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Zeni: "Siamo vicini alla famiglia Bailoni ma alle casse della Comunità di Valle oggi manca più di 1 milione di euro"

Lunedì abbiamo raccontato l'incredibile vicenda della famiglia di Paolo che per 6 anni ha ricevuto l'assegno di cura per la figlia tetraplegica e che adesso deve restituire tutto. Quel contributo gli era stato erogato tramite un dipendente della Comunità di Valle che aveva ordito una truffa servendosi di oltre 180 famiglie inconsapevoli. Ora cosa gli accadrà? Lo abbiamo chiesto all'assessore

Paolo e Tania Bailoni a sinistra e a destra l'assessore Zeni
Di Luca Pianesi - 26 ottobre 2016 - 13:21

VIGOLO VATTARO. "La strada che si è scelto di percorrere è quella di rateizzare su un arco di tempo il più lungo possibile i risarcimenti, di richiederli con il massimo della flessibilità, andando incontro alle esigenze delle vittime e di non applicare loro gli interessi. Più di così non si può fare. La legge italiana dice che se c'è stato qualcosa di illegittimamente erogato dall'ente pubblico questo deve essere recuperato". A parlare è l'assessore provinciale alla salute Luca Zeni.

 

Abbiamo chiesto a lui lumi sulla truffa di Paolo Pedergnana alla Comunità di Valle Alta Valsugana (avvenuta a cavallo del 2006 e il 2011) e su cosa succederà a tanta brava gente (“tra loro c'è sicuramente la famiglia Bailoni ma, purtroppo, non si può generalizzare perché è stato accertato anche qualche caso di connivenza con quel criminale”, ci spiega l'assessore) che è stata coinvolta in una mega frode che, udite, udite ha provocato un ammanco alle casse pubbliche milionario. “Ad oggi sono state chiuse 351 pratiche – racconta Zeni – ed è stato accertato che in 5 anni è stato elargito 1 milione e 146 mila euro non dovuti. E ancora sono in fase di accertamento altre 200 pratiche. Capite perché è così difficile trovare una soluzione?”.

 

Quando il tutto ha cominciato ad emergere l'assessore competente era Ugo Rossi (la condanna di Pedergnana a 5 anni e 2 mesi di reclusione e al risarcimento alla stessa Comunità di valle di 265 mila euro è del 2012) poi è arrivata Donata Borgonovo Re che ha cercato con gli uffici provinciali e della Comunità di trovare delle soluzioni, delle strade percorribili per cercare di andare incontro alle famiglie vittime del raggiro. Una vicenda riemersa dall'oblio, quattro anni dopo, grazie a Paolo Bailoni che è venuto a raccontarci tutto, impaurito dallo scadere della richiesta di risarcimento arrivatagli il 18 maggio 2016 che lo intimava a “restituire” la somma di 14.640,75 euro (che si riferisce solo al 2011 e al 2010) entro 150 giorni.

 

Paolo, infatti, è una delle oltre 180 persone che sono state coinvolte nella truffa alla Comunità di Valle dell'Alta Valsugana ordita da Paolo Pedergnana, ex dipendente della stessa. L'uomo per anni aveva liquidato contributi non dovuti a varie famiglie in difficoltà riuscendo, il più delle volte, ad intascarsi quanto erogato in eccesso. E Paolo e la sua famiglia erano finiti nella rete, inconsapevolmente, di questo signore. Dopo un tuffo in piscina riuscito male, infatti, Tania era rimasta tetraplegica. Paolo e la moglie Raffaella hanno quindi deciso di rivolgersi alla comunità di valle per verificare se avevano le possibilità di accedere all'assegno di cura per assistere la figlia. La loro domanda è finita nelle mani di Pedergnana e da quel momento il contributo gli è stato erogato, per ben 6 anni consecutivi.

 

“Pedergnana gestiva le pratiche direttamente e faceva avere il contributo anche a persone o famiglie alle quali non era dovuto. Poi – ci spiega Zeni che comunque conosce bene la vicenda avendola seguita a suo tempo da consigliere provinciale – in base alle diverse situazioni, dopo aver valutato quanto fossero raggirabili i suoi interlocutori li ricontattava e gli diceva: 'guardi le abbiamo dato più del dovuto. La restante parte la dovrebbe restituire' e la intascava lui”. La truffa va avanti per anni durante i quali, e questo per noi ha davvero dell'incredibile, nessuno della Comunità di Valle si accorge di nulla. E nessuno, quindi, si accorge che l'Icef della famiglia Bailoni (una famiglia assolutamente normale con lui forestale e lei maestra elementare) era in realtà leggermente più alto degli standard richiesti.

 

Forte, però, di questo assegno di cura la famiglia Bailoni modifica la sua vita. Paolo decide di rinunciare al contratto full time e accetta un part time per poter seguire meglio la sua splendida figlia che negli anni riesce a prendere il diploma di Liceo Scientifico, una laurea in informatica, a vincere il premio Google Europe scholarship for students with disabilities e a trovarsi un lavoro all'Fbk. "E dire che aveva cominciato a studiare al Cibio (il centro di biologia integrata di Povo) - ci ha confidato Paolo - e prendeva anche voti altissimi ma ha dovuto lasciare perché, passando ai corsi pratici non riusciva a prendere in mano le provette, le mancava quel tipo di gestualità. E quindi si è iscritta a informatica per poter sfruttare al meglio la sua 'arma migliore' la sua testa". E la famiglia accettando l'assegno di cura rinuncia anche al servizio gratuito di accompagnamento MuoverSi e all'assistenza domiciliare.

 

"Facendo un conto ben strutturato – ha proseguito il signor Bailoni - anche con l'ufficio contabile del servizio foreste abbiamo calcolato che il danno economico subito dalla nostra famiglia per aver modificato la nostra vita in funzione di quell'assegno è di 53.526,48 euro. Noi provocatoriamente l'abbiamo detto: restituiremo tutti e 39 mila 119,01 euro se a noi la Comunità di Valle restituirà i 53 mila e 526,48”. Una provocazione che però era si era trasformata, in qualche modo, in una possibile soluzione. Lo spiegava l'assessora Donata Borgonovo Re il 4 giugno 2015 rispondendo a un'interrogazione in materia di Claudio Cia: "L'ipotesi sulla quale si sta lavorando con la comunità di valle, che richiede però tempi abbastanza lunghi e complessi, di analisi delle diverse situazioni, è quella di decurtare dalle somme ricevute indebitamente una parte che corrisponda all'aumento di eventuali altre spese sostenute dalle famiglie".

 

“Oggi però ogni strada che abbiamo cercato di percorrere ci è stata sbarrata dalle norme di legge – prosegue Zeni –. Abbiamo valutato anche l'ipotesi condono, ma non si può fare intanto perché non abbiamo le competenze e poi perché ci sono casi di persone che sapevano della truffa e che quindi in questo modo finirebbero per essere ulteriormente favoriti. Abbiamo pensato ad una commissione ad hoc che valutasse caso per caso ma anche questo non si può fare perché le casse pubbliche hanno avuto un ammanco complessivo molto importante. Ciò vuol dire che sono stati usati soldi pubblici e quei soldi devono rientrare, lo Stato non ci permette di fare diversamente. Ciò detto sappiamo tutti molto bene del dramma che stanno vivendo molte famiglie onestissime che si sono fidate dell'ente pubblico e oggi si trovano in grossa difficoltà. Per questo – conclude Zeni – la Comunità di Valle, che ha competenza in materia, si sta muovendo con la massima flessibilità e attenzione rateizzando il più a lungo possibile i risarcimenti e non applicandogli gli interessi”. E noi, nel nostro piccolo cercheremo di tenere ben accesi i “riflettori” e di non far calare questa attenzione anche mediatica che già ieri si è tradotta in un'interrogazione al presidente del Consiglio provinciale Dorigatti sul tema a firma dei consiglieri provinciali Maurizio Fugatti e Claudio Cia.  

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