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"Orizzonti vicini": un viaggio tra legno e roccia alla scoperta delle storie raccontate dalla sezione "più trentina" del Film Festival

La sezione "Orizzonti vicini" vedrà quest'anno, per la 68a edizione del Trento Film Festival, 8 opere tra documentari e film di fiction prodotti in regione o di autori trentini e altoatesini. Alcune new entry si alterneranno a veri e propri abitué della rassegna, tra storie legate alla tempesta Vaia, alla roccia che compone e arricchisce il territorio e tanto altro. Ecco qui quando e dove vederli

Di Davide Leveghi - 26 agosto 2020 - 20:05

TRENTO. Nella 68ª edizione del Trento Film Festival, rassegna più antica del cinema di montagna e delle sue culture, saranno tante le novità, specie d'ambito logistico e organizzativo. L'emergenza sanitaria, infatti, oltre a costringere al rinvio e alla ricollocazione in un altro periodo rispetto a quello canonico, costringerà a ridurre i posti disponibili ad eventi e proiezioni, dando vita ad un festival che avrà per la prima volta sia una maggiore diffusione sul territorio che una vasta offerta streaming in cui assistere ai film delle diverse sezioni.

 

Se la particolare circostanza ha costretto l'organizzazione a trovare delle soluzioni per tenere comunque uno dei principali eventi culturali trentini (e non solo), dall'altra nei contenuti vi saranno delle costanti. Tra queste una delle più amate e seguite sezioni, “Orizzonti vicini”, dedicata ad autori, produzioni e protagonisti dal Trentino-Alto Adige e sviluppata in collaborazione con Trentino Film Commission.

 

Saranno 8 i film presentati in questa edizione numero 68, che aprirà le danze ufficialmente giovedì 27 agosto per chiuderle mercoledì 2 settembre 2020; tra questi 5 lungometraggi e 3 opere brevi, opere di autori già affermati come di registi al debutto. Tutti, comunque, collegati in qualche maniera al territorio, alla società o alla cultura della regione.

 

Per questo i temi trattati avranno a che fare con la tempesta Vaia e la pietra che compone il territorio, con gli artisti che lo rappresentano e con la guerra che ne ha segnato i destini. 8 film e documentari che racconteranno il Trentino-Alto Adige o ne esprimeranno una voce (cliccando sui singoli film sarà possibile vedere luoghi e orari per assistervi). “Non è l'unica sezione in cui ci saranno produzioni locali – spiega il membro dell'ufficio stampa del Trento Film Festival Tommaso Iori anche in Alp&ism, sezione dedicata all'alpinismo, ci sono. Con una trasversalità di temi, in questa edizione, la sezione 'Orizzonti vicini' vedrà presentati sia film di debuttanti che di abitué del nostro festival”.

 

Tra questi Katia Bernardi con “Oro rosso” e Michele Trentini con “Manufatti in pietra”, opere che in entrambi i casi parlano della pietra, elemento centrale in una terra come il Trentino-Alto Adige, incastonata tra le straordinarie rocce delle Alpi. Nel primo caso, la regista dell'amatissimo Funne-Le ragazze che sognavano il mare, ci invita alla scoperta di Albiano, paese cembrano da cui si esporta il porfido nel mondo, mentre nel secondo il roveretano Trentini, presenza regolare nel programma del festival e già in concorso nel 2012 con Piccola terra, prosegue nella sua appassionata ricerca etnografica sulla cultura materiale alpina, in questo caso sui muri a secco inseriti dall'Unesco nella lista del Patrimonio dell'Umanità.

 

Pier Paolo Giarolo (già a Trento in concorso con Libri e nuvole) e Antonio Dalla Palma raccontano invece i pensieri e i versi della poetessa badiotta Roberta Dapunt in Scrivo ad alta voce. Nel suo film di diploma alla scuola di cinema Zelig di Bolzano, Le creature di Andrea, Thomas Saglia ritrae un protagonista straordinario dell'arte roveretana dal passato piuttosto travagliato.

 

La tempesta Vaia rappresenta un altro tema ricorrente tra quelli trattati nelle 8 opere di “Orizzonti vicini”. Il regista Stefano Volcan, ne Il bosco cresce in silenzio e al ritmo della musica, accompagna i giovani studenti della scuola secondaria di Cavalese attraverso i boschi battuti dal disastro naturale, in un viaggio che ha visto nel momento finale la straordinaria partecipazione del musicista Angelo Branduardi.

 

Nel suo esordio, Con le mie mani, Mattia Venturi dà invece un inedito ritratto del territorio trentino e della Val di Fiemme in particolare seguendo quattro protagonisti che raccontano il proprio rapporto con la montagna e la natura, in un ambiente profondamente trasformato dal passaggio della tempesta.

 

Con il cortometraggio di fiction Croste di polenta, Emanuele Bonomi porta lo spettatore nell'Alto Adige del 1915, in una storia dove il conflitto si intreccia con storie di innocenza perduta, di tradizioni in evoluzione e di scelte che cambiano la vita.

 

A chiudere la sezione vi è infine una storia che porta fuori dal Trentino-Alto Adige, raccontata però dal filmmaker Manu Gerosa, tornato al festival per l'anteprima in regione del suo ultimo lavoro, girato tra Gaza e l'Italia seguendo i destini di un gruppo di ragazzi palestinesi praticanti del parkour, pratica sportiva estrema che consiste nel percorrere percorsi urbani adattando il proprio corpo all'ambiente esterno. In One More Jump, guerra e migrazione metteranno a dura prova l'amicizia e la passione di questi giovani.

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