This is a Premiere: un viaggio tra diversità, danza e ironia, debutta al Teatro Sociale
Dopo il debutto tedesco a Colonia, in Germania, la prima nazionale dello spettacolo di Cristiana Morganti e Emanuele Soavi arriva al Teatro Sociale di Trento domani, 29 novembre alle 18.00, in replica domenica 30 novembre alle 16.00. Un dialogo tra danza, ironia e riflessione sulle sfide artistiche e umane e l'incontro tra due coreografi che si confrontano a partire dalle loro diversità, su temi legati al loro vissuto e alle loro esperienze di artisti e performer

TRENTO. Dopo il debutto a Colonia e l’anteprima al Pina Bausch Zentrum di Wuppertal, domani, 29 novembre 2019, al Teatro Sociale di Trento il 29 novembre alle 18.00, e in replica domenica 30 novembre alle 16.00, va in scena la prima nazionale di "This is a Premiere", uno spettacolo ideato e interpretato da Cristiana Morganti ed Emanuele Soavi. I due coreografi, entrambi con una lunga carriera internazionale, portano sul palco una riflessione profonda e ironica sul tema della diversità, dell'incontro tra due mondi e della costruzione dell’identità attraverso l'arte.
Lo spettacolo esplora il confronto tra due linguaggi coreografici diversi. Attraverso l'alternarsi di parole e movimento, This is a Premiere affronta le sfide della creazione artistica, indagando le radici culturali, le difficoltà produttive e le modalità di interazione tra individui provenienti da esperienze e tradizioni differenti.
This is a Premiere invita a interrogarsi con profondità sulla capacità di mantenere la propria identità mentre si entra in relazione con quella dell’altro. Trattando con ironia questioni socio-politiche contemporanee, dalla fluidità di genere alla sostenibilità , Morganti e Soavi sottolineano anche le difficoltà e i "divieti" che segnano il mondo della danza oggi.
Il titolo “This is a Premiere” suona come un debutto significativo, cosa rappresenta questo titolo per voi in termini professionali e personali?
Cristiana: Il fatto che io ed Emanuele creiamo uno spettacolo è di fatto una "premiere". Normalmente siamo due coreografi abituati a creare da soli, autonomamente, firmando i nostri rispettivi spettacoli in solitario. Questa volta abbiamo unito le forze, collaborando in tutti i passaggi della creazione artistica, e questa è stata un’esperienza nuova per tutti e due.
Emanuele: Ci siamo confrontati per cercare di creare uno spettacolo che avesse un senso in questo momento, per il pubblico e per la realtà dell’arte oggi. Inoltre visto che per i teatri spesso è importante presentare delle prime, abbiamo dato questo titolo, per sottolineare in modo ironico questo meccanismo.
Venite da esperienze diverse ma che in qualche modo si intrecciano. In questo spettacolo cosa avete scoperto l’uno dell’altro lavorando fianco a fianco?
Emanuele: Dal punto di vista artistico naturalmente veniamo da due esperienze e formazioni diverse, questo in realtà si è rivelato interessante perché ci ha permesso di giocare, scoprire e imparare l'uno dall'altro.
Cristiana: All'inizio c'è sempre il rischio che l'universo dell'altro possa non piacerti. La partenza non poteva essere altrimenti, ma progressivamente abbiamo capito che, da un punto di vista puramente drammaturgico, era più efficace mostrare la differenza dei nostri linguaggi e approcci al movimento.
Nello spettacolo toccate temi attuali, come la fluidità di genere, la sostenibilità, ma anche riflessioni su divieti e cliché nel mondo della danza. Come entrano nel vostro spettacolo e in che modo questa riflessione riesce ad emergere?
Cristiana: L'escamotage che abbiamo trovato è stato quello di usare la forma dell'intervista, con una voce dall'esterno che ripetutamente ci pone delle domande alle quali noi rispondiamo. Questa situazione ci costringe a rivelare i nostri punti di vista, reali e fittizi, in un confronto dinamico, fatto di tesi e antitesi.
Emanuele: Per noi era importante affrontare sul palco questi temi in maniera non intellettuale e artificiale. Volutamente abbiamo quindi cercato di creare una tipo di spettacolo che non fosse troppo ermetico per il pubblico di oggi, come lo è molto spesso la danza contemporanea oggi, chiusa su sé stessa, difficile da leggere o da interpretare.
Nello spettacolo si parla di "rivelarsi nelle fragilità", quanto è importante per un'artista essere vulnerabile e come si traduce questa vulnerabilità nel corpo e nella performance?
Cristiana: Io trovo sempre importante riuscire ad essere autentici ed onesti in scena e non avere paura di mostrare le proprie fragilità. Allo stesso tempo non c'è nulla di privato sul palco, siamo sempre molto consapevoli di come ci poniamo, di come stabiliamo il contatto con il pubblico. Idealmente ci piaceva l'idea che al pubblico, uscendo dallo spettacolo, restasse l'impressione di averci conosciuti.
Emanuele: Il contatto diretto con il pubblico non è scontato nella danza. In This is a Premiere non abbiamo paura di giocare e di mostrare le nostre emozioni, anzi le abbiamo volute accentuare per rendere più facile al pubblico la possibilità di immedesimarsi.
Sullo sfondo c'è la condizione degli italiani immigrati in Germania, come vengono esplorati i sentimenti di nostalgia, esplorazione, ma anche di rifiuto nel tema della danza e dello spettacolo?
Emanuele: Per noi era importante raccontare la nostra esperienza di italiani arrivati in Germania negli anni Ottanta- Novanta. La nostalgia, come sensazione preponderante, la traduciamo, per esempio, in un momento un po’ speciale dello spettacolo, in cui entrambi rivisitiamo il passato cantando frammenti di canzoni d’autore.
Cristiana: Siamo molto curiosi di vedere come reagirà il pubblico italiano proprio a questa parte dello spettacolo. Per i tedeschi il rapporto con l’Italia e con gli immigrati italiani, ha una connotazione molto sentimentale, quasi romantica. Per gli italiani speriamo che sarà interessante scoprire cosa potevano provare due artisti italiani emigrati nella Ruhr fine anni Ottanta.
A proposito di musica, c'è una forte commistione tra i i generi tecno, folk e le composizioni sonore contemporanee che appaiono come un altro elemento di contaminazione dello spettacolo. Come si lega la musica alla danza e quale ruolo ha nel trasportare il pubblico in questi spazi fittizi e reali?
Emanuele: Le musiche in questa creazione ha avuto un ruolo molto importante: rappresentano e sottolineano alcuni elementi visualizzati nella coreografia e nella sequenza delle scene. La scelta di usare musiche diverse tra loro è voluta per sottolineare stati d'animo, situazioni, frammenti temporali molto diversi l'uno dall'altro.
Cristiana: Comunque, nel processo di creazione, siamo partiti dal materiale coreografico, dall’ideazione di situazioni e momenti teatrali, solo in un secondo tempo abbiamo iniziato ad associare delle musiche alle varie scene. È un processo lento e certosino, un editing complicato, perché una musica può stravolgere, distruggere o potenziare il significato di una scena.
Cosa vi aspettate che lasci il vostro spettacolo al pubblico? Cosa può invitare a riflettere?
Cristiana: Forse ci piacerebbe che lasciasse una sensazione di speranza. L'idea che valga la pena di andare avanti con la fiducia che ci sia qualcosa di positivo ad attenderci.
Emanuele: Anche l’idea che l'incontro dell’uno con l’altro non sia visto come minaccia o rivalità, ma come uno scambio capace di arricchire entrambi.












