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"Tetraplegico, fino a 10 anni non è riuscito a studiare, nessun istituto lo accettava". Il docufilm "Amos è Zawadi" del regista Saccotelli racconta la disabilità in Africa

Il giovane regista pugliese Saccotelli, presenterà a Trento il suo primo docufilm, girato a dicembre 2017 in Tanzania in collaborazione con l'associazione Nyumba ali. Protagonisti della storia sono Zawadi, un ragazzo tanzaniano affetto da tetraparesi spastica e il suo coetaneo e assistente Amos. Nyumba ali: "Mancano le istituzioni e le strutture per bambini disabili in Africa"

Di Francesca Cristoforetti - 02 maggio 2022 - 19:22

TRENTO. "Ho voluto documentare la storia e la forza di Zawadi nel mio film. Ho scoperto il rapporto fraterno tra lui e suo cugino Amos e mi sono molto affezionato a loro. Anche la loro storia quindi è diventata una questione più personale per me". Così il giovane regista pugliese Yary Saccotelli, classe 1995, introduce il suo primo docufilm, girato a dicembre 2017 in Tanzania in Africa in collaborazione con l'associazione Nyumba ali. Nel suo tour italiano Saccotelli arriverà anche a Trento, presentando il film martedì 3 maggio, alle 20.30, al teatro Arcivescovile.

 

Protagonisti della storia sono Zawadi, un ragazzo tanzaniano affetto da tetraparesi spastica e il suo coetaneo e assistente Amos, che lo accompagna giorno e notte, "ma soprattutto - racconta il regista - la loro quotidianità e il loro fortissimo legame". Una storia difficile quella di Zawadi, che fino a 10 anni non riesce a studiare, poiché, nonostante il suo desiderio di frequentare una scuola, nessun istituto lo accetta.

 

Da lì l'incontro con l'associazione italiana, che opera a Iringa, in Tanzania, dove gestisce due centri diurni e un centro residenziale per bambini con disabilità provvedendo non solo alla loro salute fisica, ma anche alla loro istruzione laddove sia possibile un percorso scolastico. "Questo incontro gli ha cambiato il destino - sostiene Silvia Defrancesco nel direttivo di Nyumba ali - che sembrava tristemente segnato. Impara a leggere e a scrivere, si diploma e inizia l’Università". 

 

Il regista ha voluto così raccontare questa storia, girando da solo, senza il supporto una troupe, un docufilm di 64 minuti: "Questo è stato il mio progetto di tesi di laurea - prosegue Saccotelli - alla Rome University of Arts. Ho conosciuto la storia di Zawadi attraverso il libro scritto da lui, con il piede destro. Se inizialmente volevo seguire il suo racconto, riguardo la difficoltà di seguire gli studi, dopo aver conosciuto lui e Amos mi sono affezionato a loro, e la storia è diventata più personale".

 

Il film è stato girato nella città di Iringa, in un viaggio durato un mese, solo con una piccola videocamera e un microfono: "è stata una scelta anche quella di non inserire musica extradiegetica e nemmeno utilizzare luci. Stavo entrando nella vita privata di un ragazzo quindi ho scelto un'attrezzatura discreta. La qualità non era uno dei miei obiettivi, ma mostrare la verità, per quanto possibile". 

 

Un tema molto complesso quello delle persone disabili in Africa: "Non ci sono strutture che accolgono i disabili in Tanzania, o sono poche e sempre non locali. Mancano le istituzioni e le scuole non sono attrezzate anche se qualche passo in avanti lo si sta facendo, ma lentamente. C'è anche una questione socio-culturale da affrontare: i bambini disabili non sono accettati dalle famiglie e le donne sono ritenute responsabili e spesso vengono lasciate sole, senza nessuno strumento economico e sanitario. La nostra associazione ha lavorato anche sotto un punto di vista educativo, facendo capire che il bambino va accolto". 

 

Il film ha già vinto tre premi in altrettanti festival internazionali e ora sta compiendo un tour tutto italiano per la proiezione del film. 

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