Molvaer, la super tromba norvegese
Sabato 6 aprile al Melotti di Rovereto la rassegna JazzAbout del Centro Santa Chiara mette a segno un colpaccio per gli appassionati portando sul palco un assoluto protagonista del jazz contemporaneo che non ha paura di cercare riferimenti meno immediati da tradurre in una visione tecnica personalissima

TRENTO. Uno dei giganti del jazz contemporaneo, sfuggente, elusivo, atipico: sicuramente però uno degli artisti che più ha contribuito a rinnovare oggi i codici della musica afroamericana. La rassegna Jazz’About, organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara, invitando sabato 6 aprile all’Auditorium “Fausto Melotti” di Rovereto il trombettista norvegese NILS PETTER MOLVAER mette a segno uno dei colpi più prestigiosi di questa stagione 2018/19.
Contrariamente ad altri artisti che arrivano al jazz proveniendo da linguaggi “altri” come funk, soul ed elettronica, qui accade esattamente il contrario: il background di Molvaer è infatti jazzistico al 100% (è stato in passato uno dei nomi di punta della scuderia ECM, al pari di conterranei prestigiosi come Jan Garberek, Arild Andersen, Terje Rypdal: la scuola scandinava che ha messo sotto sopra le certezze acquisite del jazz, arricchendolo di nuovi colori e suggestioni), ma da un certo momento in avanti ha scelto di intraprendere un viaggio personalissimo, dove l’elettronica più spinta incontra le suggestioni del Miles Davis più etereo e minimalista.
Un viaggio intrapreso con un feroce autocontrollo e una profondissima preparazione: nel prendere frammenti house, techno, drum’n’bass, Molvaer va infatti a cercare sempre e comunque i riferimenti meno immediati e più ricercati, “piegandoli” in modo calcolato e affilatissimo alla sua personale visione artistica.
Col tempo, Molvaer ha affinato sempre più questa formula espandendola su territori inesplorati, trovando modo di collaborare ad esempio coi santoni della musica giamaicana Sly & Robbie (i due costituiscono una delle sezioni ritmiche più famose di tutti i tempi, senza distinzione di genere) o col pioniere della techno-dub digitale Moritz Von Oswald.
A Rovereto arriva a guida della formazione con cui ha dato vita al suo ultimo album, “Buoyancy”: un’esplorazione timbrica di incredibile misura e complessità, dove momenti più intimi si scontrano e si trasfigurano in controllate esplosioni dinamiche e dove il jazz incontra tanto l’iper-modernità digitale quanto la tradizione ancestrale del folk nordico, in uno studiatissimo sincretismo stilistico ed emotivo che sa lasciare veramente a bocca aperta. Schivo e di poche parole sul palco, facendo però parlare la sua musica e la sua personalissima visione stilistica è diventato, semplicemente, una delle voci più riconoscibili, affascinanti ed autorevoli del jazz dell’ultima generazione. Concerto assolutamente da non perdere.














