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Addio a Sergio Marchionne, è morto l'uomo che ha salvato la Fiat

Nell'ottobre dell'anno scorso aveva ricevuto la laurea ad honorem in ingegneria meccatronica all'Università di Trento. Il manager, che ha raccolto i cocci di Fiat, dopo 14 anni lascia un gigante da 14 marchi, 111 miliardi di ricavi netti, 149 stabilimenti e 236 mila dipendenti sparsi in tutto il mondo

Pubblicato il - 25 luglio 2018 - 12:06

TRENTO. Si è spento Sergio Marchionne, l'ex amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles. All'età di 66 anni è morto all'ospedale universitario di Zurigo, dove si trovava ricoverato dal 27 giugno per un intervento alla spalla destra. 

 

Dopo l'operazione le condizioni sembravano nella norma, ma dieci giorni fa è arrivato un aggravamento definito dai sanitari come "complicanze postoperatorie". Da lì la situazione è precipitata in modo "irreversibili".

 

Negli ultimi giorni Marchionne è stato assistito dai due figli, Alessio Giacomo e Johnatan Tyler, e dalla compagna Manuela, che si sono stretti intorno al manager italo-canadese fino alla morte, mentre sabato scorso Mike Manley ha preso la guida ad interim del gruppo.

 

L'ex numero uno di Fca aveva ricevuto nell'ottobre scorso la laurea ad honorem in ingegneria meccatronica all'Università di Trento (per il resto studi in Canada e tre lauree in Filosofia, Economia, Giurisprudenza e master in Business Administration), quando aveva tenuto anche una lectio. Tra i tanti appuntamenti, in quell'occasione Marchionne aveva visitato anche i laboratori della ProM Facility e aveva incontrato gli studenti e le studentesse della scuderia E-Agle Trento Racing Team (Qui articolo).

 

Il manager, che ha raccolto i cocci di Fiat, dopo 14 anni lascia un gigante da 14 marchi, 111 miliardi di ricavi netti, 149 stabilimenti e 236 mila dipendenti sparsi in tutto il mondo. Questi i numeri di Fca, il traguardo più importante tra quelli raggiunti da Marchionne.

 

E' il 1 giugno 2004, quando Marchionne viene nominato amministratore delegato della Fiat, dopo un anno trascorso nel Cda per volontà espressa di Umberto Agnelli.

 

In quel momento le azioni valgono poco meno di 2,50 euro, ma la notizia della nomina di Marchionne suscita subito grande entusiasmo nel mercato: la prima seduta dopo l'annuncio si chiude con un +4,6%. L'anno seguente Fiat incassa 2 miliardi di euro da Gm per annullare l’opzione di vendita stipulata negli anni precedenti.

Nel 2007 a Torino viene presentata la nuova Fiat 500, che presto si rivela una fortunata operazione commerciale che porta la firma di Marchionne, simbolo di rinascita dell’azienda e del made in Italy nel mondo.

 

Nel 2008 irrompe la crisi e il titolo Fiat crolla sotto i 2 euro per azione, ma Marchionne resta saldo al timone dell’azienda e mostra un grande spirito di adattamento per uscire dalle secche.

La svolta arriva all'inizio del 2009, cioè l'annuncio di un accordo preliminare e non vincolante per l’acquisizione del 35% della Chrysler, allora sotto procedura fallimentare. I cinque anni successivi vedono la quota di Fiat in Chrysler salire fino alla completa fusione.

Nel 2014 nasce il gruppo industriale Fca. L’operazione manageriale di Sergio Marchionne è forse tra le più grandi a livello globale e questo assest diventa il sesto produttore mondiale. Nell’ottobre dello stesso anno Marchionne assume la carica di presidente Ferrari: scorpora la casa del Cavallino rampante da Fca e quota il titolo sulla borsa italiana.

 

L'avvio del reparto corse non è brillante, complice l'inizio dell'era dei motori turbo-ibridi e il dominio Mercedes, ma Marchionne capisce l'importanza della scuderia di Maranello ai vertici della Formula 1 e mette in atto una riorganizzazione per ritornare al titolo, non è ancora arrivato, ma la Ferrari da due anni è nuovamente competitiva al top delle classifiche.

 

Nonostante le condizioni di salute, Marchionne resta operativo fino all'ultimo. Il 1 giugno 2018 presenta il Piano industriale Fiat Chrysler 2018-2022 e annuncia l'azzeramento del debito pubblico entro giugno e il consolidamento nel settore auto facendo volare le azioni.

È sempre al manager che si deve la rinascita del marchio Jeep (il brand è passato da circa 300.000 unità vendute nel 2009 alla previsione di 2 milioni di consegne entro fine 2018). Un successo dovuto anche a Mike Manley, dal 2009 responsabile di Jeep e oggi eletto successore di Marchionne a capo di Fca.

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