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James e Ahmed, la qualità raddoppia

Sabato 2 marzo la rassegna JazzAbout del Centro Santa Chiara offre al Melotti di  Rovereto un appuntamento ad alto tasso di creatività e suggestione con le esibizioni di un maestro del rapporto tra strumento ed elettronica e con una trombettista che si richiama fortemente alla tradizione persiana

Pubblicato il - 28 febbraio 2019 - 09:53

ROVERETO. Sabato 2 marzo a Rovereto, nella cornice prestigiosa dell’Auditorium Melotti, torna protagonista la rassegna del Centro Servizi Culturali S. Chiara: JAZZ’ABOUT. Lo fa in modo molto significativo, mettendo in campo due giovani talenti già molto chiacchierati tra le riviste di settore e gli addetti ai lavori, davvero intriganti per ricchezza espressiva e una sensibilità molto particolari: LEIFUR JAMES e YAZZ AHMED.

  Una sensibilità particolare e sfaccettata, in grado di andare al di là dei binari più prevedibili e percorsi, è caratteristica del londinese LEIFUR JAMES, il primo protagonista della serata. È per certi versi limitativo infilare la sua musica nella categoria “jazz”: non solo per il costante uso dell’elettronica, accompagnata comunque sempre da un grande gusto e una notevole perizia strumentale, ma anche e soprattutto per la ricerca in campo musicale di spazi “ampi”, con un lavoro su melodie ed armonie decisamente evocativo e cinematico.

 “A Louder Silence”, suo album di debutto uscito a fine 2018, è stato album del mese per Future Music Magazine e da Mixmag, una delle bibbie mondiali del giornalismo legato alla musica elettronica, ha ottenuto un lusinghiero 8/10 come voto. Grande è la curiosità di sentirlo all’opera: per saggiarne il talento, per godere della sua capacità di “disegnare” spazi ed emozioni. Nella serata di sabato 2 marzo Leifur James si esibirà in trio.

   La trombettista inglese YAZZ AHMED – e già vedere una donna ad uno strumento come la tromba non è in effetti usuale – ha invece trovato una chiave molto interessante e fresca per riattualizzare la lezione del jazz anni ’70 (già di suo piuttosto visionario e “futurista”) alla contemporaneità più stretta.

 

 Lo fa non solo usando gli alfabeti espressivi più attuali in campo jazzistico ma anche adottando un forte richiamo alla tradizione musicale persiana, omaggio alle sue origini, donando così un ulteriore spessore cinematico alla sua musica come testimoniato, ad esempio, dal bellissimo (e complesso) album “La Saboteuse”, uscito nel 2017. Di sicuro, la Ahmed è uno dei nomi da tenere d’occhio per il futuro prossimo del jazz: anche perché dalla sua ha una preparazione tecnica di prim’ordine, che in questi anni l’ha portata anche a misurarsi con i grandi act pop come turnista (in primis, i Radiohead).

 

 

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