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Smarrirsi nel silenzio e nell'assenza

Venerdì 8 marzo la "Bella stagione" del Teatro Portland propone lo spettacolo "Yesterday, l'ultimo gioco" della Compagnia veronese Teatro Scientifico. Si tratta con delicatezza e rispetto la devastazione del morbo dell'Alzheimer portando sul palco una tra le tante storie che sono state raccolte dopo aver incontrato persone affette dal male, famigliari e amici. Si fotografa una realtà per invitare a riflettere

Pubblicato il - 06 marzo 2019 - 09:38

TRENTO. In scena al Portland venerdì 8 marzo alle ore 21.00 , "Yesterday. L'ultimo gioco" della compagnia veronese Teatro Scientifico – Teatro Laboratorio. Lo spettacolo, diretto ed interpretato da Jana Balkan, Isabella Caserta e Francesco Laruffa porta sul palcoscenico una storia vera. Un racconto forte e amorevole allo stesso tempo che ha un protagonista crudele, dalla forza inesorabile e devastante: il morbo di Alzheimer.

 

 La compagnia, dopo aver incontrato persone affette dalla malattia, famigliari e amici di persone colpite dal morbo, hanno scelto di portare sul pacoscenico una di queste storie. Il desiderio è quello di raccontare come l'Alzheimer, malattia che oscura i ricordi degli ammalati, porti con sè anche molto amore evidenziando la forza e la genuinità dei rapporti umani.

 

 Dai dati raccolti, ed esposti pubblicamente in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer tenutasi il 21 settembre del 2018, gli affetti in Trentino sono circa 7.000. Si tratta di una patologia drammaticamente in costante crescita, che incide in modo importante sulla vita della cerchia famigliare degli affetti. Lo spettacolo vuole raccontare questa quotidianità puntando un riflettore sull'amore quale unica cura possibile.

 Dalle note di regia si legge: “Ho visto un’anziana al funerale del figlio che ad un certo punto ha smesso di piangere perché non si ricordava più che ci facesse là. Ha detto: 'Portatemi via, chi è quello là dentro?". Da questa esperienza è scaturita la nostra ricerca e questo lavoro che tratta il tema dell'Alzheimer e del nuovo nucleo familiare che si viene a creare (malato, badante, familiare) con un triplice tessuto linguistico. La perdita della memoria è una malattia che complica tutto perché fa smarrire il senso delle cose, fino a farle sparire nell’indistinto. È un naufragare inesorabile verso il niente. E’ un lento smarrirsi nel silenzio e nell’assenza. È irreversibile.

 

  Abbiamo cominciato a indagare questa perdita attraverso un lavoro di ricerca, interviste, testimonianze e incontri fatti con gli anziani, i familiari e le badanti che li assistono. Tra le tante storie che abbiamo conosciuto direttamente o indirettamente, abbiamo scelto di raccontarne una. I tre protagonisti sono persone reali, persone che abbiamo conosciuto e ci hanno raccontato questa storia. Non si vuole commentare né giudicare, solo ritrarre una realtà che coinvolge tutti e che porta a riflettere.

Lo spettacolo oscilla tra ricordi e presente, tra visioni della mente e realtà."Ogni riferimento a fatti e persone non è puramente casuale. Lo spettacolo è ispirato a una storia vera.

 

 

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