La magia di Ronaldinho e la giovane calciatrice che non spiazza solo il paesino
Sabato29 a Meano, a Villa Salvadori, va in scena "No Look" con il monologo intrigante di Eleonora Marchiori che interpreta Cecilia, la barista che allestisce una squadra di calcio femminile per un torneo di periferia: una specie di rivoluzione.

TRENTO. Estate in avvio. Estate ricca. Spettacolo dopo spettacolo, in crescendo, la scelta inizia ad essere ardua. Se è lecito un consiglio, vale la pena di non perdersi una puntata appena sopra Trento. E cioè in quella Meano dove la gestione ormai pluriennale di Aria Teatro (Teatro di Pergine) anima il bel teatro locale (nel senso fisico del termine) con stimolanti puntate nel contemporaneo e nella ricerca senza tuttavia perdere di vista anche il taglio “popular” delle proposte.
Ma l’estate di Meano è anche consolidamento di spazi all’aperto di indubbio fascino. Uno dei quali è la Villa Salvadori Zanatta che nella sua corte dà valore aggiunto allo spettacolo. Se poi lo spettacolo è intrigante per l’inconsueto della materia, allora il gioco è fatto. Sì, proprio il gioco: termine che c’azzecca alla grande con “No Look”, il lavoro Marco Mattiazzo affidato al “one woman show” di Eleonora Marchiori per la produzione di Matricola Zero e la collaborazione dello Stabile del Veneto.
Il gioco in questione è il calcio. Ma è un calcio delle donne, quello che qualche anni fa (i mondiali francesi del 2019) ebbe un attimo di gloria (anche televisiva, una sorta di miracolo per la Rai quasi sempre disattenta) per poi rientrare nei ranghi della disattenzione. La storia è quella di una ragazza e di un paesino sulla riviera del Brenta.
In un microcosmo periferico l’idea di una squadra tutta al femminile che si iscrive ad un torneo estivo di pallone ha il sapore della rivoluzione. Una rivoluzione nel nome di Cecilia (la protagonista), barista al Bar Sport. Con No Look il monologare intenso di Eleonora Marchiori mostra tante sfaccettature in reazione (orgogliosa) alle diffidenze, ai sarcasmi e anche di peggio. Ma No Look sfugge (e per fortuna) al già visto e al già sentito sul tema.
Lo spettacolo usa un’altra chiave, certo più interessante. E cioè (stando alle note di regia): “Man mano il lavoro avanzava, il femminile e il maschile sono andati intrecciandosi per lasciar spazio solo al punto di partenza naturale: il calcio. L’esigenza di riconoscere il gioco come superamento delle differenze di genere. Da qui nasce la storia di Cecilia, una ragazza che ha un portato apparentemente normale, nel senso di ‘nella norma’,ma che ha sepolto non solo le speranze di carriera calcistica, ma anche la gioia del gioco. Il tres d’union di questi elementi, il no look: un gioco di prestigio calcistico, una skill riconducibile a Ronaldinho, il vettore del calcio-gioco-gioia per eccellenza.
Il no look è “una magia, la mossa della sorpresa, della meraviglia. Ti indica una strada per poi mostrartene un’altra, completamente diversa.” Il calciatore che fa un no look ti fa credere di lanciare la palla da un lato, ingannando il diretto avversario, per poi farla passare dalla parte opposta. Un po’ è così che vogliamo affrontare la questione ‘calcio femminile’: certo, la storia di Cecilia e del contesto di paesino veneto è la storia che andiamo a raccontare, ma nel distrarre il pubblico, vogliamo palesare quali sono i grandi ostacoli che una ragazza qualunque deve superare, dalla Riviera del Brenta a qualsiasi paese d’Italia, pur di divertirsi giocando a calcio”. Poco altro da dire se non perorare con convinzione le tesi del regista Michele Tonicello. E invitare a fare un salto a Meano sabato 29 alle 21 (in caso di pioggia al teatro).


















