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Proteste del latte in Sardegna, Barbacovi: ''In Trentino ci si è organizzati meglio con la trasformazione in formaggio''

Il presidente di Coldiretti: ''In provincia condizioni migliori che altrove, ma solo grazie al sistema cooperativistico''. La proposta: ''Le aree disboscate dal maltempo diventino pascoli''

Pubblicato il - 09 febbraio 2019 - 19:05

TRENTO. Blocchi in strada, latte versato sulle strade o regalato in piazza (per non sprecarlo). La Sardegna in queste ore è teatro del malcontento degli allevatori che protestano contro il prezzo del latte. "Meglio buttarlo via che accettare quanto pagato dagli industriali" dicono. "In Trentino la situazione è diversa, ma solo grazie al sistema cooperativistico creato nel passato" spiega il presidente di Coldiretti del Trentino Gianluca Barbacovi.

 

"In Sardegna protestano perché il latte non viene valorizzato per quello che è il suo reale valore - spiega Barbacovi a chi gli chieda un commento su quanto accade nell'isola - La situazione in Trentino è un po' differente. Qui ci si basa su un sistema cooperativistico, fatto di tanti caselli, che sono riusciti nel tempo a valorizzare i loro prodotti. Si è puntato non sul latte industriale ma sulla sua trasformazione. Parlo del formaggio, del Casolet della val di Sole, della Spressa delle Giudicarie, ad esempio. Ogni territorio ha il suo formaggio: il latte prodotto viene valorizzato così".

 

"Del comparto agricolo quello zootecnico è quello che sente di più il problema del prezzo del latte - dice sempre il presidente provinciale di Coldiretti - Questo perché c'è una concorrenza a livello nazionale e per una questione legata al lavoro". Quindi l'analisi dell'esperto si focalizza sui diversi territori: "Ci sono comunque zone in Trentino che se la cavano bene, come ad esempio la val di Fiemme e la val di Fassa con il Puzzone, altre zone invece se la cavano un po' peggio".

 

Ma in generale le condizioni sono migliori di quelle italiane e di quelle sarde in particolare, fa notare Barbacovi: "Il Trentino sta meglio perché si è organizzato meglio nel tempo, non perché qui i prezzi del latte siano alti - precisa il referente - Per migliorare il rapporto del lavoro in ambito zootecnico con il guadagno si può comunque fare molto di più e per il futuro c'è da lavorare". In che senso? "Per il futuro - spiega Gianluca Barbacovi - bisogna capire su quale modello puntare: quello delle stalle medio-piccole o quello delle stalle grandi?".

 

Un'idea in merito il presidente la ha già: "Io vedrei adatte per il Trentino le stalle medio-piccole e una zootecnia non impattante. Credo si debba puntare sempre più sulla qualità dei prodotti. E, in realtà, è proprio verso ciò che ci stiamo muovendo. Lo impone il mercato e anche lo spazio ridotto che abbiamo in montagna".

 

"Se vogliamo competere - prosegue Barbacovi - dobbiamo concentrarci sulla qualità. E un'opportunità potrebbe arrivare proprio dagli schianti di alberi provocati dal maltempo di ottobre. Noi per primi abbiamo avanzato la proposta di destinare questi terreni al pascolo (una proposta analoga è stata fatta anche dall'ex assessore Michele Dallapiccola, qui l'articolo, ndr). Guardando le cartine geografiche si nota che magari cento anni fa erano già pascoli. Nella sfortuna dell'evento che si è verificato si può insomma trovare un lato positivo per i nostri agricoltori e per le aziende. Anche perché in futuro dovremo puntare sempre più sull'alimentazione trentina e perché c'è bisogno anche di foraggio".

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