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Una domenica sera tra versi e musica al Circolo Operaio Santa Maria di Rovereto

Domenica 10 giugno alle ore 19 la giovanissima Chiara Lev Mazzetti presenta "Poesie", il suo libro d’esordio edito da Atlantide. E a seguire, jazz dal vivo con gli Ottomani

Di Gabriele Baldo - 10 giugno 2018 - 18:02

ROVERETO. E’ giovanissima, sembra uscita da un’altra epoca, si chiama Chiara Lev Mazzetti e scrive poesie – o, come preferisce chiamarle lei, “cose che dico e che non dico”. Il suo sguardo è profondo, penetrante e a suo modo dolce.

 

In alcune immagini che di lei si trovano in rete non si può fare a meno di notare una certa somiglianza con Edward mani di forbice. E se Edward trasformava dei meri cespugli in opere d’arte, Chiara Lev Mazzetti prende semplici parole quotidiane e le mette assieme a formare versi potenti e luminosi.

 

Al mattino hai aperto gli occhi

vi ho visto strade

dove ci saremmo cercate

 

Versi dal sapore amaro che spesso sottolineano la faccia cupa dell’amore, la sorprendente energia che scaturisce da alcuni legami e le voragini che si aprono quando essi si interrompono.

 

Qui proprio qui

non accadrà più nulla

e quanto è goffo il cuore

in questo silenzio

 

Liriche che arrivano dritte al petto, che mettono in parole vissuti spesso indicibili ma universali. Vissuti che non aspettano altro che essere chiamati per nome per poter esistere fino in fondo.

 

Bresciana, particolarmente attiva su Instagram e molto letta anche dai suoi coetanei, questa giovane poetessa che odia essere chiamata poetessa è molto più che una “instapoet” dell’ultim’ora. La sua spinta a condividere le parole che le sgorgano dentro pare esistere da sempre, forse a compensare una personalità che è all’apparenza schiva e taciturna. E viene da pensare che, se non esistesse Instagram, Chiara Lev Mazzetti scriverebbe quello-che-scrive-e-che-non-scrive sui muri di ogni città, sulle panchine e sulle fiancate degli autobus e tra la polvere di un vetro sporco.

 

Ma adesso possiamo anche trovarla in libreria, con un libro dal titolo che non è un titolo e che sembra pensato apposta per innervosirla: POESIE. Si tratta di una raccolta edita da Atlantide, centodieci pagine che quando le leggi vorresti fossero mille.

 

E domenica 10 giugno alle ore 19 la troveremo anche a Rovereto, in carne ed ossa, nella suggestiva cornice del Circolo Operaio Santa Maria, pronta a dialogare con Giorgio Gizzi della Libreria Arcadia e con chiunque volesse chiederle qualcosa. Ma noi qualcosa glielo abbiamo voluto chiedere di persona, così l’abbiamo intervistata.

 

Ho letto che quando le cose sono troppo serie un po’ di fanno ridere. E allora comincio da una domanda seria, così inizi l’intervista con un po’ di buon umore, sei d’accordo?

D’accordo, sono aperta al buon umore.

 

La rivista “Il Libraio” ti ha paragonata a due grandissime poetesse: Antonia Pozzi e Patrizia Cavalli. Paragone azzardato che ti imbarazza o concordi anche tu?

Non avrei mai detto nulla di simile. Non mi sarei permessa ed in genere, nel dubbio, mi imbarazzo. Leggo molto e spesso entrambe. Le apprezzo, decisamente, ma non sento la connessione che ho verso altri poeti. E detesto l’appellativo “poetessa”. Anna Achmatova voleva esser chiamata poeta. In Anna Achmatova mi riconosco, ma non mi ci paragonerei.

 

Chiara, si può dire che le tue poesie parlano d’amore?

Non mi sento né di scrivere d’amore né di chiamarle poesie, ma se si vuole lo si può dire. “Cose che dico/che non dico”, ecco. Non “poesie”.

 

Te lo chiedevo perché, senza mai nominarla, nei tuoi scritti pare che ti rivolga sempre a una misteriosa amante. La cosa mi ha fatto pensare che la presentazione del tuo libro fosse il dessert del Dolomiti Pride. Tutte fantasie?

Il “tu” a cui mi rivolgo, è vero, è stata ed è, spesso, la stessa persona. Mi è anche capitato di rivolermi ad altri “tu” (pochi), ma sono monologhi. Vorrei davvero rivolgermi sempre a qualcuno, ma spesso temo di ritrovarmi a parlare da sola ad un’idea. Ma non ho capito la questione del dessert e non ho grande dimestichezza con la geografia.

 

Ok, mi hai già risposto. “Tutte le cose che non erano state potevano essere/ adesso/ del colore del sole”. Versi molto profondi, che sanno di rimpianto e di amarezza. Nella tua raccolta ce ne sono molti altri che ruotano attorno a questi temi. E un altro tema forte sembra essere anche l'abbandono, o l'angoscia di quando le belle storie finiscono. E' questo il filo unisce le tue liriche?

Può essere il filo rosso di ciò che scrivo, sì. Ossia di come sono - e scrivo di quel che sono. Quindi… il filo sono io, le mie ossessioni, e le riassumerei in: malinconia, rimpianto e samarcanda.

 

Di che umore sei quando senti la voglia di scrivere? Voglio dire… quali sono le emozioni che ti motivano di più a prendere la penna in mano?

Scrivo sempre, non ho motivazioni, però ho notato che i giorni in cui parlo meno sono quelli in cui scrivo di più.

 

E come ti senti dopo?

Dopo sto come prima.

 

Chiara, mi dici tre poeti che ti sono entrati nel cuore e che hai il sospetto che ci resteranno per sempre?

Sento i poeti russi, li capisco, nelle ossa, ma non farò nomi; potrei pronunciarli in modo orribile.

 

Io vorrei sapere come nasce qualcosa di tuo. Istinto e immediatezza o lunghi periodi di incubazione e infinite stesure e revisioni?

Le cose che scrivo sono sempre nate in tre modi: istinto e immediatezza (per usare parole tue così da non cercarne di mie); istinto, immediatezza e revisione; frasi/discorsi che sogno.

 

E quand’è che senti che ciò che hai scritto è pronto per essere condiviso?

Quando è successo ho sentito che quello era il momento di condividere, anche quando non c’era niente era pronto. Non di scritto, almeno. Ero pronta io.

 

E a te che dici che sei di poche parole ma che non desideri altro che condividerle… che effetto ti fa pubblicare con una casa editrice di tutto rispetto come Atlantide? Come ti hanno scovata?

Ho mandato un paio di raccolte, proponendomi. Ho scritto anche ad Atlantide, ma non speravo mi avrebbero considerata. Invece. Il direttore editoriale mi scrisse chiedendomi il mio contatto telefonico e io glielo diedi (sbagliato).

 

Tra l’altro tu ti sei già fatta conoscere attraverso i social e sembra che le tue poesie siano molto lette anche da ragazzi e ragazze giovanissimi. Ma allora perché si dice che i giovani non leggono e ancor meno leggono poesia? Che sensazione hai riguardo a ciò?

Preferirei non entrare nel tunnel del discorso social, saltano fuori nomi che mi fanno inalberare, mentre io agogno la serenità. Ho creato il mio profilo Instagram contestualmente a quando decisi di propormi, al posto di un sito/blog/boh che non sarei stata in grado di gestire, e ne iniziai l’uso frequente quando Atlantide mi scelse, per pubblicizzarmi un poco. Del resto, stanno puntando su una sconosciuta. Comunque, la mia sensazione a riguardo è di rabbrividire.

 

Ma oltre a scrivere poesie che cos’altro ti piace fare?

Scrivere non è che mi piaccia, è che proprio non saprei come fare altrimenti - e non è sempre un piacere. Mi piace leggere. Mi piace dormire. Passeggiare a caso. Da quando ho smesso di fumare mi piace annusare tutto. Apprezzo gironzolare in posti tranquilli, con un poco di verde, pur vivendo in città.

 

So che stai studiando psicologia e che tempo fa ti sei specializzata in fotografia. E si dice anche che, quando autografi il libro, se sei in vena fai un’illustrazione all’atto di completare la dedica. Tutto vero?

Credo di avere fatto nove autografi in tutto; lo scorso weekend, a Ivrea, presso La Grande Invasione. Ero così tremolante che, scrivendo la data, il numero del mese è stato prima uno zero, poi un otto ed infine è diventato qualcosa di simile a un bruco. M non credo che la mia pessima grafia possa generare illustrazioni. Perciò: tutto falso - ma potrei fingere che sia vero e viver di fantomatica luce riflessa. (Ah, che studio è vero).

 

Chiara Lev Mazzetti. Lev mi pare l’abbia aggiunto tu. Da dove salta fuori questo tocco ebraico?

La storia di come sia nato Lev mi è tanto cara, e per nulla avvincente. Mi limiterò a spiegare come coinvolga due culture verso cui, senza apparente motivo, sono calamitata: Lev Chadash è una sinagoga riformata e progressista; è la prima e più grande delle comunità progressive nel nostro paese e lavora per la promozione delle mitzvòt (i precetti, il fulcro dell’ebraismo) in uno spirito di apertura e modernità. Lev Chadash, in ebraico לב חד"ש, significa "un cuore nuovo”. Da qui il mio pseudonimo nel social di facebook, Lev Chedesh. Ma Lev era anche un nome proprio di persona, sia in ebraico che… in russo! Non in islandese, armeno, arabo, no: russo! Лев! Leone!

 

E a questo punto sono curioso di sapere come hai chiamato il tuo gatto nero, quello che si vede in una delle tue foto su Instagram: tu che scrivi, lui che vuole attenzioni.

Si chiama Werther.

 

Bene Chiara Lev Chadash. Ti piace il jazz? Perché dopo le tue poesie, nella suggestiva cornice del Circolo Santa Maria e nell’ambito del Trentino Jazz Festival si spargeranno le note creative e originali di un gruppo davvero interessante: gli Ottomani. Resterai?

Sì, resterò. Io e Werther ascoltiamo sempre molto Jazz. Ma posso aggiungere una cosa?

 

Certo.

A dire il vero non ho ancora capito se ci sia amore nelle cose che scrivo.

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