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Rapina a mano armata, il gioielliere Mosele: "E' entrato con la pistola in mano e a volto scoperto. Ci ha minacciati e chiusi in uno stanzino"

Parla il titolare della gioielleria che questa mattina è stata rapinata da un uomo. "Era italiano. Aveva un berrettino ed era molto agitato. Lo abbiamo assecondato e poi c'ha chiuso dentro il negozio". Ora è caccia all'uomo

Massimo Mosele dell'omonima gioielleria
Di Luca Pianesi - 10 giugno 2017 - 19:11

TRENTO. "E' entrato armato di pistola e a volto scoperto anche se indossava un berrettino. Un uomo di nazionalità italiana con accento del sud. Era molto agitato. C'ha fatto aprire la cassaforte e poi c'ha chiusi in uno stanzino". E' ancora un po' sotto shock Massimo Mosele, quando esce dalla gioielleria di cui è proprietario, dopo che questa mattina è stato rapinato. Una rapina a mano armata durata pochi secondi, pochi minuti, che però per chi si trovava all'interno del negozio sono parsi attimi interminabili. Tra loro anche un bambino di 10 anni che è stato molto bravo, ha mantenuto la calma come le altre tre persone, un negoziante e due clienti, che alle 10 si trovavano all'interno del negozio di via Matteotti

 

Le saracinesche si sono aperte, come tutti i giorni alle 9 del mattino. Intorno alle 10 l'ingresso dell'uomo armato. "Siamo stati noi a tranquillizzare lui - racconta Mosele - è entrato con pistola alla mano e c'ha subito detto che era una rapina. Noi gli abbiamo detto di stare calmo che avremmo fatto quello che ci diceva. Ha chiesto della cassaforte e noi gliel'abbiamo aperta prendendo contanti e gioielli. Poi ha preso le chiavi del negozio. C'ha fatti entrare nello stanzino dietro al bancone e, infine, ha chiuso a chiave l'ingresso della gioielleria prima di scappare". 

 


 

Le tre persone e il bambino sono quindi rimasti chiusi nel negozio finché le forze dell'ordine, che si sono subito messe sulle tracce dell'uomo con un notevole dispiegamento di forze, tra polizia locale, polizia e carabinieri, non hanno ritrovato uno zainetto in via Bezzi con dentro le chiavi del negozio. L'uomo, infatti, una volta uscito dalla gioielleria avrebbe risalito via Matteotti per poi attraversare Parco Caserma Duca d'Osta, via Veneto e i "Casoni" che sono ricompresi proprio tra via Veneto e via Bezzi. L'uomo, da quanto riferito, sarebbe stato "intercettato" dalla polizia locale proprio all'altezza del Parco e all'alt degli agenti avrebbe estratto l'arma rivolgendo delle minacce in italiano. Poi ha fatto perdere le sue tracce. Le forze dell'ordine hanno perlustrato la zona, da Maso Ginocchio al Cimitero ma l'uomo s'era già volatilizzato.

 


 

Nel frattempo in via Matteotti è arrivata la polizia scientifica che ha isolato le impronte dell'uomo prestando particolare attenzione alla maniglia interna della porta d'ingresso sicuramente toccata dal criminale. "Ci sono le telecamere - ha concluso Mosele - e i filmati li abbiamo già dati alle forze dell'ordine. Siamo qua da oltre 30anni e non c'era mai capitata una cosa del genere. Per fortuna è andata bene e nessuno si è fatto male".  

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