Segantini darà Aria ad un teatro dell'anima
Debutta domani (replica giovedì) a Pergine lo spettacolo sul grande pittore trentino ma apolide. Denis Fontanari (quasi sosia) è il protagonista e sarò sul palco con Chiara Benedetti, il regista Giuseppe Amato e il ballerino Filippo Porro. Prosa, cori muti e movimento per descrivere paesaggi meno celeberrimi: quelli interiori dell'artista

PERGINE. Segantini, il pittore. Arcense di nascita. Apolide un po’ per forza e un po’ per vocazione. Celebrarlo in prosa, a teatro, non deve essere una bazzecola. Dietro l’angolo – parlando di spettacolo è meglio dire tra le quinte – c’è il forte rischio del didascalico. Un pericolo che Aria Teatro - la Compagnia/organizzazione che gestisce con successo lo spazio multiculturale di Pergine – non ha voluto correre.
Se la sfida sia riuscita lo si capirà domani sera (replica giovedì) alla prima di “Segantini, paesaggi di luce”. È la nuova produzione della Compagnia che per l’occasione ha trovato la collaborazione del Mag, il museo alto Garda (la “casa” di Segantini). Quello che verrà messo in scena è un lavoro dalla storia particolare, per qualche verso perfino esemplare, che al di là della proposta specifica merita una sottolineatura di metodo.
Ideato in tempi “duri” di pandemia – tempi di teatri sbarrati – lo spettacolo ha dovuto sottoporsi giocoforza ad un percorso a tappe nella pura logica del “fare necessità virtù”. Il che, nel drammatico anno dello stop a teatri, cinema, concerti, si è tradotto in un rapporto “a distanza”, obbligatoriamente telematico, con il pubblico. Un ibrido necessario ma pur sempre un ibrido che si spera non si debba più replicare.
Una prima, spuria, versione “on line” dello spettacolo su Segantini (in podcast) lasciava obbligatoriamente spazio a riassetti e rivisitazioni. Poi la trasformazione in monologo allorché il virus permise un parziale e caparbio riavvio di attività all’aperto. Oggi, finalmente, una proposta che si può dire “fatta e finita”, con tutti i crismi richiesti da una forma teatrale che vuol smuovere le emozioni con un intreccio ed una contaminazione di mezzi: la recitazione affidata alla voce ma anche al corpo, le luci, i colori, la scena, il movimento. Crismi tecnici che sono nulla di fronte al crisma più importante del teatro e delle altre forme di proposta artistica: la presenza del pubblico.
Denis Fontanari, “dir/attore artistico” del teatro di Pergine è pronto a mutarsi (domani appunto) nel pittore trentino che ebbe ed ha grande fama internazionale. Dal punto di vista fisico la trasformazione dell’attore nel pittore non deve aver richiesto granché di trucchi. Se si mettono l’una vicino all’altra una fotografia del Segantini ottocentesco ed una dell’attore che lo interpreterà c’è la possibilità – curiosa alquanto – di confondersi.
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Ma un conto è calarsi in un altro fisico e un altro conto è azzardare l’ingresso nella mente piuttosto fervida e piuttosto complicata di un pittore che negli anni si fece importante pensatore al servizio di una cultura che andava oltre i quadri, oltre i paesaggi di luci in alternanza. Fontanari e colleghi, (una squadra affiatata dentro e fuori il palco) devono averci sudato su. Molto.
“La sfida – spiega Denis Fontanari – è proprio questa. Il mio, il nostro Segantini, è lo sforzo di raccontare più l’interiore che l’esteriore, di seguire un’intrigante, affascinante, geografia dell’anima di Segantini”. Un itinerario che pur toccando i luoghi (Trentino, Milano, Brianza, Svizzera) e le vicende vissute in quei luoghi vuole evidenziare un percorso umano davvero ricco di sfaccettature, di scuri e di chiari, che abbiamo amplificato per farli scoprire”.
Nello spettacolo che vedrà sul palco oltre a Fontanari anche Giuseppe Amato (regista), Chiara Benedetti e il ballerino Filippo Porro il teatro classico (un testo, l’interpretazione) sposa la contemporaneità, incrociando i linguaggi e le irritualità: figure mute interagiscono con il protagonista, movimenti di danza interagiscono con i suoi pensieri, luci e musiche interagiscono con tutto e tutti.
Una compagnia che in Trentino si cimenta su uno dei più famosi pittori espressi dal Trentino anche se per la verità il Segantini “trentino” è stato solo un infante. Senza voler provocare viene naturale chiedere a Fontanari se non si tratti di un’operazione “furba”. Ecco allora la domanda: perché Segantini? “Perché studiando la sua storia – risponde Fontanari – abbiamo ritrovato molto del senso, delle scelte e del nostro fare teatro. Aria, la Compagnia, parte spesso dalle radici, dalla terra in cui operiamo, ma cerca sempre il coraggio di un respiro molto più vasto, per nulla limitato e forse angustiato dalle montagne che restano ovviamente uniche e belle. Il Segantini che ci piace è il personaggio che non ha mai perso le radici ma che ha saputo andare e guardare oltre la propria terra. Il Segantini che omaggiamo è un uomo che non ha mai smesso di cercare, e non solo nell’arte. Noi, nel nostro piccolo, non smetteremo mai di sperimentare. Speriamo di rendere l’idea. Anzi, scusate la presunzione, ne siamo certi per l’impegno e il trasporto che abbiamo tutti messo in questo lavoro”.
Un lavoro che dopo Pergine farà parte delle stagioni allestite dal Coordinamento Teatrale Trentino a Riva del Garda e a Tesero. Per poi puntare fuori Trentino come spesso è accaduto per gli spettacoli di Aria Teatro.












