"Quella piastrina era di mio padre, soldato italiano imprigionato dai nazisti'', ilDolomiti racconta il ritrovamento in Polonia e il figlio legge e si attiva: ''Sogno torni a Senio''
Fabio Bonola racconta l'emozione del ritrovamento di una piastrina appartenuta al padre, Cosimo Bernardo Bonola: "Di quegli anni di guerra, fame e prigionia papà ci ha raccontato pochissimo – spiega Fabio a il Dolomiti -, qualcosa ci ha detto mamma. Quando ho visto l'articolo sul vostro giornale ho provato un’emozione fortissima, difficile da descrivere. Tante sensazioni sovrapposte che mi hanno commosso"

SERNIO. Ci sono pagine di storia che non si chiudono mai del tutto, capitoli pronti a riaprirsi all’improvviso: ferite profonde o gioie ardenti, storie di vita capaci di intrufolarsi nella nostra quotidianità anche ad anni o decenni di distanza. E così può succedere che un articolo de il Dolomiti, letto per caso, faccia venire gli occhi lucidi e un nodo alla gola.
È il caso di Fabio Bonola, 67 anni, cittadino di Sernio in Lombardia: che dopo aver perso il padre Cosimo quando di anni ne aveva appena 14, lo ha visto “rivivere” nelle parole e negli oggetti di chi, nella lontana Polonia, ha trovato una piastrina dell’alpino lombardo catturato durante la seconda guerra mondiale e ne ha ricostruito le tappe.
“Di quegli anni di guerra, fame e prigionia papà ci ha raccontato pochissimo – spiega Fabio a il Dolomiti -, qualcosa ci ha detto mamma. Quando ho visto quell’articolo ho provato un’emozione fortissima, difficile da descrivere. Tante sensazioni sovrapposte che mi hanno commosso”.
LA STORIA.
La storia di Cosimo Bernardo Bonola (nato il 24 settembre 1913 a Sernio) è quella di tanti italiani e di tanti uomini in quegli anni di orrori. Ma è la sua storia, personale e preziosa. E i ricercatori polacchi appassionati di storia e di reperti l’hanno ricostruita con grande dovizia di dettagli grazie ai documenti recuperati, a partire dalla piastrina incisa che è stata riportata alla luce nel sito di Bogusze, in Polonia.
La zona è quella dove 80 anni fa si trovava un campo di prigionia tedesco costruito dopo che i nazisti avevano occupato il Paese: oggi è zona di appassionati e ricercatori che dalla terra fanno riemergere oggetti e reperti. Insomma, storie.
“Muratore di professione – scrivono a proposito di Cosimo Bonola -, soldato del 5° Reggimento Fucilieri Alpini, fu catturato a Rio di Pusteria l'8 settembre 1943. Probabilmente finì nel campo di Bogusze in uno dei primi trasporti (numero 11928). Fu deportato nella Germania settentrionale, Stalag XA Schleswig. Fu internato a Bremervoerde, poi ad Amburgo (Lager Dessaueruffer 38) e dal 23 settembre 1944 lavorò presso la D. Mueller & Co. Nordeutsche Feldsamenhandlung (un'azienda portuale specializzata in prodotti agricoli)''.
“La ricostruzione dei ricercatori polacchi – prosegue Fabio – è coerente e in linea con le informazioni, non moltissime, che abbiamo anche noi a disposizione. Quando papà, dopo essere stato catturato e internato, è finalmente riuscito a tornare in Lombardia, alla fine del 1945, ha trovato la sua casa bruciata dai fascisti: la moglie Gina, mia madre, si era trasferita con i due figli piccoli, sua padre e una mucca, unico sostentamento della famiglia, nella contrada Biolo, unico punto di Sernio risparmiato dai fascisti".
Fabio, classe ’58, è il più giovane dei 5 figli avuti da Cosimo e Gina: “Papà di quegli anni di guerra non ci ha mai raccontato molto – riprende -, si chiudeva molto in sé stesso: qualcosa ci ha raccontato la mamma, diceva che lui specialmente nei primi anni dopo la guerra si svegliava la notte in preda agli incubi. Ne deve avere viste davvero di tutti i colori in quegli anni. Quando era nei campi di lavoro, dove era sfruttato in una fabbrica di calzature militari, so che usciva la notte dalle baracche, di nascosto, per cercare qualcosa con cui sfamarsi, cercando di resistere giorno dopo giorno in condizioni inumane. Non riesco neanche a immaginare cosa possa avere fatto e pensato in quel periodo da incubo”.
Negli anni del Dopoguerra, Cosimo si dedicò al lavoro nei campi e alla sua professione di muratore: negli anni Sessanta lavorò come agricoltore piantando nei terreni alberi di mele, quella fu la sua occupazione fino al 1972 quando morì per problemi di cuore. "Io avevo solo 14 anni - prosegue Fabio -, mio padre era un uomo buono, di poche parole. Un lavoratore e un grande esempio per la sua famiglia".
LA PIASTRINA.
Ora Fabio ha un piccolo ma significativo sogno: riuscire a riportare a Sernio, a casa, quella targhetta, a quasi un secolo di distanza da quando è stata persa. “Sono molto grato a voi de il Dolomiti per l’interessamento a questo caso – riprende Bonola -, grazie ai contatti del giornale sono riuscito a mettermi in contatto con Stefan, il ricercatore polacco che ha trovato e recuperato la piastrina. Speriamo che presto possiamo riportare a casa quell’oggetto piccolo ma di valore enorme per la nostra famiglia”.
La procedura di restituzione non è immediata: “Quando facciamo questo tipo di ritrovamenti - spiega lo stesso Stefan Marcinkiewicz, che insieme al figlio ha recuperato e messo al sicuro la piastrina - cerchiamo di contattare gli eredi o i parenti del soldato in questione. Il nostro lavoro è ufficiale, e regolato dagli uffici competenti locali: ci piace restituire le targhette e le piastrine di persona, una volta documentata con attenzione l’effettiva identità di chi le richiede e il suo legame con il soldato. Ci sono tante storie ancora nascoste nel passato e nella terra. Noi facciamo la nostra parte per scoprirle”.












