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Ritrova la bici rubata in vetrina e chiama la polizia. Moser Cicli: "Non c'entriamo nulla"

La bicicletta era scomparsa nelle scorse settimane, il ladro ha abbandonato il veicolo in un giardino privato. Moser Cicli: "C'è stata consegnata da un nostro cliente abituale e fidato. Abbiamo agito in buonafede. I continui furti in realtà rovinano gli affari: difficile vendere bici nuove"

Di Luca Andreazza - 17 February 2017 - 08:04

TRENTO. A prima vista può sembrare una trama moderna del capolavoro del neorealismo cinematografico italiano 'Ladri di Biciclette', firmato dal regista Vittorio De Sica. Su Trento scende la sera di martedì 15 febbraio e intorno alle 19 avviene un curioso fuoriprogramma al Moser Cicli in via Calepina. Una signora passa davanti alla vetrina del negozio e viene colta da déjà vu: il campanello, la forma e il colore le ricordano qualcosa. Osserva meglio e riconosce la sua bicicletta, rubata qualche settimana prima. "La bicicletta ci è stata consegnata nei giorni scorsi da un nostro cliente abituale e fidata - spiegano Michele e Daniele Casatta, i giovani titolare della bottega storica, operativa dal 1933 - che dopo averla vista abbandonata nel proprio giardino e senza lucchetto per diverso tempo è passato per ripararla, ma dopo aver valutato la spesa eccessiva, ha acquistato un mezzo nuovo. Dopo averla regolarmente registrata, l'abbiamo sistemata per metterla in vendita. Siamo stati ben contenti di restituire la bici". Un caso più unico che raro.

 

La signora ha quindi allertato le forze dell'ordine e dopo le opportune verifiche si è riappropriata del proprio veicolo.
Il ladro ha rubato la bici e dopo averla usata, l'ha abbandonata nel giardino del nostro cliente affezionato. La signora si è scusata per i toni, ma ribadiamo che abbiamo agito in totale buonafede: se fossimo stati a conoscenza che il veicolo era rubato, non l'avremmo chiaramente accettato e soprattutto non l'avremmo esposto. La dimostrazione della nostra estraneità ai fatti risiede nell'evidenza che abbiamo mantenuto la bicicletta così come ci è stata consegnata, salvo alcune riparazioni necessarie per venderla. Il giro d'affari è inoltre relativo, in quanto abbiamo pagato 50 euro per ritirare il mezzo e l'abbiamo messo in vendita a 90 euro, giusto per rientrare della manutenzione. Ci teniamo a ringraziare le forze dell'ordine per la comprensione e i modi, aiutandoci a confermare la nostra innocenza.

 

Il mercato delle bici rubate è sempre florido. Si tratta di un caso isolato? Come vi comportate in queste situazioni?

Gestiamo questo punto da maggio 2015 e la prassi è quella di ritirare l'usato dal cliente per verificare la possibilità di riparare e vendere la bici oppure quantomeno recuperare qualche pezzo di ricambio prima di portare il mezzo al Crm. Ogni tanto può capitare qualche consegna oppure richiesta anomala per la quale ci attiviamo per fare luce. Una volta, per esempio, ci è capitato il tentativo di consegna di una bicicletta dal valore elevato, intorno ai 2.000 euro: ovviamente questo caso era molto sospetto e inoltre abbiamo riconosciuto la bicicletta di un nostro cliente dal telaio e da un raggio particolare, solo il colore era diverso: un professionista aveva riverniciato il telaio accuratamente, probabilmente utilizzando un pennello. Purtroppo episodi simili possono succedere: ogni tanto si presenta qualche tossicodipendente oppure qualche extracomunitario interessato a vendere una bicicletta usata. In genere cerchiamo sempre di tergiversare e prendere tempo per consentire alle forze dell'ordine di raggiungere il posto. Non ci muoviamo mai direttamente perché non si può mai accusare qualcuno e inoltre non si può mai sapere la reazione della persona che si ha di fronte.

 

Quale potrebbe essere una soluzione per intercettare il flusso di queste bici rubate?

Le autorità potrebbero creare un database oppure una app dove vengono caricate le caratteristiche e le foto della bicicletta rubata e denunciata. Noi registriamo tutte le biciclette che transitano nel nostro negozio, quindi prendiamo nota delle caratteristiche tecniche, il numero di telaio, il colore e altri aspetti. Se ci fosse un supporto telematico capace di incrociare questi dati, probabilmente emergerebbero altre bici sottratte al legittimo proprietario che si potrebbero restituire. La signora in questo caso è stata fortunata a riconoscere il veicolo in vetrina, ma se la bici fosse stata consegnata in un altro punto vendita più lontano oppure avessimo operato un restyling più aggressivo magari non l'avrebbe riconosciuta e quindi non avrebbe recuperato niente. 

 

Questi furti aiutano i negozi a vendere qualche bici in più?

Al contrario. Diversamente da quanto si può pensare, questi continui furti mettono in difficoltà gli esercenti stessi. E' sempre più difficile vendere biciclette nuove e anche l'usato è un po' in contrazione: la gente ha paura di comprare un mezzo che poi può essere rubato in qualunque momento. 

 

Quale può essere un deterrente per evitare un furto oppure per riconoscere il proprio mezzo una volta taccheggiato? 

I consigli sono un po' sempre gli stessi: comprare un lucchetto resistente e perdere cinque minuti in più per legare il mezzo bene oppure portarla in un luogo sicuro. Un altro deterrente può essere certamente quello di sfruttare l'opportunità di targare la bici, mentre alcuni vecchi trucchi sono quelli di praticare un segno sul telaio e mettere un biglietto con il proprio nome all'interno del manubrio oppure nel tubolare sotto il sellino, così in caso di ritrovamento diventa più facile riconoscere il mezzo. Obbligatorio poi fotografare la bici e in caso di furto prendersi il tempo di fare denuncia in centrale: i più coraggiosi possono invece fare un giro in piazza Santa Maria Maggiore oppure in piazza Dante, tante bici sono abbandonate o utilizzate in quei luoghi.

 

 

 

 

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