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Belluno
14 ottobre | 17:03

Tanta partecipazione e la mostra "Cara acqua, acqua cara" di Giorgio Vazza viene prorogata: "E' una personale intima, profonda, quasi viscerale, e dolorosa"

La mostra “Cara acqua, acqua cara - relazioni d’acqua” di Giorgio Vazza organizzata dall'associazione Borgo Piave Etc è stata prorogata per il grande interesse verso l'iniziativa

di Redazione

BELLUNO. La personale di Giorgio Vazza intitolata “Cara acqua, acqua cara - relazioni d’acqua”, voluta dall’associazione Borgo Piave Etc aps e ospitata nel piano nobile di Palazzo Doglioni a Borgo Piave, verrà prorogata anche al prossimo fine settimana con aperture il 18 e 19 ottobre dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16.

 

La scelta, condivisa dall’ente organizzatore e dall’artista, è scaturita dal vedere che la mostra è stata un vero successo registrando quasi 250 visitatori in 5 giornate di apertura, oltre l’inaugurazione, e ricevendo apprezzamenti molto positivi da parte del pubblico, arrivato anche da fuori regione, che ha compreso ed interiorizzato i numerosi messaggi che la mostra ha voluto dare.  

 

Uno tra tutti il ricordo del disastro del Vajont che ha avuto un evidente impatto sociale sulla precedente comunità di Borgo Piave, allora legata al fiume, ma anche sulla vita dell’artista che l’ha vissuto in prima persona all’età di 11 anni come ha ricordato Flavio Faoro nell'introduzione fatta durante l’inaugurazione.

 

"E' una mostra intima, profonda, quasi viscerale. E dolorosa. Per Giorgio Vazza l’acqua non è solo un tema per le sue opere", dice Faoro. "È il tappeto profondo, il riferimento ineludibile, lo strato che sottiene la sua attività di artista. E, penso, la sua vita. Questa esposizione ci mostra com’è l’artista, la sua paura e la sua fragilità, la sua forza e il coraggio che lo hanno portato anche ad affrontare l’inaffrontabile. Il Vajont, un luogo divenuto una parola che ormai ne contiene molte, tutte cariche di significato - acqua, violenza, sfruttamento, rapina, morte, è il filo che lega molte delle opere di questa mostra. Non soltanto, certo, ma credo che il peso delle opere che del Vajont ci parlano sia più forte, un filtro attraverso cui tutto il discorso artistico di Vazza è costretto a passare”.

 

Parlando sempre del Vajont è stata molto apprezzata dai visitatori l’opera “Portavalori. Dedicato a Guglielmo Cornaviera” nella quale una cassetta portavalori, regalata dall’amico Flavio Da Rold all’artista 20 anni fa, è diventata “portavalori della memoria”. L’installazione è dedicata alla figura di Guglielmo Cornaviera, nato a Erto il 9 ottobre del 1933 ed è piena delle sue carte, documenti, progetti, testi della lotta per il riconoscimento dei diritti ai superstiti e l’affermazione della verità sulla strage. Tra questi si vede una copia della prima edizione del libro di Tina Merlin “Sulla pelle viva”, libro di cui Cornaviera sostenne le spese di stampa dopo che tutti gli editori a cui si era rivolta la scrittrice lo avevano rifiutato.

 

Il tema dei bacini artificiali è stato attualizzato con un’altra opera densa di significati intitolata "In-vasi" composta di sette coni metallici che lasciano fluire a gocce dell’acqua limpida in sottostanti vasi di vetro trasparente con un effetto clessidra che crea anche una melodia sonora ma porta lo spettatore anche ad interrogarsi su un lato più oscuro “quello dello sfruttamento idroelettrico”.

 

Parlando sempre di attualità, un’altra installazione ha dato da pensare ai visitatori: “Viaggio” realizzata nel 1995 che rappresenta l’acqua come elemento essenziale per ogni forma di vita e come un elemento prezioso da proteggere. Si vede infatti una boccia d’acqua purissima che rappresenta tutte le acque della terra, inserita in una doppia cassa sorretta da molle per attutire i colpi e salvaguardare il prezioso contenuto durante il simbolico viaggio della vita.

 

Chiude la mostra l’opera intitolata “Passaggi obbligati. Sui miei passi” dove delle orme a terra portano verso una foto di Bepi Zanfron scattata a Longarone il 10 ottobre 1963. “Si tratta di un ritratto di famiglia. La mia. Il giorno dopo. Si vedono i miei nonni che portano me e i miei fratelli da Muda Maè a Castellavazzo il giorno dopo la tragedia. Sono il silenzio e il vuoto a parlare. Orme che ripercorrono quei passi” commenta Giorgio Vazza che prosegue “La fotografia è esposta contro una finestra, murata. Perché la memoria non può uscire, dalla memoria non si scappa, non può aprirsi all’aria, al mondo di fuori, e volare via. La pressione dentro è troppo forte, la spinta emotiva, la disperazione sono insostenibili e non ci si può sottrarre a un tentativo di superamento, di uscita. Come supporto ho l’arte che mi dà una mano. Te toca farlo”.

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