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Riceve un assegno di cura per 6 anni per la figlia tetraplegica, ora la Comunità di Valle gli chiede di restituire tutto

A 14 anni Tania sbaglia un tuffo e rimane paralizzata. Da allora la famiglia Bailoni riceve un assegno di cura e Paolo (il padre) cambia vita. Nel 2012 si scopre che il contributo gli era stato indebitamente assegnato e che erano tra le 180 famiglie vittime inconsapevoli di un truffatore. "Oggi ci chiedono indietro 14 mila euro e temiamo ci blocchino la macchina omologata per il trasporto disabile". Storia di un calvario lungo 12 anni

Paolo e Tania Bailoni
Di Luca Pianesi - 24 ottobre 2016 - 07:13

VIGOLO VATTARO. “Noi siamo una famiglia fortunata alla fine. Ma se da un lato c'è la rabbia per quanto c'è capitato con quel truffatore, dall'altra abbiamo paura che ci pignorino la macchina per il trasporto disabili, l'unico mezzo che ci permette di spostarci in maniera serena”. Paolo Bailoni è un uomo forte che col suo sguardo trasmette dignità e fierezza anche mentre racconta la sua storia, una vicenda che ha davvero dell'incredibile.

 

Dodici anni, durante i quali ha visto prima la figlia Tania diventare tetraplegica, a 14 anni, per un tuffo riuscito male in piscina e poi ha avuto la gioia di accompagnarla a ritirare la sua laurea in informatica e addirittura il “Google Europe scholarship for studentes with disabilities” (la borsa di studio che Google assegna agli studenti con disabilità europei ed israeliani e lei è stata la quarta italiana nella storia a vincerlo su sessanta premiati); poi c'è stato l'inconsapevole coinvolgimento (assieme ad altre 180 persone) in una truffa ordita da un impiegato disonesto della Comunità di Valle della Valsugana e la conseguente richiesta dello stesso ente pubblico, che era stato incapace di vigilare sul suo dipendente, di restituire 5 anni di contributi indebitamente erogati; c'è stata la morte della moglie, scivolata mentre stava andando a correre tra i boschi di “casa”, quelli della Marzola, in una domenica mattina di due anni fa e l'affetto di un'intera comunità, dell'Alta Vigolana, che è sempre stata presente.

 

“E ora c'è la paura che comincino a pignorarci i beni – spiega Paolo – a cominciare dalla macchina che per noi è un mezzo fondamentale per spostarci essendo omologata per il trasporto disabili. Sono infatti scaduti i 150 giorni dal sollecito di pagamento della cifra di 14.600 euro richiestici dalla Comunità Alta Valsugana”. Proprio quell'ente che nel 2005 ha cominciato a versare alla famiglia Bailoni un assegno di cura per la figlia Tania rimasta completamente bloccata dopo un incidente in piscina. “Tania era una buona nuotatrice, gareggiava con la Rari Nantes – racconta il signor Bailoni – un giorno a 14 anni, in vacanza, si è tuffata in una piscina troppo bassa, ha sbattuto sul fondo e le è uscita la quinta vertebra cervicale. Sembrava non ce la dovesse fare e invece si è salvata rimanendo però bloccata. Ma sin da piccola aveva tanta forza di volontà e una splendida testa. Ha deciso comunque di iscriversi al liceo scientifico Galilei e nonostante sia entrata a scuola solo nel secondo semestre è riuscita ad essere promossa”. C'è riuscita, va detto, anche grazie all'aiuto e all'assistenza di una famiglia che le è sempre stata vicina.

 

Paolo (forestale) e la moglie Raffaella (maestra di scuola elementare) in quel 2004 fanno domanda per l'assegno di cura. La loro pratica finisce nelle mani di tale Paolo Pedergnana, all'epoca funzionario della Comunità di valle dell'Alta Valsugana, poi condannato (nel 2014) a 5 anni e 2 mesi di reclusione (oltre a un risarcimento alla stessa Comunità di valle di 265 mila euro) per truffa. L'uomo, infatti, per anni aveva liquidato contributi non dovuti riuscendo, il più delle volte, ad intascarsi quanto erogato in eccesso. Una truffa alla Comunità di valle che vede coinvolte più di 180 famiglie tra le quali anche i Bailoni. “Noi abbiamo consegnato le carte in regola – prosegue Paolo – ogni cosa era al suo posto e siccome non navigavamo certo nell'oro e siamo sempre state persone umili, quando c'è stato detto che avevamo diritto all'assegno non ci siamo posti nessun problema. Ci stavamo affidando a un ente pubblico e quindi tutto ci saremmo aspettati tranne che si sbagliassero a concederci i contributi”.

 

E così, forte (si fa per dire) anche dell'assegno di cura, la famiglia Bailoni decide che Paolo avrebbe rinunciato al suo full time per poter stare più vicino a Tania che necessitava (e necessita tutt'ora) di un'assistenza costante. “Abbiamo modificato la nostra vita in base a quell'assegno – continua Bailoni – io ho rinunciato a buona parte dello stipendio accettando un part time, abbiamo perso il diritto al servizio gratuito muoversi e all'assistenza domiciliare. E nulla è mai stato messo in discussione, da nessuno, per sei anni. Ma dico io, ci sarà stato un dirigente, un collega, qualcuno che avrebbe dovuto verificare che quanto faceva quel farabutto era corretto? Sta di fatto che si sono accorti nel 2012 che il nostro Icef era troppo alto per quell'assegno. Hanno controllato solo quando hanno scoperto la truffa”. Via il contributo, quindi, ma soprattutto arriva la richiesta scioccante per la famiglia di restituire quanto percepito negli anni. “Sono partiti dal 2011 e hanno cominciato ad andare a ritroso fino al 2010 per poi fermarsi perché noi e altre famiglie nella nostra situazione, abbiamo fatto ricorso chi al Tar, chi, come noi, al Presidente della Repubblica. Al momento, quindi, la richiesta di risarcimento è di 14 mila e 600 euro. Ma da quando i ricorsi sono stati rigettati, per una ragione o per l'altra, la Comunità di Valle è tornata alla carica. E adesso abbiamo paure vadano ancora più indietro".

 

 

In mezzo ci sono state lettere e incontri con i politici di tutti gli schieramenti. “Tutti pronti a dirci di non pagare, che era uno scandalo, che avrebbero fatto qualcosa per noi salvo poi scomparire, uno dietro l'altro, nel nulla”, commenta Paolo. Ci sono stati i dibattiti in consiglio provinciale, c'è stata l'ex assessora alla salute Borgonovo Re che in una risposta a un'interrogazione di Cia spiegava che “non pone nessun tipo di conseguenza in caso di mancato rispetto delle scadenze” e che “c'è una grande disponibilità nei confronti di chi è stato chiamato a restituire le somme” “indebitamente versate, naturalmente in gran parte in situazioni di assoluta buona fede dei riceventi”. "Belle parole, però da quel che so hanno già bloccato l'auto di una signora nella nostra situazione", aggiunge Bailoni preoccupato.

 

 

E in mezzo c'è stata anche la laurea triennale in informatica di Tania che grazie alla sua splendida testa e a un continuo affinarsi del movimento delle mani (l'unica cosa che riesce a muovere) ha trovato anche un lavoro all'Fbk (“la mattina lavora – dice orgoglioso il padre – e il pomeriggio studia per prendere anche la laurea magistrale”) e purtroppo c'è stato anche l'incidente di Raffaella e il terribile lutto che ha investito tutta la famiglia. Paolo, Tania e Giacomo (l'altro figlio della famiglia Bailoni) sono rimasti da soli. “Ma mai soli per davvero – continua l'uomo – perché l'Altopiano della Vigolana non c'ha mai abbandonati. Dopo l'incidente di Tania c'hanno aiutato tutti a ristrutturare la casa, a dotarla di un ascensore, a sbarrierarla. Ogni settimana ci sono delle signore che ci portano il pasticcio e ci vengono a trovare. Sono state fatte delle raccolte di fondi e ci hanno già detto che se ci sarà da pagare tutti sono disposti a darci una mano. Come dicevo, noi siamo una famiglia fortunata. Però è una questione di principio. Provate a pensare se il vostro datore di lavoro dopo cinque anni di paga vi dicesse che si era sbagliato e che ora gli dovete ridare tutto. Noi abbiamo anche fatto un piccolo calcolo di quanto abbiamo 'perso' accettando l'assegno, tra il mio stipendio dimezzato e il mancato utilizzo del servizio muoversi. L'ufficio contabile del servizio foreste ha quantificato il danno economico in 48 mila e 700 euro e in totale avremmo rinunciato a 53.500 euro. Mentre alla Comunità di Valle, per un loro errore e per colpa di un loro dipendente delinquente, noi dovremmo in totale circa 39 mila euro. In passato ci hanno anche proposto di rinunciare all'eredità di Raffaella (che era l'intestataria dell'assegno ndr) per lasciare che venisse poi 'aggredita' dalla Comunità di Valle. Ma io da subito ho detto di no. Nemmeno se Raffaella avesse avuto anche soltanto una bicicletta arrugginita l'avrei lasciata andare via così, a loro. Noi non abbiamo rubato niente a nessuno. Mai. Chiediamo giustizia. Chiediamo che la questione venga affrontata seriamente, una volta per tutte, dai nostri amministratori”.

 

 

 

 

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