"Dalla East Coast Usa alle Dolomiti, portare qui la nostra musica è un sogno": 4 musicisti, 4 Paesi e un viaggio che arriva sulle vette trentine, i MediBa 4tet si raccontano
Vengono da Italia, Montenegro, Slovenia e Spagna e si sono incontrati al Berklee College of Music di Boston, i MediBa 4tet fanno tappa sulle Dolomiti e si raccontano: "La natura è una grande fonte di ispirazione e influenza sia il nostro processo creativo che il modo di suonare. Poter portare la nostra musica qui è un desiderio che si realizza e non vediamo l’ora di vivere tutta la magia di questa esperienza"

TRENTO. "Da quando abbiamo scoperto questo festival, esibirci qui è diventato un sogno: poter portare la nostra musica sulle Dolomiti significa realizzarlo". Per i MediBa 4tet quello di giovedì 17 settembre ai Laghi di Bombasel, a 2.270 metri nel cuore del Lagorai, sarà un concerto speciale (QUI INFO).
Perché permetterà al quartetto di chiudere un cerchio iniziato proprio con "I Suoni delle Dolomiti": è stata infatti l’idea di partecipare al concorso "Paolo Manfrini" del festival a spingere i quattro musicisti a riunirsi per la prima volta in questa formazione. Nel 2025 sono arrivati in finale, oggi tornano sulle Dolomiti dopo aver trasformato quell’esperimento in un progetto musicale e aver affrontato il loro primo tour europeo.
Il gruppo è formato da Maša Vujadinović alla voce, Jakob Kobal alla fisarmonica, Queralt Giralt Soler al violoncello e Andrea Dionisi alla batteria e alle percussioni: quattro musicisti provenienti da Montenegro, Slovenia, Catalogna e Italia, le cui strade si erano incrociate al Berklee College of Music di Boston.
La loro musica fonde tradizioni balcaniche e mediterranee, jazz, suggestioni classiche e composizioni originali, alternando atmosfere intime a passaggi più ritmici. Dopo le esibizioni sulla East Coast americana e il primo tour in Europa, i MediBa arrivano ora ai Laghi di Bombasel. "La natura è una grande fonte di ispirazione per tutti noi - spiegano - e influenza profondamente il nostro processo creativo e il nostro modo di suonare".
Suonare ai Laghi di Bombasel significa portare la vostra musica a 2.270 metri, nel cuore del Lagorai. Che effetto fa immaginare le vostre note fuori da una sala da concerto, immerse nelle Dolomiti?
Per noi significa tantissimo. Da quando abbiamo scoperto questo festival, esibirci qui e poterne fare parte è diventato un sogno: la natura è una grande fonte di ispirazione per tutti noi e influenza profondamente sia il nostro processo creativo sia il nostro modo di suonare. Poter portare la nostra musica sulle Dolomiti è davvero un desiderio che si realizza e non vediamo l’ora di vivere tutta la magia di questa esperienza.
Siete cresciuti in piccoli centri, con la natura sempre molto vicina. Quanto di quei luoghi è rimasto nella vostra musica?
Più passa il tempo e più ci accorgiamo di tornare alle radici, trovando ispirazione sia nei paesaggi "originari", sia nella natura che oggi scopriamo nella vita quotidiana. In fondo, nella natura c’è già tantissima musica e le due cose sono profondamente intrecciate: basta ascoltare con attenzione per trovare ispirazione ed energia creativa.
In qualche modo la storia dei MediBa comincia proprio da “I Suoni delle Dolomiti”. Come siete passati dall’idea di partecipare al concorso alla consapevolezza che tra voi ci fosse qualcosa che valeva la pena portare avanti?
Una sera il nostro batterista Andrea mi ha chiamata (a parlare qui è Maša Vujadinović) e mi ha parlato del concorso, proponendomi di formare un gruppo per partecipare. Abbiamo così creato il quartetto e ci siamo ritrovati tutti insieme a Boston per provare i brani e registrarli. Era la prima volta che noi quattro suonavamo insieme in questa formazione, ma fin dall’inizio abbiamo percepito che il suono e l’energia che riuscivamo a creare insieme avevano qualcosa di speciale e che valeva la pena esplorare ulteriormente.
Montenegro, Slovenia, Catalogna e Italia: radici molto diverse che si sono incontrate dall’altra parte dell’Atlantico, al Berklee College of Music di Boston. Quanto è stato importante allontanarsi dall’Europa per riscoprire proprio quelle radici?
Direi che è stato molto importante: un ambiente come quello del Berklee ci ha dato la possibilità di esplorare moltissimi generi e culture differenti e di imparare da persone con esperienze e percorsi professionali molto diversi tra loro. È qualcosa di speciale, che ha lasciato in tutti noi una grande apertura mentale e la curiosità di continuare a esplorare e a spingerci oltre i confini.
Voce, violoncello, fisarmonica e batteria, e poi tradizione balcanica e mediterranea, jazz, classica e composizioni originali: con ingredienti così diversi, qual è il filo che tiene insieme il suono dei MediBa?
Una parte importante del nostro suono nasce già dalla particolarità della formazione. Tutti noi cerchiamo di creare nella musica momenti capaci di emozionare le persone e di far provare loro qualcosa e crediamo che, partendo proprio da questo, il nostro suono riesca a essere riconoscibile e coerente indipendentemente dal genere musicale.
Avete suonato sulla East Coast americana, quest’estate è arrivato il primo tour europeo e ora tornate proprio a “I Suoni delle Dolomiti”, dove tutto aveva iniziato a prendere forma. Dove sono arrivati oggi i MediBa e quale sarà il prossimo passo?
Dopo esserci esibiti in giro per l’Europa quest’estate, chiuderemo il tour con il concerto sulle Dolomiti. Alcuni di noi torneranno poi negli Stati Uniti, dove lavoriamo e ci esibiamo, ma stiamo già programmando i prossimi concerti e scrivendo nuova musica per il quartetto. Quest’estate abbiamo anche registrato un album, che ora è in fase di editing e missaggio e che speriamo di poter condividere presto con il nostro pubblico.














