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Suicidio in carcere a Trento. Aveva dato fuoco al distributore a Rovereto. Sappe: "Una sconfitta per lo Stato"

La Procura di Trento ha aperto un fascicolo. L'uomo si sarebbe tolto la vita nella notte senza che nemmeno il suo compagno di cella si accorgesse di nulla

Pubblicato il - 17 December 2016 - 19:57

TRENTO. La scorsa notte si è suicidato in carcere il 35enne della Vallagarina, arrestato martedì scorso con l’accusa di aver dato fuoco al distributore di benzina Eni Agip di via Cavour a Rovereto, distrutto dal rogo attorno alle 2.30 di notte. L'uomo aveva sparso sul piazzale 160 euro di benzina dandole poi fuoco.

 

Al momento dell'arresto le forze dell'ordine lo avevano definito "poco lucido". Mercoledì mattina l'uomo era comparso in aula al tribunale di Rovereto. Per lui era prevista la direttissima. Il suo legale ha quindi chiesto il rito abbreviato e il tempo necessario a produrre documentazione sullo stato di salute dell’imputato.

 

Da quanto si apprende, il suicidio sarebbe avvenuto nel cuore della notte, in maniera molto rapida, senza che gli altri detenuti (nemmeno il suo compagno di cella che stava dormendo) e i sorveglianti se ne accorgessero. La procura di Trento, come di prassi, ha aperto un fascicolo. Si riapre, così, il dibattito sulla carenza di personale del corpo di guardia segnalato anche a noi de il Dolomiti dai sorveglianti durante la vista che avevamo fatto assieme ai giornalisti delle altre testate in occasione dello spettacolo teatrale organizzato dai carcerati. 

 

“A sole 24 ore dalla morte di un altro ristretto, nel carcere di Monza, suicida dopo essersi impiccato in cella con una cintura, questa notte a Trento un altro detenuto italiano, di 35 anni, si è tolto la vita”, scrive in una nota Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

“L’uomo era ristretto in una cella dell’Infermeria – scrive il sindacato - ed era indagato per avere appiccato un incendio. Ha deciso di farla finita con un lenzuolo. Il pur tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari non ha potuto scongiurare questa ennesima tragedia in un carcere italiano”.

 

“Un detenuto che si toglie la vita in carcere è sempre una sconfitta per lo Stato”, prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria. “Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza”. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. “Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 20mila tentati suicidi – 20.263 - ed impedito che quasi 142mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, conclude Capece. “Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante, nonostante la Polizia Penitenziaria vi operi quotidianamente con professionalità ed umanità e le polemiche sterili e strumentali di taluni”

 

 

 

 

 

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