Contenuto sponsorizzato

In Trentino sono arrivati 25 nuovi migranti. Sui nuovi Cie l'assessore Luca Zeni possibilista: "Servono regole e tempi certi"

Con questi ultimi arrivi, i richiedenti protezione internazionale accolti in Trentino, compreso lo Sprar, sono 1456. I nuovi Cie proposti dal Governo sarebbero dei piccoli centri, posizionati fuori dai luoghi urbani, dove le persone starebbero per poco tempo prima di essere rimpatriate. "La chiave di tutto sono gli accordi bilaterali con gli altri Paesi per facilitare il rimpatrio" spiega Zeni

Di G. Fin - 05 gennaio 2017 - 13:05

TRENTO. Mentre è in atto la discussione su un nuovo possibile piano del Governo per la gestione dei profughi con la creazione in ogni regione di piccoli Cie (Centri di identificazione ed espulsione) e allo stesso tempo si attende l'importante firma di un accordo con la Libia a cui si dovrebbe arrivare nei prossimi giorni per frenare le attraversate dei migranti, in Trentino proprio in queste ore sono arrivati altri profughi.

 

A confermalo sono l'assessore provinciale Luca Zeni e Cinformi, la struttura che per la Provincia di Trento gestisce l'accoglienza. Le persone arrivate in queste ore e sistemate nelle strutture di accoglienza trentine sarebbero 25, tutte sbarcate in Sicilia a seguito di una traversata del Mediterraneo. Con questi ultimi arrivi, i richiedenti protezione internazionale accolti in Trentino, compreso lo Sprar, sono 1456.

 

Una questione che nella nostra provincia continua a far discutere e a dimostrarlo sono anche le dure prese di posizione di questi giorni di alcuni assessori comunali di Campitello di Fassa che su Facebook, riferendosi ai migranti, avrebbero scritto “serve la mazza”.

 

Per quanto riguarda, intanto, il nuovo piano dei migrati a cui il Governo starebbe pensando con la possibilità di Cie (Centri di identificazione ed espulsione) in tutte (o quasi) le regioni, a dirsi possibilista per l'apertura di una struttura simile in Trentino “con regole precise” è l'assessore Luca Zeni.

 

Cosa ne pensa dell'idea arrivata dal Governo di apertura di mini-Cie su tutto il territorio?

 

“La prima cosa che devo specificare è che a noi non è arrivata alcuna richiesta e non abbiamo quindi discusso l'argomento in Giunta. Io personalmente il ragionamento che faccio è che questa misura si colloca all'interno di un quadro complessivo di rispetto delle regole. Quando discutiamo del fenomeno profughi non può esserci una 'gamba' sola”.

 

Quali sono queste due “gambe” che tengono in piedi l'accoglienza?

 

“Prima ancora dei ragionamenti che sono stati fatti a livello nazionale con l'Anci, noi abbiamo lanciato l'idea di un modello di piccoli nuclei di accoglienza diffusi sul territorio perché è l'unico modo che può garantire integrazione, accoglienza e accettazione. Quindi noi ci siamo assunti l'onere di elaborare questo modello, una prima gamba, e di portarlo avanti”.

 

Questa è la prima “gamba” e la seconda quale dovrebbe essere?

 

“L'altra 'gamba' se vogliamo che il sistema tenga a livello operativo ma anche sociale è quella rappresentata dal sistema di regole. Chi non è dentro a questo sistema deve avere le conseguenze del caso. Si rischierebbe una diffusione del senso di ingiustizia. In particolare per i profughi il tema è che chi non ha il riconoscimento dello status ed ha il foglio di via, deve lasciare il territorio. C'è un sistema di regole e questo deve funzionare”

 

Regole che potrebbero essere maggiormente rispettate con la costituzione in tutte le regioni di Cie?

 

“A mio parere la linea del ministro Minniti è corretta. Serve dare un segnale forte nell'elaborazione di strategie complessive. Sono di fondamentale importanza gli accordi bilaterali che si stanno portando avanti e che consentirebbero maggiori rimpatri. Se questi ci sono, i Cie sono coerenti con il disegno che si vuole portare avanti. Se invece mancano gli accordi con gli altri Paesi si rischia solamente di creare dei campi sovraffollati dove far rimanere a lungo le persone”.

 

Come dovrebbero essere questi Cie?

 

“Come è stato detto, avere dei centri Cie piccoli vicino agli aeroporti per una permanenza breve delle persone al loro interno prima del rimpatrio. Questo darebbe un segnale che le regole ci sono e vengono rispettate. Consentirebbe anche indirettamente di favorire il riconoscimento di chi è qui in maniera regolare e si trova in un alveo di regole rispettate”.       

 

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 23 ottobre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
24 October - 09:54
La Cgia di Mestre ha elaborato i dati sui lavoratori che non hanno ancora fatto il vaccino contro il Covid-19. La percentuale più alta si registra [...]
Cronaca
23 October - 17:55
L'incendio in un maso a Rio Bianco in Val Sarentino è scoppiato il 10 ottobre, due persone erano finite in ospedale. Ora la decisione di [...]
Cronaca
24 October - 12:53
La presa di posizione dell'Anpi che spiega:  "Molte di queste provocazioni sono attuate da gruppi di chiara matrice neofascista e [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato