Contenuto sponsorizzato
| 11 mag 2017 | 12:20

Vasi e urne del V° secolo avanti cristo, fucili austro-ungarici e monili dell'età del bronzo. Scoperti reperti archeologici in casa di uomo accusato per truffa

I carabinieri della piccola stazione di Canale San Bovo sono riusciti a recuperare molti reperti detenuti illecitamente in casa da un 64enne che aveva denunciato un finto furto per truffare l'assicurazione

TRENTO. Vasi e urne datate tra il quinto e il quarto secolo avanti cristo. Oggetti dell'età del bronzo e poi due sciabole dell'impero austro-ungarico e un fucile. Hanno un valore stimato intorno ai 25.000 euro i reperti archeologici ritrovati dai carabinieri. E pensare che a chiamare i militari dell'Arma era stato proprio colui che deteneva, a quanto pare illegalmente, questi oggetti archeologici. Tutto è nato, infatti, dalla denuncia di un veneto, di 64 anni residente a Canal San Bovo. L'uomo ha denunciato un furto in abitazione per un valore di circa 65 mila euro dichiarando che gli erano stati sottratte opere d'arte, orologi di pregio e denaro. Il tutto era coperto da assicurazione. 

 

I carabinieri di Canal San Bovo, una piccola stazione ma che grazie al supporto della compagnia di Cavalese è riuscita a fare un lavoro d'indagine molto importante, raccolta la denuncia si è subito allertata gravi contraddizioni nel racconto dell'uomo e anomalie che, analizzate nei minimi dettagli, hanno permesso poi di stabilire che si trattava di una falsa denuncia di furto, quindi di una simulazione del furto, finalizzata alla truffa ai danni dell’assicurazione, con relativa calunnia ai danni di terzi (l'uomo, infatti, aveva indicato delle persone come sospette). Approfondendo, però, i militari dell'Arma hanno scoperto che il soggetto versava in particolari difficoltà economiche e, analizzando alcune foto dell'abitazione dell'uomo, si sono accorti che mancavano, dalla casa, diversi oggetti d'arte piuttosto insoliti per un appartamento privato.

 


 

Nel corso dell’indagine si è accertato il coinvolgimento della convivente, titolare di un centro estetico a Rovigo e di un gallerista rovigano. Le successive perquisizioni effettuate ai danni degli indagati, hanno permesso di rinvenire presso l’abitazione della prima l’orologio di pregio Rado, proprio uno di quelli denunciati quali beni rubati del valore di 8.500 euro, nonché l’attrezzo utilizzato per eseguire lo scasso degli infissi di accesso all'abitazione. Presso la casa di Rovigo è stata poi rinvenuta un’iconografia del 1800 raffigurante il battesimo di Cristo, anche questa opera che rientrava tra quelle denunciate nel furto e di un valore stimato di circa 1000 euro.

 

Durante le operazioni di ricerca presso l’abitazione del principale indagato e della sua convivente, sono state anche rinvenuti e sequestrati, in quanto illegalmente detenuti, 33 reperti archeologici (crateri, brocche, piatti, vasi e coppe, alcune molto ben conservate, altre restaurate alla bell'e meglio) databili tra il V ed il IV secolo a.c., provenienti dalla Puglia e 10 reperti archeologici, provenienti dall'Italia Settentrionale, probabilmente trentini (anelli, puntale di lancia, spille), risalenti all’età del bronzo, nonché due sciabole risalenti all’impero austro-ungarico ed un fucile. Il tutto per un valore, stimato dalla sovrintendenza per i Beni Culturali della Provincia, che ha collaborato alle operazioni condotte "sul campo" dai carabinieri in un valore di almeno 25.000 euro.

 


 

Ma non solo, le indagini hanno permesso di evidenziare che due opere d’arte di Salvatore Fiume, “Somale al vento” e “Isole di pietra”, in epoca successiva alla denuncia di furto, erano state trasportate, dai conviventi indagati, e depositate, in conto vendita, presso il gallerista di Rovigo, il quale le aveva poi proposte in televendita, su una emittente televisiva locale. Opere, il cui valore si aggira sui 18.000 euro, registrate sotto falso nome e ad oggi non ancora rinvenute.

 

L’indagine, coordinata dal sostituto procura Maria Colpani della Procura della Repubblica di Trento, ha visto coinvolti i carabinieri di Canale San Bovo, quelli di Cavalese e il nucleo Tutela patrimonio culturale di Udine. Ad oggi i tre indagati sono stati deferiti in stato di libertà per concorso in simulazione di reato finalizzata alla truffa assicurativa, sostituzione di persona ed illecito possesso di reperti archeologici. Il 64enne di Canale San Bovo è stato denunciato anche per calunnia contro le persone che aveva inizialmente accusato del furto. L’istanza di dissequestro della merce, avanzata dall'indagato tramite i suoi legali di fiducia, è stata, rigettata dal Tribunale del Riesame di Trento, ritenendola infondata. La compagnia Assicuratrice Allianz, nella persona dei suoi rappresentanti e tramite il loro legale di fiducia, ha depositato direttamente presso la Procura della Repubblica di Trento la denuncia-querela nei confronti di tutte le persone autrici dell'ipotizzata truffa ai danni della loro assicurazione.

 


 

I beni archeologici recuperati, molti dei quali sono di provenienza funeraria, probabilmente dalle zone pugliesi del foggiano (teatro, purtroppo, di molti trafugamenti da tombe e necropoli), verranno ora affidati alla soprintendenza per i beni archeologici che porterà avanti le operazioni di studio e restauro e, poi, verranno "restituiti" ai territori di origine.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 31 maggio | 20:19
E, allora, in seguito ad un fatto di cronaca che non ha avuto conseguenze tragiche solamente per il pronto intervento dei carabinieri, monta la [...]
Sport
| 31 maggio | 21:02
Dopo essere salito dalla serie C in serie B con il Padova nel 2018 e aver centrato quattro promozioni dalla serie cadetta alla serie A negli ultimi [...]
Cronaca
| 31 maggio | 20:58
L'uomo è precipitato per diverse decine di metri mentre stava effettuando dei lavori di manutenzione lungo un sentiero nella zona di Sölden, in [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato