più del 50% degli 11 - 17enni in Italia ha subito qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti. Il 19,8% - prosegue lo studio - è vittima assidua di una delle tipiche azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale. Hanno subito ripetutamente comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti più i ragazzi 11-13enni (22,5%) che gli adolescenti 14-17enni (17,9%); più le femmine (20,9%) che i maschi (18,8%). Tra gli studenti delle superiori - conclude lo studio - i liceali sono in testa (19,4%); seguono gli studenti degli istituti professionali (18,1%) e quelli degli istituti tecnici (16%)". 

 

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