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La memoria vacilla tra dramma e ironia

Da domani, 8 febbraio, a domenica la sta Grande Prosa del Centro Santa Chiara offre l'intensa interpretazione de "Il padre" da parte di Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere. Nel testo di Zeller il tema dell'Alzheimer e dello spaesamento progressivo raccontato con delicatezza e intelligenza. Un discorso poetico che coinvolge e fa riflettere il pubblico

Pubblicato il - 07 febbraio 2018 - 08:38

TRENTO. Il teatro  Sociale  ospiterà da giovedì 8 a domenica 11 febbraio il sesto appuntamento con la Stagione “Grande Prosa” 2017/2018 del Centro Servizi Culturali S. Chiara. Sarà in scena «IL PADRE», un nuovo testo di Florian Zeller interpretato da Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere per la regia di Piero Maccarinelli.

 In misurato equilibrio fra il dramma e qualche accenno di comicità, «IL PADRE» di Florian Zeller porta sulla scena la tragica attualità della malattia che rappresenta una delle le piaghe più dolorose del nostro tempo: il morbo di Alzheimer. Ne è autore lo scrittore parigino che è stato definito dal prestigioso quotidiano britannico The Guardian “il più emozionante nuovo scrittore teatrale del nostro tempo”.

   Florian Zeller, non ancora quarantenne, ha pubblicato giovanissimo i suoi primi romanzi di successo (Il fascino del peggio, Gli amanti del nulla) e ha poi iniziato a scrivere anche per il teatro imponendosi subito all’attenzione della critica, tanto che nel 2006 la prestigiosa Académie française  gli ha assegnato il Premio Jeune Théâtre.

 

  Protagonista della vicenda, portata sulla scena per la regia di Piero Maccarinelli è Andrea, un uomo ancora molto attivo a dispetto della sua età, che mostra però i primi segni di una malattia che potrebbe far pensare al morbo di Alzheimer. La figlia Anna, che gli è molto legata, si prodiga per il suo benessere e per la sua sicurezza e l’inesorabile avanzare della malattia la spinge a proporgli di stabilirsi nel grande appartamento che condivide con il marito. Lei crede che sia la soluzione migliore per il padre che ha tanto amato e con cui ha condiviso le gioie della vita. Ma le cose non vanno del tutto come previsto: l’uomo, infatti, si rivela essere un personaggio fantastico, colorato, che non è però affatto deciso a rinunciare alla propria indipendenza.

   La progressiva degenerazione di Andrea getta nella costernazione i familiari, ma la sapiente penna di Zeller riesce a descrivere una situazione che, seppur tragica per la crescente mancanza di comunicazione causata dalla perdita di memoria, viene affrontata con leggerezza e con amara e pungente ironia. Tutto a poco a poco va scomparendo: i punti di riferimento, i ricordi, la felicità della famiglia. La perdita di autonomia da parte del padre progredisce a tal punto che Anna è costretta a dover prendere decisioni al suo posto e contro la sua volontà.

   La forza di questa scrittura teatrale consiste nel saper raccontare col sorriso e con ironia, delicatezza e intelligenza, lo spaesamento di un uomo la cui memoria inizia a vacillare e a confondere tempi, luoghi e persone. Con grande abilità l’autore ci conduce a vivere empaticamente le contraddizioni in cui incappa il protagonista che, perdendo a poco a poco le sue facoltà logico-analitiche e non riuscendo più a distinguere il reale dall'immaginario, ci coinvolge con grande emozione in un percorso dolorosamente poetico.

 Guidato dalla regia di Piero Maccarinelli, Alessandro Haber disegna sulla scena il difficile ruolo di Andrea con verosimiglianza e profonda umanità che suscitano nel pubblico commozione, ma anche parecchi sorrisi. Al suo fianco un’efficace Lucrezia Lante Della Rovere nella parte della figlia Anna, David Sebasti nel ruolo del marito, e inoltre Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Riccardo Floris.


   «IL PADRE» di Florian Zeller (da non confondere con l’omonima tragedia di August Strindberg datata 1887 e portata in scena da Gabriele Lavia) ha debuttato nel settembre del 2012 a Parigi ed è rimasto sulle scene francesi fino al 2014 riscuotendo grande successo. Candidato al prestigioso Prix Molière nel 2014, “Le Père” si è aggiudicato il premio come miglior spettacolo dell’anno. Rappresentato anche a Londra e Broadway, è stato adattato nel 2015 per il grande schermo da Philippe Le Guay col titolo “Florida”.

  Dell’interpretazione di Alessandro Haber parla su Sipario anche Pierluigi Pietricola: «Colpisce, in questa messinscena, la cura con la quale Haber ha reso il personaggio di Andrea: ha saputo usare la chiave dell'innocenza e dell'incredulità che crescono di pari passo nel corso della pièce e che nel finale culminano in un pianto di profonda solitudine. Vi sono, drammaturgicamente e verosimilmente, momenti di aggressività nel protagonista dovuti alla sua malattia; ma Haber li ha mitigati con una sprezzatura ed una ironia a cui è giunto dopo un accorto lavoro sul personaggio. Anche il suo incedere scenico: impacciato come quello di un fanciullo che ha bisogno di continue certezze e costante protezione, evidenzia ancor più il disagio della malattia, senza però cadere nella trappola di banali patetismi o adottando fin troppo facili clichés recitativi.»
       

 Venerdì 9 febbraio «FOYER DELLA PROSA» alle 18.30, con Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere.  La rappresentazione de «IL PADRE» sarà accompagnata, nel pomeriggio di venerdì 9 febbraio presso lo spazio ridotto del Teatro Sociale, da «FOYER DELLA PROSA», incontro di approfondimento critico curato da Claudia Demattè e Giorgio Ieranò che il Centro Servizi Culturali S. Chiara propone in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.
        La partecipazione è libera e aperta a tutti e l'appuntamento, al quale interverranno Alessandro Haber e Lucrezia Lante Della Rovere, è fissato - diversamente dal consueto - alle 18,30. La discussione sarà introdotta dalla professoressa Francesca Lorandini dell’Università di Trento.

 

 

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