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"Strike", tre ragazzi che raccontano la loro generazione. Divertendo

Torna domani, 15 novembre e sabato 16 al Teatro di Villazzano la stagione comica che mette in scena le vicende di un trio che si ritrova dentro un Sert (centro antidroga). Linguaggio fresco e tanta capacità comunicativa per descrivere un mondo che nonostante l'eccesso di comunicazione non viene mai ascoltato

Pubblicato il - 14 novembre 2019 - 09:41

TRENTO. Torna la prosa comica al Teatro di Villazzano e per due giorni il pubblico - domani 15 e sabato 16 novembre - il pubblico potrà godersi l'irresistibile talento di un trio che con "Strike" ha fatto fino ad ora il massimo punteggio nelle sue esibizioni ad alto tasso di divertimento. Si tratta di Gabriele Berti, Giovanni Nasta, Diego Tricarico
che vanno in scena con la regia di Gianni Corsi e la  supervisione artistica di Massimiliano Bruno.

 

 "Strike" è una commedia divertente ambientata nello squallido cortile di un SERT, (centro anti droga)  che diventa il ritrovo abituale di tre ragazzi: Dante, un goffo studente che deve passare l’estate lì per terminare il suo tirocinio da psicologo, Pietro, obbligato a frequentarlo per una sciocchezza e perciò sottoposto a regolari controlli e Tiziano, un ragazzo di strada, che è lì per un serio percorso di riabilitazione.

 

 Con il tempo il loro appuntamento diventa il più atteso della settimana. Tra una imbarazzante confessione e un consiglio fraterno, i tre affrontano rocambolesche avventure che li legano sempre di più. Fino al momento in cui la loro diversità torna a metterli duramente alla prova, e porta lo spettatore in un viaggio ironico ed emozionante, alla scoperta di quel meraviglioso sentimento umano capace di rendere scintillante anche il più grigio dei cortili: l’amicizia.

 

«Strike” è una commedia scritta e interpretata da tre ragazzi di vent’anni in Italia nel 2019. Non è un caso che si tratti di tre personaggi in un luogo di recupero abbandonato. I discorsi di questa generazione spesso rimangono inascoltati, proprio nell’era della comunicazione ampliata, non certo per mancanza di canali comunicativi.  La regia è messa a servizio di questa esigenza di incontro, proprio perché attraverso questo spettacolo teatrale il pubblico ha l’opportunità di comprendere questa generazione. I dialoghi tra loro sono differenti rispetto alle generazioni passate, non ci sono ideologie, non c’è politica, non c’è una particolare denuncia sull’etica.

 

 Ci sono l’attesa della “svolta”, la perpetua osservazione degli altri attraverso i social network, il rapporto con le dipendenze, e soprattutto ci sono i sentimenti umani, che non vengono considerati. Siamo passati dalla lotta allo sfruttamento alla lotta all’irrilevanza. Il paradosso della nostra epoca, dove tutti si possono esprimere, e nessuno si sente ascoltato. Una irrilevanza che si può riscontrare anche nelle parole delle canzoni di Cranio Randagio, artista dalla breve ma intensa carriera diventato un cult tra i ventenni di oggi, e nelle musiche di Muninn e dal pezzo finale composto appositamente dai Chazz, trio di rapper romani. Tutto questo in un nuovo allestimento scenografico curato dagli Ambramà e da Lisa De Benedittis, in grado di coniugare lo squallore dell’ambiente rappresentato con una estetica raffinata che lo rende simbolico» (Gianni Corsi)

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