Dal Colorado al Trentino, il viaggio di sei giovani musiciste: "Portiamo lo spirito delle Rocky Mountains sulle Dolomiti e promuoviamo l'empowerment femminile"
Sei giovani musiciste del Colorado, le 'Belles of the Rockies', arrivano in Trentino per esibirsi a I Suoni delle Dolomiti e si raccontano in una lunga intervista: "La musica in quota è parte integrante dell'identità del Colorado e noi frequentiamo spesso la montagna, sia individualmente sia insieme, come occasione per rafforzare il legame tra noi. Cerchiamo di costruire un'estetica ispirata all'eleganza e alla presenza imponente delle Flatirons e delle Rocky Mountains"

TRENTO. Ci sono montagne che, pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, sembrano parlarsi. Accade così con le Rocky Mountains del Colorado e le Dolomiti, che condividono quella capacità di dare misura al silenzio e di trasformare la musica in un'esperienza che appartiene al paesaggio prima ancora che al palcoscenico.
È forse anche per questo che il viaggio delle Belles of the Rockies – Sydney Hoehl, Gwen Milette, Amy Millesen, Leilani Spurlock, Katherine Votruba e Baylee Womack – verso I Suoni delle Dolomiti appare quasi naturale.
Nate tra le montagne americane, le sei trombettiste porteranno il prossimo 2 settembre (QUI INFO) il loro repertorio fino al Sass Pordoi, intrecciando la tradizione degli ottoni con l'energia del West e lo spirito di un ensemble costruito sull'amicizia, sulla collaborazione e sulla gioia di fare musica insieme.
Ma il loro progetto guarda anche oltre il concerto: attraverso il palco e il lavoro condiviso vogliono offrire alle ragazze che sognano un futuro nella musica un esempio concreto, dimostrando che passione, studio e talento possono aprire strade nuove.
A poche settimane dall'evento, le Belles of the Rockies si raccontano a il Dolomiti, tra il legame con le montagne del Colorado, l'emozione dell'esordio sulle Dolomiti e lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno.
Partiamo dal vostro live a I Suoni delle Dolomiti. Che tipo di viaggio musicale avete preparato per il pubblico e quali aspetti del vostro repertorio raccontano meglio l'identità delle Belles of the Rockies?
Porteremo un programma molto vario, pensato per valorizzare sia il gruppo nel suo insieme sia le qualità distintive di ciascuna componente. Eseguiremo arrangiamenti realizzati da alcune di noi, oltre che dal nostro insegnante e coach dell'ensemble, musiche commissionate da un ensemble americano di trombe, Tromba Mundi, e brani scritti appositamente per questa formazione. Quando abbiamo fondato le Belles of the Rockies abbiamo deciso che la gioia e l'empowerment sarebbero stati i valori al centro del nostro progetto e volevamo un programma che rispecchiasse quello spirito giocoso e divertente. Il repertorio mette in luce la nostra capacità di comunicare come ensemble, la profonda amicizia che ci lega e la nostra musicalità. Centrifuge e l'Overture to Die Fledermaus, ad esmpio, sono brani ai quali abbiamo dedicato molte ore di prove e che conosciamo ormai in ogni dettaglio.
Le Belles of the Rockies sono nate nel 2025 all'Università del Colorado Boulder. Come ha avuto inizio tutto e quando avete capito che poteva diventare qualcosa di più di una realtà universitaria?
All'inizio il gruppo si è formato per prepararsi e partecipare alla categoria dedicata ai piccoli ensemble del National Trumpet Competition 2025. Ognuna di noi aveva avuto esperienze diverse con ensemble di trombe e abbiamo deciso di riunirci come gruppo di donne per scoprire cosa saremmo state capaci di realizzare anche come amiche oltre che musiciste. La prima formazione comprendeva cinque delle sette trombettiste del corso di tromba dell'Università del Colorado Boulder e in quel momento forse non immaginavamo un futuro oltre l'ambiente universitario, ma sapevamo di aver creato qualcosa di speciale. Ci siamo quindi impegnate a costruire uno spazio di prova in cui ogni componente si sentisse valorizzata e al sicuro e le prove sono diventate momenti piacevoli e divertenti, anziché forzati o difficili. Dopo l'esperienza universitaria, abbiamo deciso di proseguire anche quest'anno con alcuni cambiamenti nella formazione a causa di incompatibilità di calendario, ma i rapporti tra noi sono rimasti solidi e siamo rimaste fedeli alla nostra missione: diffondere gioia ed empowerment attraverso la musica. Ora molte di noi stanno entrando nel mondo professionale, e riusciamo a vedere le prospettive che le Belles of the Rockies possono avere anche al di fuori dell'università. Guardiamo, insomma, con entusiasmo a ciò che potremo fare insieme.
Ognuna di voi arriva da esperienze musicali diverse, che spaziano dall'orchestra al jazz, dal musical alla musica da camera. In che modo questi percorsi hanno influenzato il vostro suono e il vostro modo di lavorare insieme?
La molteplicità dei nostri percorsi musicali ci permette di esplorare generi diversi e al contempo di imparare sempre le une dalle altre. Abbiamo un bagaglio di esperienze che ci offre la possibilità di valorizzare i punti di forza di ciascuna anche perché la musica da camera è fatta soprattutto di ascolto, equilibrio e collaborazione. Ognuna di noi è un'interprete diversa e tutte portiamo idee e punti di vista differenti: fondamentale è che ci sia spazio per ascoltarli e questo si riflette anche sul repertorio.
Provenite dal Colorado, dove le montagne fanno parte della vita quotidiana. Quanto hanno influenzato le Rocky Mountains e l'ambiente dell'Università del Colorado Boulder il vostro percorso artistico e l'identità delle Belles of the Rockies?
La musica tra le montagne è parte integrante dell'identità del Colorado. La Colorado Symphony si ispira al paesaggio del nostro Stato sia nella programmazione che nella comunicazione, mentre programmi estivi come l'Aspen Music Festival portano studenti da tutto il mondo a esibirsi tra le Rocky Mountains. Noi frequentiamo spesso la montagna, sia individualmente sia insieme, come occasione per rafforzare il legame tra noi: cerchiamo di costruire un'estetica ispirata all'eleganza e alla presenza imponente delle Flatirons e delle Rocky Mountains circostanti.
E questo rapporto con la montagna si proietta nella vostra musica?
Siamo particolarmente entusiaste di proporre anche musiche che rappresentano in modo esplicito il West americano: questo tema emerge in Square Dance di Joe Price, tratto da Sinfonia Americana, e in Ballad for the Animas River di William Stowman, tratto da San Juan Sketches. Il brano di Stowman fa parte di un'opera più ampia per ensemble di trombe e orchestra, scritta per celebrare la quarantesima stagione della San Juan Symphony, con sede a Durango, in Colorado. Successivamente il compositore ha arrangiato il terzo movimento, Ballad for the Animas River, per ensemble di sole trombe, su richiesta della componente delle Belles of the Rockies Leilani Spurlock. Sia questo brano sia Square Dance ci sono sembrati un'ottima occasione per mettere in luce due aspetti molto diversi, ma entrambi fondamentali, della cultura del West americano.
Il vostro ensemble si impegna anche a valorizzare il ruolo delle donne nel mondo degli ottoni e a ispirare le nuove generazioni di musiciste. Quale messaggio sperate di trasmettere attraverso la vostra musica, sul palco e fuori?
Speriamo di dare forza alle donne di ogni età che si sono sentite sole nel proprio ambito, che si tratti della musica o di qualsiasi altro settore. Quando abbiamo formato il gruppo diverse trombettiste di grande esperienza ci hanno raccontato quanto fosse importante per loro vedere un ensemble composto da sei donne esibirsi come facciamo noi. Ci hanno detto che una cosa del genere non sarebbe mai stata possibile quando avevano la nostra età, ed è qualcosa che non prendiamo alla leggera. Vogliamo ispirare le generazioni più giovani, mostrando alle ragazze che è possibile suonare la tromba ad alto livello, indipendentemente da ciò che gli altri possano dire. È importante che le giovani donne e le bambine vedano donne di successo nel proprio settore, perché questo dimostra che, anche quando si appartiene a una minoranza nel proprio campo, è comunque possibile raggiungere grandi traguardi.
Oltre ai concerti avete costruito una forte presenza online e i vostri video hanno raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni. Come cambia il rapporto con il pubblico passando dal palcoscenico alle piattaforme digitali e che cosa vi ha insegnato questa esperienza?
Con la crescita dei social media, esibirsi e creare un legame con il pubblico può andare oltre la sala da concerto. La comunità dei trombettisti è molto ampia e, allo stesso tempo, il mondo è piccolo. Non tutti hanno avuto l'opportunità di partecipare al National Trumpet Competition come è successo a noi e i social media rendono queste esibizioni di alto livello accessibili anche a chi, altrimenti, non avrebbe la possibilità di entrarvi in contatto. Può essere travolgente sapere che così tante persone hanno ascoltato la nostra esecuzione, ma leggendo e ascoltando le reazioni abbiamo capito che quel video è riuscito a creare un'esperienza significativa per molte persone in tutto il mondo, non soltanto per chi era presente dal vivo.
Torniamo al Trentino e a I Suoni delle Dolomiti. Parliamo di un festival unico: il pubblico raggiunge i concerti camminando in montagna e il paesaggio diventa parte integrante dell'esperienza musicale. Che cosa significa per voi esibirvi in un contesto così particolare?
Questo concerto sarà un'esperienza unica e profonda e ci sentiamo davvero fortunate a poterne fare parte. Tra le Rocky Mountains esistono moltissime opportunità per fare musica e molte di noi hanno avuto la possibilità di coglierle durante il periodo trascorso a Boulder. Allo stesso tempo, sappiamo che le catene montuose europee sono note per offrire panorami e paesaggi molto diversi rispetto alle Rocky Mountains. Per molte di noi sarà la prima volta in Italia, o sulle Dolomiti, e già questo rappresenta una prospettiva entusiasmante. Essendo un gruppo di persone che ama la natura, è qualcosa che ci riempie di energia. Avere l'opportunità non solo di vivere l'esperienza delle Dolomiti, ma anche di condividere qui la nostra arte, sarà qualcosa di davvero magico. È speciale anche il fatto di poter vivere tutto questo insieme, come gruppo di amiche.
Prima di salutarvi, lanciamo uno sguardo al futuro: che progetti avete?
Ci conosciamo da anni e abbiamo avuto la possibilità di vederci crescere e imparare l'una accanto all'altra. Qualunque cosa accada dopo il festival e ovunque ci porterà il futuro, saremo sempre unite da questa avventura unica che abbiamo la fortuna di vivere insieme. Le Belles of the Rockies sono un ensemble che va oltre il luogo in cui ci si trova, l'età e il percorso di studi. Speriamo di lasciare un segno anche oltre I Suoni delle Dolomiti e di trovare nuove occasioni per esibirci insieme alle amiche con cui amiamo fare musica.


















