"L'arte indaga sulle dipendenze", intervista all'autrice dello spettacolo "Laundrette" Jennifer Erika Miller: "Oltre l'imbarazzo c'è la possibilità di chiedere aiuto"
Lo spettacolo andrà in scena questa sera (28 giugno) alle 21 alla Seesaw House di Riva del Garda nell'ambito del Pan Festival e affronta la tematica delle dipendenze da sostanze, affettive e da social media. L'autrice e regista Jennifer Erika Miller: "Il valore aggiunto dell'arte, e del teatro, è quello di riuscire a trasmettere attraverso il filtro delle emozioni riflessioni e argomenti che potrebbero risultare difficilmente fruibili"

RIVA DEL GARDA. Un uomo tormentato da una serie di pensieri ossessivi, che cerca di non concedersi la famosa ultima sigaretta. E intanto la vita attorno a lui scorre impazzita nella sua quotidianità, che entra ed esce da una lavanderia.
Potrebbe essere riassunto così, in estrema sintesi, lo spettacolo di teatro danza "Laundrette" che vuole rappresentare un'indagine artistica sul tema delle dipendenze in tutte le loro forme e che andrà in scena questa sera, venerdì 28 giugno alle 21, alla Seesaw House di Riva del Garda nell'ambito del Pan Festival, una tre giorni all’insegna dell’arte che proporrà nel comune gardesano spettacoli, simposi, conferenze e workshops.
Nato dalla collaborazione tra l'associazione teatrale "Alla Ribalta" e l'associazione "Seesaw Project", lo spettacolo – scritto e diretto da Jennifer Erika Miller, con la coreografia di Veronica Boniotti e
le musiche originali di Antonio Maria Fracchetti – propone un abbraccio tra recitazione, danza e musica: centrale una sequenza di tableaux vivants che ruota, come una centrifuga impazzita, attorno ad un uomo che aspetta la fine del ciclo della lavatrice in una lavanderia a gettoni.
E proprio attorno a quest'uomo si innescherà un vortice – sospeso tra la sua interiorità, che di riflesso si fonde con quella del pubblico, e il mondo "fuori" – in grado di far riflettere e al contempo emozionare.
Jennifer Erika Miller, ci racconta cosa si deve aspettare il pubblico e la scelta di affrontare artisticamente un tema delicato come quello delle dipendenze?
Il progetto si innesta nel solco della linea scelta dall'associazione Alla Ribalta, ovvero quella di voler affrontare tematiche sociali. In questo caso affrontiamo le dipendenze da sostanze, quelle affettive e quelle da social media. Una precisazione è però doverosa: l'intenzione è quella di volerle trattarle sempre senza far sentire nessuno "giudicato". Laundrette vede la sua genesi in un percorso di ricerca: abbiamo organizzato varie talk sul tema, aperte alla comunità e che hanno visto la presenza di esperti sulle dipendenze. Abbiamo poi coinvolto in un contest vari artisti italiani che hanno portato la loro visione sul tema attraverso diverse forme d'arte e solo in seguito a questi "step" è iniziata la fase di scrittura vera e propria. Il risultato è uno spettacolo tragicomico di teatro danza in cui il protagonista si trova all'interno di una lavanderia: è in attesa della fine del ciclo della lavatrice ed è immerso in quello delle sue dipendenze: sia come detto da sostanze, volutamente non specificate, che da una relazione turbolenta. Attorno a lui ruota poi "il mondo", con le persone che entrano nel sistema generando il lato più comico dello spettacolo.
Come mai ha scelto proprio una lavanderia come luogo cardine per questo suo lavoro?
Quest'idea è nata in fase di scrittura. Si sono delineate infatti svariate scene che avevano come filo rosso l'acqua, con tutto il simbolismo che ruota attorno a questo elemento: il ciclo, il fluire ed il purificarsi in primis. Questi aspetti si associavano perfettamente al tema delle dipende e dei loro cicli, con la lavanderia che è sia un luogo in cui può concretizzarsi una storia da esplorare, quella del protagonista, ma anche trasformarsi in un luogo di passaggio, con la realtà esterna che si affaccia sulla storia narrata.
Parlando del protagonista, con la sua "ultima sigaretta" appare quasi un personaggio sveviano.
Esattamente. È un uomo tormentato che cerca con tutto se stesso di ricominciare, e proprio il suo ingresso nella lavanderia rappresenta la scelta di riprendere in mano la sua vita. Viene però costantemente scaraventato nei suoi ricordi e nel suo vissuto personale, che viene approfondito con il passare del tempo, e si trova ad affrontare i vari incontri apparentemente causali che però hanno sempre un messaggio per lui e funzionale al suo percorso.
Allargando lo sguardo, Laundrette tiene insieme recitazione, musica e danza. Come avete lavorato in tal senso?
Questo abbraccio a tre è nato anch'esso in fase di scrittura e per me ha rappresentato una novità, dal momento che ho sempre lavorato con il teatro di prosa. L'incontro tra me, la coreografa Veronica Boniotti e il compositore Antonio Maria Fracchetti posso definirlo "fortunato", guardando al risultato: danza e recitazione si compenetrano e tutti i personaggi in scena si affacciano ad entrambe le forme artistiche, con la musica cucita sulle parole che accompagna il tutto e che contribuisce a far sì che il pubblico possa specchiarsi nelle vicende del protagonista, vivendo a sua volta il vortice che viene a crearsi attorno e dentro di lui.
Un ultima battuta. Qual è il valore aggiunto del teatro, e dell'arte in generale, nell'affrontare tematiche complesse quali appunto le dipendenze?
Prima di risponderle ci tengo a sottolineare un aspetto: lo spettacolo vuole parlare a tutti e l'intenzione è quella, naturalmente senza nessuna pretesa, di provare a far sentire meno solo e tendere una mano a chi si trova ad affrontare determinate problematiche. Mette sicuramente in luce un aspetto scomodo, ma che però vuole rappresentare un input per vincere la paura e l'imbarazzo nell'affrontare determinate problematiche: l'idea che si vuole trasmettere è che oltre quello scoglio, da superare, c'è la possibilità di poter chiedere aiuto. Per quanto riguarda il valore aggiunto dell'arte, e del teatro nello specifico, è quello di riuscire a trasmettere attraverso il filtro delle emozioni riflessioni e argomenti che potrebbero risultare altrimenti più difficilmente fruibili dalle persone.













