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Trento
01 luglio | 12:15

Ritrovata una rara stele di quasi 5.000 anni fa: il prezioso reperto era stato "portato via" durante gli scavi per l'ospedale negli anni '90

Riconsegnata all'Ufficio per i beni e le attività culturali della Provincia di Trento una statua stele maschile in marmo attribuibile al Gruppo atesino, prima metà del III millennio a.C.

di Redazione

TRENTO. E' stata probabilmente portata alla luce e trafugata tra il 1989 e il 1990 durante gli scavi per l'ospedale di Arco, quando furono ritrovati 8 esemplari di statuaria antropomorfa: ma dopo tanti anni di attesa è stata riconsegnata oggi, martedì 1 luglio, all’Ufficio per i beni e le attività culturali della Soprintendenza della Provincia autonoma di Trento una statua stele in marmo risalente all’età del Rame (III millennio a.C.) e appartenente al cosiddetto “Gruppo atesino”. 

 

Protagonista il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia

 

La stele è decorata sui quattro lati: un cinturone del tipo “a festoni” corre tutt’attorno, mentre sulla faccia anteriore sono raffigurati due pugnali in rame disposti orizzontalmente con la punta verso l’interno, a lama triangolare costolata e pomo semilunato, uno dei quali contornato da borchiette. In prossimità della spalla destra è presente un oggetto a T (ascia da combattimento) con andamento obliquo. I fianchi e la schiena, fino all’altezza del cinturone, sono ricoperti da un mantello frangiato e decorato da un motivo a scacchiera.

Il reperto come detto rientra nel fenomeno europeo della statuaria antropomorfa, diffuso dall’Ucraina all’Atlantico nel III millennio a.C., documentato in Trentino-Alto Adige dal ritrovamento fino ad ora di 22 esemplari che rientrano nel Gruppo atesino.

 

Otto di essi sono stati scoperti ad Arco tra il 1989 e il 1990 durante gli scavi per la costruzione del nuovo ospedale. Questi straordinari monumenti, scolpiti a tutto tondo e forse dipinti, in origine erano eretti all’aperto in un’area a probabile destinazione cerimoniale, nei pressi di un antico canale del fiume Sarca.

 

Nel “Gruppo di Arco” sono presenti personaggi maschili, come la stele oggi consegnata dai carabinieri, riconoscibili in base alle maggiori dimensioni e caratterizzati dall’ostentazione di armi, da figure femminili contraddistinte dalla raffigurazione dei seni e da alcuni particolari dell’abbigliamento, e da un personaggio privo di elementi distintivi, di piccole dimensioni, che probabilmente rappresenta un soggetto non adulto.

 

Le statue stele potevano raffigurare personaggi di rango elevato realmente esistenti, oppure immagini di divinità. L’ipotesi più probabile è che siano figure commemorative di antenati illustri, che con la loro imponente presenza legittimavano il potere dei gruppi dominanti dell’età del Rame. L’esemplare oggi presentato trova particolare attinenza con le statue stele del Gruppo atesino, in particolare con il reperto denominato “Arco II

 

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Rovereto, sono state avviate dal Nucleo TPC di Venezia nel luglio 2024, nell’ambito di un’attività ispettiva della Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Trento, con cui i Carabinieri collaborano strutturalmente. La stele è stata trovata in Val di Ledro.

 

A seguito dell’attività ispettiva, il bene è stato sequestrato stante l’assenza di un valido titolo di proprietà da parte del detentore, la cui collaborazione è stata altresì importante nel corso delle indagini.

 

A termine delle indagini, nell’aprile 2025 il Tribunale di Rovereto ha disposto il dissequestro del bene e la restituzione in favore della Soprintendenza di Trento

 

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio riconosce, infatti, la potestà in materia di tutela alla Provincia autonoma di Trento, come previsto dallo Statuto Speciale per il Trentino-Alto Adige e dalle relative Norme di Attuazione.

 

Durante il corso delle attività, per la valutazione dell’interesse culturale del bene, i militari del Nucleo TPC di Venezia si sono avvalsi, altresì, di esami tecnici e storico-artistici effettuati a cura dei funzionari archeologi della Soprintendenza trentina.

 

Il recupero di reperti archeologici facenti parte del demanio culturale rappresenta una delle direttrici investigative che il Nucleo TPC di Venezia persegue, attraverso verifiche costanti e metodiche presso gli esercizi commerciali di settore e mediante l’attenta raccolta di segnalazioni da parte di studiosi e appassionati, grazie alla collaborazione degli Uffici del Ministero della Cultura, delle Soprintendenze di Bolzano e di Trento.

 

La restituzione al patrimonio pubblico di questi beni, testimonianze aventi valore di civiltà, riporta alla fruizione collettiva oggetti che narrano la storia di territori e comunità.

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