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Fortissimo calo del vino novello, produzione a 2 milioni di bottiglie e una varietà a ''rischio estinzione''

Un calo talmente fragoroso come nessuno s’aspettava. La conferma arriva dalla produzione 2019: neppure 2 milioni di bottiglie di vino novello, che da oggi si può stappare, acquistare nei punti vendita – pochi – che ancora credono in questo nostrano "noveau"

Di Nereo Pederzolli - 31 ottobre 2019 - 22:01

TRENTO. Da vino gioviale, immediato quanto beverino rischia di essere annoverato tra quelli da salvare dall’estinzione. Un calo talmente fragoroso come nessuno s’aspettava. La conferma arriva dalla produzione 2019: neppure 2 milioni di bottiglie di vino novello, che da oggi si può stappare, acquistare nei punti vendita – pochi – che ancora credono in questo nostrano "noveau".

 

Vino novello elaborato sullo stile dei beaujolais francesi e che a metà degli anni '80 aveva decisamente cavalcato la moda, riuscendo a mettere sul mercato quasi 20 milioni di bottiglie. Record drasticamente in diminuzione. Perché? Gli intenditori non l’hanno mai amato, neppure i piccoli produttori. Nessun vignaiolo – a parte i bravissimi fratelli Andrea e Roberto Zeni, in quel di Grumo di San Michele all’Adige – ha mai puntato sulla gioiosità di un vino che ha bisogno di uve sanissime, mature, integre negli acini come nella struttura del grappolo. L'unico poi a Trento che ha creduto in questo settore è stato il compianto Luciano Lunelli, recentemente scomparso.

 

Perché per ottenere un "novello" tramite la tecnologia enologica della fermentazione carbonica in speciali autoclavi – metodo applicato dal francese Flanzy per rendere "bevibili" certi Gamay assolutamente acerbi e tannici – bisogna investire in altrettante strutture vinarie. Solo le grandi aziende se lo potevano permettere. Non a caso è proprio Cavit una delle cantine in gran spolvero con questa tipologia di vini. Trentino in vetta alle classifiche affiancato da Veneto, poi Toscana e tutta una serie di "novità" sparpagliate lungo lo stivale vitato. Fenomeno osannato – a suo tempo – da fiere, madrine d’eccezione, kermesse spettacolari in quel di Vicenza, poi a Verona. E poi solo il "dèblocage" in sordina.

 

Per rivitalizzare la produzione, innovare le aspettative, i gruppi enologici italiani hanno tentato ogni soluzione, anticipando di 2 settimane l’uscita sul mercato rispetto ai cugini d’Oltralpe, Inutilmente. I "noveau" Beaoujolais mantengono ancore un certo fascino, forse per il sano campanilismo dei vignerons della Borgogna per la nomea che questi vini fragranti riscuotono nei paesi d’Oriente.

 

Tra le Dolomiti sono stappati in timidezza. Quasi con vergogna. Pochissime bottiglie nella vicina provincia di Bolzano, attorno alle 350 mila in Trentino, con Cavit e Mezzacorona che fanno quasi la totalità del quantitativo.

 

Vino novello da non confondere con i vini nuovi. I novelli sono da consumare entro qualche mese, comunque prima della Pasqua. In questo modo – del gusto non si discute – riescono comunque a soddisfare certi palati. Gustandoli magari – e questa potrebbe essere una alternativa – con la pizza oltre che con le castagne e i cibi dell’autunno.

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