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Vallo-tomo, la Provincia presenta il conto ai manifestanti. 70 mila euro per le spese di guardia armata del cantiere

La richiesta in una determina del dirigente del Servizio prevenzione rischi della Pat: "L’appaltatore non ha potuto operare a causa dell’occupazione del cantiere da parti di chi manifestava contro l’intervento"

Pubblicato il - 03 ottobre 2017 - 17:53

MORI. Anche la protesta ha un prezzo e a chiedere il conto, in questo caso, è la Provincia autonoma di Trento attraverso una determina del dirigente del Servizio prevenzione rischi Vittorio Cristofori. Chi è stato denunciato per le manifestazioni contro la costruzione del vallo-tomo si dovrà accollare i costi dei ritardi.

 

"Dal dicembre 2016 fino al 25 gennaio 2017 compreso - scrive Cristofori - l’appaltatore non ha potuto operare a causa dell’occupazione del cantiere da parti di chi manifestava contro l’intervento in oggetto, impedendo di fatto l’esecuzione delle lavorazioni previste".

 

E siccome il sindaco Stefano Barozzi ha presentato querela nei confronti di tre persone "per interruzione di pubblico servizio, invasione dei terreni e quant’altro l’autorità giudiziaria ritenga di ravvisare", anche se non sono stati condannati a pagare, secondo una logica tutta da dimostrare, dovranno essere queste tre persone.

 

Il rimborso di quanto ha speso la Provincia si rende necessario, secondo Cristofori, perché "a seguito della situazione delicata venutasi a creare, anche sulla base delle informazioni messe a disposizione dalle Forze dell’ordine in merito, si è ritenuto necessario organizzare un sistema di guardiania armata relativo al cantiere al fine di consentire la regolare esecuzione dell’intervento".

 

Il servizio di guardiania è stato regolarmente svolto dalla Cittadini dell’Ordine srl, impresa contattata dalla Misconel srl, la ditta costruttrice. Successivamente la ditta ha chiesto alla Provincia il ristoro degli oneri sostenuti pari a 66.923,28 euro.

 

Oltre a questa spesa la Misconel ha provato a chiedere alla Provincia un 15% in più a titolo di spese generali e il 10% in più a titolo di utile d’impresa. Ma la richiesta non è stata accolta "in quanto tali incrementi di spese non sono giustificabili in quanto l’impresa non ha sostenuto oneri specifici in più rispetto a quelli documentati in merito".

 

Ai 66.923,28 euro si devono aggiungere altri soldi. "L’appaltatore, a causa della condotta dei manifestanti che si opponevano ai lavori occupando l’area di cantiere, ha subito altri disagi complessivamente di 21.923,62 euro, suddivisi in spese generali infruttifere (6.233,48 euro), mancato utile (8.311,16 euro), mancato ammortamento (3.161,19 euro), manodopera inattiva (4.217,79 euro)".

 

"Appare necessario che l’Amministrazione provinciale si attivi al fine di ottenere il ristoro delle spese necessarie", scrive nero su bianco il dirigente del servizio. Ora toccherà alla Giunta provvedere con una delibera.

 

 

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