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Dal restauro del Duomo di Trento spunta un affresco del 1300 (FOTO): è rimasto nascosto per oltre un secolo dalla tomba del Clesio

L'ipotesi al vaglio degli studiosi, dice l'Arcidiocesi, è che si tratti di un'opera di di Nicolò da Padova, già autore nei primi decenni del 1300 di affreschi nella chiesa di Sant'Apollinare, a Piedicastello: l'affresco in cattedrale potrebbe quindi risalire allo stesso periodo. L'opera era quasi completamente celata, almeno dal 1893, dietro il monumento funebre del vescovo Bernardo Clesio

Di F.S. - 24 giugno 2022 - 16:32

TRENTO. Era rimasto quasi completamente nascosto, almeno dal 1893, dietro un monumento funebre: al Duomo di Trento i lavori di restauro svelano un 'nuovo' affresco risalente al 1.300. La preziosa opera d'arte, una “Madonna in trono con bambino”, era infatti coperta dalla tomba del vescovo Bernardo Clesio nella navata nord, ora spostato nella posizione originaria (nella parete sud).


Insomma proprio a pochi giorni dalla festa del patrono San Vigilio (per l'occasione l'affresco sarà 'svelato' durante la preghiera dei Vespri guidata dall'arcivescovo Lauro), i lavori di restauro hanno restituito un nuovo 'tesoro': l'ipotesi al vaglio degli studiosi è che si tratti di un'opera di Nicolò da Padova, già autore nei primi decenni del 1300 di affreschi nella chiesa di Sant'Apollinare, a Piedicastello. Per questo, spiega l'Arcidiocesi di Trento, l'affresco in cattedrale potrebbe risalire allo stesso periodo.

 

La scoperta quasi casuale dell'opera ha destato la meraviglia del direttore dei lavori Ivo Maria Bonapace, dell'ingegnere responsabile del procedimento Edoardo Iob e dei consulenti chiamati a valutare l'opera, in particolare il fondatore del Laboratorio scientifico dell'Opificio delle pietre dure di Firenze Mauro Matteini, la consulente dell'arcidiocesi per il restauro degli affreschi Alice Maccoppi ed i lavoratori della ditta Lares di Venezia, ai quali è affidato il restauro della cattedrale.

 

I lavori per riportare l'opera alla luce sono iniziati poco dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che aveva indotto la Diocesi a promuovere una veglia di preghiera al santuario della Madonna di Pinè, dove l'arcivescovo Lauro Tisi aveva rivolto una supplica a Maria, Regina della pace. Una circostanza che non è sfuggita a chi ha riscoperto l'affresco.

 

“Propri per questo – ha detto l'architetto Bonapace a Vita Trentina – abbiamo deciso di chiamarla tra di noi 'Regina della Pace', perché è tornata alla luce in questo periodo di sofferenza”. L'affresco si poteva solo intravedere al di sopra della pietra tombale del Clesio: “Si scorgeva metà del volto della Madonna – continua Bonapace – mentre l'altra parte era nascosta. Si capiva che c'era un'altra testa, quella del Bambino, che spuntava. E che l'affresco doveva essere di ottima fattura”. Secondo gli esperti, l'immagine svelata della 'Regina della Pace' ha accompagnato, insieme al Crocefisso ligneo della Cappella Alberti, i padri conciliari riuniti in Cattedrale a metà Cinquecento.

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