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L'Annunciazione arriva in ritardo

Riprende domani, venerdì 10, "La bella stagione" del teatro Portland con lo spettacolo divertente ma non solo che vede in scena Luisa Merloni per una maternità da quarantenne che invita a riflettere su temi di stretta attualità raccontati in chiave ironica ad alto impatto. Lo spettacolo ha vinto il Premio In-Box 2019

Pubblicato il - 09 gennaio 2020 - 18:07

TRENTO. “Farsi Fuori” per non essere fatte fuori. Al Portland lo spettacolo che racconta la maternità da un altro punto di vista. Ad aprire la seconda parte della programmazione de “La Bella Stagione” del teatro Portland lo spettacolo finalista del premio In-Box 2019, “Farsi fuori” di Luisa Merloni. L’appuntamento è fissato per domani, venerdì 10 gennaio alle ore 21.00 e le risate sono assicurate. In scena la stessa Merloni con Marco Quaglia.

 

 “Farsi fuori” utilizzando un registro narrativo comico affronta il tema della maternità, della scelta di diventare madri, del desiderio o dell’assenza del desiderio di dare alla luce un figlio. Nella società attuale un numero sempre maggiore di donne sceglie di posticipare la decisione di concepire un figlio. Un tema strettamente attuale anche nelle agende politiche considerato il crollo della natalità; lo spettacolo ci offre la possibilità di riflettere su questo tema prendendo in considerazione un punto di vista non spesso considerato, quello dell’assenza, o del dubbio, di sentire il  desiderio di diventare madre.

 

  In scena l’autrice e regista dello spettacolo Luisa Merloni, interpreterà una donna quarantenne che, inaspettatamente e sorprendentemente, riceverà la visita dell’Arcangelo Gabriele, interpretato da Marco Quaglia, che deve annunciarle l’arrivo di un bambino. La scelta di essere madre è al centro della divertente, al contempo profonda, indagine teatrale.  Sarà proprio “la scelta” in sé a caricarsi di un senso sfaccettato, poiché il termine non corrisponde sempre e comunque allo stesso concetto di riferimento: è mai libera una donna di scegliere se essere o non essere madre? La società ha davvero integrato il pensiero di libertà che appartiene al nuovo corso dei diritti di genere?

 Farsi fuori nasce da una semplice domanda: siamo la prima generazione che sceglie davvero se essere madre o no? E come si arriva a questa scelta? In che termini viene posta la domanda? "Sono partita da una situazione paradossale - dice la regista attrice - Cosa accadrebbe se una donna di oggi, moderna ed emancipata, magari proprio un’artista contemporanea, si trovasse di fronte all’arcangelo Gabriele venuto per farle l’Annunciazione?

 In una società che vede forse per la prima volta una generazione di donne ritardare sempre più la scelta di diventare madri, la maternità, come scelta, come dovere, torna ad essere tema discusso e controverso nonché un nodo nevralgico dove si scontrano spesso visioni differenti sulla vita, la religione, la spiritualità. Il testo parte da questo humus e lo sviluppa in una chiave comica, dove la comicità, che spesso si nutre di contrasti, illumina il conflitto senza volerlo risolvere.

 Femminismo è una parola che sta tornando alla ribalta del dibattito pubblico. Sempre, irriducibilmente scomoda. Eppure è nel solco del pensiero femminista che troviamo queste parole: margine, eccentrico, nomade. Parole che richiamano un fuori, un luogo vicino ma altro, radicalmente altro, sempre in trasformazione, un luogo che non esiste, se non siamo noi a farlo esistere.

 

 Farsi fuori, dunque, per non essere fatte fuori, anche. È un’operazione difficile, ad alto rischio, che può essere continuamente scambiata con “farsi da parte”. Si tratta di ripartire sempre da una scomodità, da questo fuori impossibile, non per fare di questa posizione un dogma o un ghetto, appunto, ma proponendola come prospettiva privilegiata di complessità, dove possono coesistere anche in tensione tra loro, i diversi punti di vista critici sulle problematiche di genere.

 Farsi fuori è anche, come spesso succede in teatro, frutto di incontri, come quello con l’attore Marco Quaglia, in diversi spettacoli realizzati da Psicopompoteatro, e del comune desiderio di cercare insieme nuovi spazi per il comico nel teatro contemporaneo.

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