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Vallotomo, la polizia in tenuta antisommossa militarizza la zona e allontana i cittadini che protestano. Ripartono i lavori

Questa mattina - sotto scorta - sono ripartiti i lavori della strada di accesso al vallotomo. Un centinaio di agenti a presidiare il cantiere. Stasera proteste davanti al comune e sabato una fiaccolata

Di Donatello Baldo - 26 gennaio 2017 - 14:02

MORI. Alcuni se lo immaginavano, altri non avrebbero mai immaginato che la prova di forza potesse arrivare la mattina successiva all'assemblea che si è tenuta all'Auditorium del Comune in cui geologi e ingegneri hanno presentato la validità delle alternative al vallotomo.

 

Ma il giorno dell'inizio forzoso dei lavori è questo: la polizia si è presentata in assetto antisommossa, i residenti e la Tribù delle Fratte sono stati allontanati e la ditta Misconel ha acceso le ruspe per spianare la strada all'opera che tanto ha fatto discutere la borgata di Mori.


"Come tutte le mattine ci siamo presentati ai cancelli - afferma un residente - poi abbiamo visto qualche movimento strano, alcune persone che si aggiravano nei dintorni in borghese, e verso le 9 si sono materializzati in decine e decine i poliziotti". Non c'è stata resistenza, né attiva né passiva. "Ci hanno allontanati - spiegano coloro che erano presenti - e subito dopo hanno letteralmente militarizzato la zona, bloccando ogni accesso e posizionandosi di traverso con i furgoni cellulari"

 

Sul posto circa un centinaio di agenti del reparto mobile di Padova, oltre ai vertici della questura di Trento. Ogni strada che porta ai terrazzamenti è bloccata e presidiata, i lavori - sotto scorta - riprendono da dove erano stati interrotti. Un gruppo di cittadini si aggrega poco distante da uno degli accessi: "Una vergogna, un dispiegamento di forze che nemmeno quando a Mori è venuto Almirante", commenta uno dei presenti a cavallo della sua bicicletta.

 

Ma quello che disturba di più, "oltre alla militarizzazione spropositata, come se fossimo dei delinquenti", è la tempistica. "Ieri c'è stata un'assemblea partecipata in cui esperti di massimo livello hanno detto chiaro e tondo che si può, anzi si deve intervenire sul diedro in modo rapido, senza aspettare mesi per la costruzione del vallotomo". Assemblea a cui ha partecipato, in videoconferenza, il professor Giani, un luminare nel campo della geologia.

 

 

"Una barriera in alto - ha detto Giani - in grado di assorbire l'energia sprigionata dalla caduta dei massi e trattenere eventuali blocchi. Poi - ha proseguito il professore - una rete metallica ad alta resistenza al piede". Questa la sua proposta, frutto della sua esperienza. "E' necessario poi abbattere il diedro meccanicamente - ha spiegato davanti ad un numeroso pubblico - poi mappare tutta la zona e pensare a interventi mirati". Ha quindi proposto una soluzione alternativa.

 

Una soluzione fattibile, realizzabile in tempi ancora più brevi del vallotomo, anche per rispondere ad una somma urgenza, all'allarme lanciato anche dal professor Barla incaricato dalla Pat: "C'è il rischio che il diedro cada da un momento all'altro". Ma la soluzione non è nemmeno stata considerata. Infatti, a poche ore dalla riunione i lavori sono iniziati, il presidio di cittadini allontanato, come a dire che il tempo delle proposte e delle valutazioni è terminato.

 

"Così è successo - ammette qualcuno - ci hanno fatto dire la nostra, nemmeno si sono curati di valutare la proposta e hanno messo in campo la Forza pubblica. Una vera e propria vergogna". Una vergogna, secondo i presenti, se si considera che "fin dal 2007 era scritto nelle carte del Comune che incombeva il pericolo del diedro". Ci sarebbe stato tempo per capire, dicono i residenti, "tempo per trovare soluzioni che mettevano d'accordo paesaggio e sicurezza. Perché non si dica che noi la sicurezza non la consideriamo  - avvertono - perché noi siamo stati i primi a chiederla, e perché la nostra soluzione interviene in tempi più brevi rispetto a quelli previsti dalla Provincia per il vallotomo". 

 

Ma questa non sembra la parola fine, non sembra proprio che residenti, Comitato daVicoloaVicolo e Tribù delle Fratte siano disposti a tornarsene a casa. "Non finisce certo qui - andiamo avanti - non potranno di certo blindare la zona per sempre". Già oggi ci sarà un presidio davanti al Comune di Mori alle 18. Poi la fiaccolata prevista per sabato prossimo. 


Foto Mauro Bruschetti
Foto Mauro Bruschetti

 


Foto Mauro Bruschetti
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Foto Mauro Bruschetti
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