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Un'esplosione spettacolare, il 'sasso della discordia' parzialmente demolito. Il 17 settembre altra carica di esplosivo

150 chilogrammi di esplosivo posizionati in 50 fori scavati nella roccia profondi 10 metri. evacuate 140 persone. La Protezione civile: "Tutto secondo i piani"

Di Donatello Baldo - 03 settembre 2017 - 19:17

MORI. La sirena ha emesso tre urli, l'annuncio'dell'imminente scoppio. Il diedro, il sasso delle polemiche che ha diviso un'intera comunità, l'ammasso roccioso che per secoli ha guardato Mori dall'alto è stato parzialmente abbattuto. La sua parte superiore è stata sbriciolata dai 150 chilogrammi di esplosivo posizionati in 50 fori scavati nella roccia profondi 10 metri

 

Un boato, una nuvola di fumo e polvere, una scarica di sassi scivolata rumorosamente su quel che resta delle fratte. Il bosco sottostante è stato invaso velocemente dai detriti che scivolano veloci, alcuni massi sfuggono giù verso il vallo tomo rotolando e rimbalzando sul terreno.

 

 

Tutti i moriani col naso all'insù, chi dalla finestra di casa chi per strada, affollando i luoghi in cui la visuale è migliore. Tutti con il cellulare in mano per immortalare l'evento, lo scoppio tanto atteso, la deflagrazione del sasso più famoso del Trentino, su cui si sono espressi esperti e tecnici, politici e amministratori. 

 

Alle 12.30 il lungo urlo della sirena annuncia il cessato pericolo. Le persone che sono state evacuate, 240 cittadini delle zone di via Teatro, vicolo Prearua, Zochel e qualche civico di via Viesi, possono tornare a casa. Su 240 solo in 15 hanno usufruito del centro di accoglienza allestito dalla Protezione civile e gestito dai Nu.Vol.A

 

Fin dalle prime ore della mattina un continuo passaggio di mezzi dei Vigili del Fuoco e della Protezione civile. Un elicottero ha iniziato a sorvolare la zona alle 7, la macchina organizzativa ha cominciato prestissimo la sua attività. 

Le persone accompagnate fuori dalla zona rossa, area che alle 9 è stata sigillata, controllata in tutto il suo perimetro presidiata dalle forze dell'ordine con l'ausilio dei corpi dei Vigili del fuoco di Mori, Villa Lagarina, Isera, Ronzo-Chienis, Brentonico, Ala, Nogaredo e Besenello.

 

Tra gli 'sfollati' anche Elio Bertolini, uno dei protagonisti della battaglia che ha contrapposto i residenti all'amministrazione che non voleva la devastazione delle Fratte. L'anziano, ripreso durante l'operazione di evacuazione si autodefinisce ironicamente "profugo"

 

"Intervento perfettamente riuscito - dicono l'assessore Tiziano Mellarini e il governatore Ugo Rossi - un grazie non solo ai tecnici e ai volontari che hanno pianificato e gestito l'operazione, ma anche all'amministrazione comunale ed ai cittadini che hanno collaborato con grande impegno per assicurare il massimo livello di sicurezza pubblica".

 

Anche il sindaco Stefano Barozzi è soddisfatto, anche per lui tutto è andato per il meglio, anche per il comandante dei Vigili del fuoco di Mori Mauro Maltauro: "Tutto secondo i piani. Certo - ammette il comandante - dispiace che al centro di accoglienza si siano recate così poche persone, un maggior afflusso sarebbe servito anche a perfezionare la macchina dei soccorsi, tararla per le emergenze maggiori". 

 

"La demolizione di questa prima parte del diedro, confermano i tecnici, è riuscita perfettamente", spiega la Protezione civile, che in qualche modo si prende qualche rivincita su chi metteva in dubbio la necessità della costruzione del vallotomo: "Alcuni grossi massi sono stati trattenuti proprio dal vallotomo appositamente realizzato, dettaglio - commenta l'assessore Mellarini - che conferma la bontà della scelta adottata dopo un accurato studio della situazione della parete pericolante".

 

Qualcuno però non è convinto che i risultati siano quelli ipotizzati: "Sembra che il diedro sia più stabile di quel che si pensava - spiega Ressegotti, il tecnico del comitato DaVicoloaVicolo - e sembra che le reti di contenimento siano state danneggiate. Ora il rischio è paradossalmente più elevato". 

 

I residenti che tanto si sono battuti contro la distruzione delle fratte dicono "avevamo ragione noi: i due sassi caduti sarebbero stati fermati dalle stesse fratte e comunque se si fosse optato per un altro tutpo di demolizione non ci sarebbe stato tutto questo, il vallotomo, la spianata delle fratte, i detriti sul bosco e sui sentieri".

 

La prossima esplosione domenica 17 settembre. Con quest'ultima operazione i lavori di demolizione saranno conclusi. 

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