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Trento Film Festival, Fine Lines di Dina Khreino ritrae intimamente venti grandi alpiniste e alpinisti. Un ricordo va a David Lama, presente nel documentario

La regista, estranea al mondo dell'arrampicata, racconta i protagonisti in modo non convenzionale. Tra di loro gli altoatesini Messner e Angelika Rainer, ma anche l'austriaco David Lama, recentemente scomparso in un tragico incidente. Per Khreino "incarnava la parte più profonda dell'alpinismo". La prossima proiezione è mercoledì 1 maggio

Di Cinzia Patruno - 28 aprile 2019 - 20:26

TRENTO. Un approccio intimo, diverso, emozionante. "Quando ho cominciato a lavorare a Fine Lines - spiega la regista Dina Khreino, presente alla proiezione di domenica 28 aprile al Cinema Vittoria - non avevo idea della differenza tra il bouldering e il free climbing". Al suo primo documentario, la regista ha voluto approcciarsi ad un tema, quello dell'arrampicata e dell'alpinismo, da completa  neofita, consapevole del fatto che il suo punto di vista sarebbe stato totalmente diverso.

 

"Dopo l'intervista di Dina - ha raccontato dopo la proiezione la due volte campione del mondo di arrampicata su ghiaccio Angelika Rainer -, sono tornata a casa e ho detto al mio compagno che mi erano state chieste cose che nessuno mi aveva mai chiesto prima". Nessuna domanda tecnica, nessun Come ti sei approcciata al mondo dell'alpinismo. "Vedevo le mie interviste - continua la regista - come un semplice dialogo con i protagonisti, quasi fosse un pranzo insieme. Dopo pochi minuti, ognuno di loro si dimenticava della presenza della troupe e della macchina da presa". Il risultato è indubbiamente un film apprezzabile da chiunque, non soltanto da un pubblico di appassionati di montagna, che comunque può entrare in una dimensione più intima del proprio idolo.

 

E gli idoli, quelli veri, non mancano. Tommy Caldwell, Alex Honnold, la leggendaria Lynn Hill (la prima persone, oltre alla prima donna, ad aver affrontato una via sul Nose del Capitan nello Yosemite, ndr), ma anche i due altoatesini Rainer e Reinhold Messner tra i venti protagonisti di quest'opera delicata, in grado di toccare temi duri come la morte tramite un meraviglioso intreccio di relazioni.

 

Tre anni per la realizzazione del film, oltre ottanta le ore di girato a disposizione da condensare in un documentario che dura poco più di un'ora e mezza. "Oltre a questo - continua Khreino - c'è stato un grande di lavoro di ricerca per inserire nel montato immagini di repertorio delle imprese dei protagonisti. Mi sono rivolta agli archivi di grandi aziende che sponsorizzano questi atleti, come Redbull o North Face".

 

E i protagonisti come sono stati scelti? "Ho deciso di rivolgermi a Reinhold Messner e l'ho fatto nel modo più semplice possibile: scrivendogli una mail nella quale presentavo il mio progetto. Inaspettatamente, ho ricevuto risposta e ho preso il primo volo per Bolzano. Quella con Messner è stata la prima intervista e la sua partecipazione al film ha aperto tante porte".

 

I tempi che la regista desiderava toccare erano il rischio, la morte, la passione per lo sport e la paura. "Il dialogo con i protagonisti è avvenuto nel modo più naturale possibile. L'intervista era organica e diretta". Il risultato è un ritratto intimo e delicato di personaggi ultra celebri nel mondo dell'alpinismo, che curiosamente lasciano trasparire una dimensione umana e personale spesso difficile da cogliere. Una particolare attenzione è stata data dalla regista alle donne, con il desiderio di "aprire questa tribù prevalentemente maschile anche al mondo femminile".

 

Particolarmente commovente l'apertura delle proiezione con una parte di intervista inedita e non montata all'interno del film della regista a David Lama, recentemente scomparso sull’Howse Peak (Qui Articolo). La regista l’ha ricordato con queste parole: "David trasmetteva a tutti la sua passione per la montagna. Mi sento estremamente onorata per aver avuto l'opportunità di intervistarlo per il mio film. Era premuroso e gentile, incarnava la parte più profonda dell'alpinismo". Nell’estratto presentato in esclusiva a Trento, l'alpinista austriaco scomparso il 16 aprile scorso confessa alcune riflessioni che assumono oggi l’effetto di un presagio: "Non ho bisogno di essere ricordato. L'arrampicata mi ha dato l'opportunità di realizzare i miei sogni, non è già questa una forma di autorealizzazione? Penso che alle persone basti guardare le mie scalate per sapere chi sono davvero".

 

Fine Lines verrà proiettato anche mercoledì 1 maggio alle 15 al Supercinema Vittoria alla presenza della regista.

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