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Il ritmico alfabeto jazz di Nubya Garcia

La rassegna JazzAbout del Centro Santa Chiara porta giovedì 21 all'auditorium la ventenne sassofonista che grazie ad una solidissima preparazione contamina il contemporaneo con il classico attraverso una sensibilità e una tecnica che in poco tempo ha saputo imporsi nel panorama internazionale

Pubblicato il - 19 marzo 2019 - 09:14

TRENTO. Giovedì 21 marzo, al Teatro Auditorium di Trento, la rassegna Jazz’About – organizzata dal Centro Servizi Culturali S. Chiara - presenta un’artista veramente interessante, una delle potenziali sorprese di questa stagione. Non è solo il fatto di essere una delle (per ora) rare donne a cimentarsi col sassofono, da band leader. Ciò che colpisce nella britannica NUBYA GARCIA è soprattutto la maturità con cui, da poco più che ventenne, riesce a sviluppare alfabeti jazz ultra-contemporanei, affidandosi però non a contaminazioni “facili” ma prima di tutto ad una rigorosa conoscenza dei linguaggi del be bop storico.

 

 Niente scorciatoie, ma solidissima preparazione (forgiata anche in un consistente CV da turnista di lusso per act che vanno da Horace Andy alle Sister Sledge, passando per Congo Natty).  Alla guida di un quartetto estremamente versatile da un lato ma al tempo stesso preparatissimo in chiave tradizionale dall’altro, presenterà al pubblico trentino la sua personale, personalissima cifra stilistica: in lei è possibile percepire chiaramente gli stimoli e le suggestioni della club culture più raffinata del nuovo millennio (non a caso fra i suoi mentori figura il dj/producer Floating Points, un’autentica autorità nel campo), soprattutto per quanto riguarda le architetture ritmiche avvolgenti e trascinanti; ma in ogni caso tutto questo è al servizio di una tecnica strumentistica di primissimo ordine, dove l’interplay è attentissimo ed ogni assolo è attentamente cesellato e pieno di spunti ed intuizioni per niente scontate.

   Per certi versi, il riferimento può essere quello delle storiche band jazz-rock anni ’70, quelle più visionarie e al tempo stesso “comunicative” (i Return To Forever di Chick Corea, la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin); ma va detto che in nessun modo la Garcia si accontenta di una riproposizione calligrafica di ciò che già è successo e già si è sentito. Il fatto di provenire dalla scena di una città come Londra, così attenta a percepire e riprocessare ciò che accade nel “qui e ora”, sicuramente è una caratteristica decisiva, e si avverte in maniera nitida. Uno degli artisti migliori attraverso cui sentire a quale punto è arrivato il jazz oggi: quello più attento e rispettoso delle proprie radici storiche, ma nonostante questo (…o forse proprio per questo) sensibilissimo agli stimoli della contemporaneità black più avanzata. 

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