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Monologo intenso dal mondo parallelo

Giovedì 13 a Meano Aria Teatro mette in scena lo spettacolo "Castagne Matte" che affida all'interpretazione di Denis Fontanari la memoria dell'ospedale psichiatrico di Pergine. Gravità muta, tempo che si dilata leggi che si invertono nella cittadella che ha segnato la vita del centro in Valsugana dal 1882 alla sua chiusura

Pubblicato il - 11 febbraio 2020 - 10:37

TRENTO. La compagnia teatrale AriaTeatro porta sul palcoscenico del Teatro di Meano giovedì 13 febbraio 2020 "Castagne matte", un viaggio un viaggio grottesco e ironico che intreccia la storia della psichiatria dal 1500 con quella del Manicomio di Pergine dal 1882 alla sua chiusura. Nel 1882 viene inaugurato il Manicomio di Pergine, una struttura emblematica che arriva ad ospitare 1800 pazienti e 1000 dipendenti.

 

 Un micro-universo grande quanto il centro storico che lo ospita, una porta verso un mondo parallelo, in cui il senso della gravità muta, il tempo si dilata, le leggi s’invertono. Il viaggio inizia a Pergine Valsugana, a pochi chilometri da Trento, nei corridoi dell’Ospedale Psichiatrico che per un secolo ha imposto la sua voluminosa e segreta presenza sulla città, con un coro di voci di chi la storia l’ha vissuta in diretta, di chi conosce quelle stanze e quegli odori. Una serie di eventi che solcano la storia e che si sbriciolano lasciando le proprie tracce nel presente, sparpagliandole sul territorio.

 

 “Il nostro è un lavoro d’indagine, un racconto di domande aperte su un passato non ancora elaborato, sui mutamenti del presente della psichiatria e sul significato della follia. bbiamo deciso di narrare la follia per indagarla, tentare di darle voce, allenandoci alla mancanza di comprensione, abbandonando la ricerca del confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è. Per iniziare abbiamo attinto dal mondo che ci circonda, dalle tracce leggibili nei luoghi che lo simboleggiano.

 

 La nostra sfida è quella di riuscire a raccontare senza giudizio un’istituzione, il tentativo di varcare la soglia e rompere le catene e il ritrovarsi in un mondo nuovo, dove ogni cosa è apparentemente possibile. La narrazione è il tramite, il linguaggio che ci permette di intrufolarci nelle storie e nei personaggi mantenendone la soggettiva parzialità, per arrivare allo spettatore in una molteplicità nella sguardi che danno vita alla realtà”. In scena Denis Fontanari, sassofonista Emanuele Dalmaso.

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