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| 18 maggio | 21:41

La tragedia del Gran Sasso: il gip di Teramo archivia l'inchiesta. Il Soccorso Alpino: "Non sempre, negli incidenti in montagna, esiste necessariamente un responsabile umano"

La comunicazione arriva direttamente dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speologico che, tramite una lunga nota ufficiale, spiega come la decisione assunta dall'Autorità giudiziaria "conferma quanto emerso nel corso delle indagini, riconoscendo l'assenza di negligenze o ritardi imputabili alla macchina dei soccorsi e consente, allo stesso tempo, di riabilitare la figura del Delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini"

TERAMO. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo ha disposto l'archiviazione definitiva dell'inchiesta relativa alla morte dei due alpinisti Luca Perazzini e Cristian Gualdi, deceduti sul Gran Sasso un anno e mezzo fa.

 

La comunicazione arriva direttamente dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speologico che, tramite una lunga nota ufficiale, spiega come la decisione assunta dall'Autorità giudiziaria "conferma quanto emerso nel corso delle indagini, riconoscendo l'assenza di negligenze o ritardi imputabili alla macchina dei soccorsi e consente, allo stesso tempo, di riabilitare la figura del Delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini".

 

Secondo la magistratura, dunque, non vi furono errori e ritardi nelle operazioni di soccorso ai due alpinisti, dispersi da domenica 22 dicembre 2024 e ritrovati senza vita cinque giorni più tardi (Qui articolo) sul massiccio abruzzese, dopo giorni e giorni di ricerche, durante i quali i tecnici del Soccorso Alpino Abruzzese e del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza dovettero fare i conti con le pessime condizioni meteo (Qui il racconto).

 

Alcuni mesi dopo la tragedia, a marzo 2025, la Procura di Teramo aprì un'indagine (Qui articolo), in seguito all'esposto presentato da Matteo Perazzini, il fratello di uno dei due alpinisti tragicamente deceduti, che chiedeva di far luce sulla vicenda. (Qui articolo).

 

Dopo oltre un anno d'indagini il Gip ha disposto l'archiviazione definitiva del fascicolo. "Non sempre, negli incidenti in montagna - aggiunge il Cnsas -, esiste necessariamente un responsabile umano da individuare. Questa insistente e ormai ordinaria ricerca di responsabilità esterne a seguito di gravi incidenti in montagna rischia di ingenerare un sentimento di avvilimento in chi accorre per prestare soccorso, rispetto a situazioni in cui l’unico obiettivo è quello di mettere a disposizione le proprie competenze, arrivando talvolta anche a sacrificare la propria vita nel tentativo di salvare quella altrui".

 

Di seguito la nota integrale emessa dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

 

"Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e il relativo Servizio Regionale Abruzzo - si legge nella nota ufficiale - prendono atto della decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Teramo che ha disposto l’archiviazione definitiva dell’inchiesta relativa alla tragedia avvenuta sul Gran Sasso nel dicembre 2024, nella quale hanno perso la vita Luca Perazzini e Cristian Gualdi, per i quali rinnoviamo il nostro cordoglio.

Nel corso di questi mesi il CNSAS ha sempre avuto piena fiducia nel lavoro della Magistratura e degli organi inquirenti, collaborando con la massima trasparenza affinché fosse fatta completa luce sull’accaduto. La decisione assunta dall’Autorità giudiziaria conferma quanto emerso nel corso delle indagini, riconoscendo l’assenza di negligenze o ritardi imputabili alla macchina dei soccorsi e consente, allo stesso tempo, di riabilitare la figura del Delegato del Soccorso Alpino abruzzese coinvolto nelle indagini, che ha operato con l’unico obiettivo che accomuna tutti i soccorritori e le soccorritrici in ogni singola missione: prestare soccorso a chiunque sia in difficoltà.

La montagna è un ambiente straordinario ma, allo stesso tempo, severo e imprevedibile. In contesti caratterizzati da condizioni meteorologiche estreme, come quelle registrate sul Gran Sasso nei giorni della tragedia, anche l’esperienza e la preparazione possono non essere sufficienti ad annullare ogni rischio. Non sempre, negli incidenti in montagna, esiste necessariamente un responsabile umano da individuare.

Questa insistente e ormai ordinaria ricerca di responsabilità esterne a seguito di gravi incidenti in montagna rischia di ingenerare un sentimento di avvilimento in chi accorre per prestare soccorso, rispetto a situazioni in cui l’unico obiettivo è quello di mettere a disposizione le proprie competenze, arrivando talvolta anche a sacrificare la propria vita nel tentativo di salvare quella altrui.

Per questo motivo il Soccorso Alpino e Speleologico continua a richiamare il principio dell’autoresponsabilità, elemento fondamentale nella frequentazione dell’ambiente montano e impervio. Pianificazione, preparazione tecnica, valutazione delle condizioni meteo e consapevolezza dei propri limiti rappresentano strumenti essenziali per ridurre i rischi, pur senza poterli eliminare completamente.

Il Soccorso Alpino continua a rappresentare una risorsa insostituibile per garantire un sistema di soccorso tempestivo, altamente qualificato e ramificato, in quanto conosce profondamente le peculiarità dell’ambiente montano, così come i limiti operativi che condizioni estreme possono imporre a ogni assetto di soccorso, terrestre e aereo.

Nonostante questo, le donne e gli uomini del CNSAS, insieme a tutte le istituzioni coinvolte nelle operazioni di emergenza, operano quotidianamente con professionalità, competenza e spirito di servizio, spesso in scenari altamente complessi, mettendo sempre il massimo impegno umano e tecnico possibile.

Nel ribadire il nostro cordoglio per questa tragedia e per tutti i familiari delle vittime della montagna, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico proseguirà nella sua costante opera di solidarietà, altruismo e tutela dell’ambiente montano e ipogeo".

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