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''Le aree ai margini dei paesi si possono recuperare a pastorizia e coltivazione'', gli allevatori danno il via libera alla proposta di Dallapiccola

Il passaggio dalle aree boschive, dove gli alberi sono stati schiantati, non è però matematica. Mauro Fezzi: "Proposta da valutare, ma alcune zone sono inaccessibili e difficili da valorizzare. In passato politica poco lungimirante e il bosco è avanzato troppo"

Di Luca Andreazza - 12 novembre 2018 - 05:01

TRENTO. "Si deve ragionare sulla possibilità di recuperare a prato quei terreni falcidiati dalla caduta degli alberi a causa dell'ondata di maltempo", queste le parole di Mauro Fezzi, presidente della Federazione provinciale allevatori del Trentino a commentare la proposta dell'ex assessore Michele Dallapiccola tra le pagine de Il Dolomiti (Qui articolo).

 

La superficie boschiva del Trentino sessant'anni fa era molto meno estesa di oggi. La nostra politica, però, soprattutto negli anni '80 ha deciso di puntare su un modello di allevamento di tipo industriale simile a quello Veneto, con stalle medio grandi e importazione del foraggio.

 

"Certo - prosegue il numero uno della Federazione allevatori - in passato le politiche non si sono rivelate lungimiranti e ci sono state tante contraddizioni per ampliare le superfici boschive, senza dimenticare che ogni anno il bosco avanza e si prende 500 ettari all'anno: questo dal termine della Seconda guerra mondiale ad oggi".

 

L'ondata di maltempo ha causato un enorme danno ambientale, si stimano circa due milioni di metri cubi di alberi schiantati dalla furia di vento e pioggia. "Certo - evidenzia Fezzi - ci sono zone che hanno sofferto tantissimo, come il Paneveggio, settori zootecnici, quali pescicoltura e allevamenti di polli e conigli messi in difficoltà e infrastrutture scoperchiate. Non si devono banalizzare gli effetti di questo evento, ma neppure drammatizzare eccessivamente perché i danneggiamenti sono tutto sommato limitati".

 

La principale criticità in questo momento, come noto, riguarda la rimozione del legname, pari a quattro volte il fabbisogno annuale (Qui articolo), e quindi capire come intervenire nel ripristinare il territorio. Da qui la proposta di Dallapiccola ("Non rimboschiamo tutto") per promuovere una crescita di superficie a pascolo e coltivazioni.

 

"E' un po' una provocazione - continua il presidente - perché il passaggio da bosco a prato per invertire un percorso non è matematico. Se abbiamo quasi 7 mila ettari di alberi abbattuti a raso non significa che si possano tramutare a pastorizia e coltivazione. Ci sono alcune zone che sono inaccessibili per cause orografiche: difficile valorizzare luoghi poco accessibili, magari a rischio crolli e colate".

 

Insomma, alcuni terreni sono difficili da aggredire. "Alla fine le superfici realmente convertibili rappresentano una percentuale bassa - spiega Fezzi - penso a quelle aree ai margini dei paesi. E' una proposta però che ci sta, si può cercare di approfondire questa possibilità per sviluppare il modello zootecnico e attenuare determinanti vincoli. Un ragionamento può essere portato avanti, anche per capire eventuali altre criticità che possono incorrere come le proprietà dei terreni".

 

Nel frattempo in Provincia si è assistito al cambio della guardia. Il presidente è Maurizio Fugatti a rappresentare la coalizione di centrodestra. Una richiesta? "Una richiesta non nuova - dice il presidente - nessuna novità: chiediamo maggiori risorse provenienti dal bilancio provinciale e non solo dai fondi europei come avvenuto nell'ultima legislatura. Storicamente non abbiamo mai ricevuto grandi aiuti".

 

Il problema è restare competitivi sul mercato. "Una visione miope - continua la Federazione degli allevatori - in quanto i criteri europei favoriscono l'agricoltura industriale di pianura, quindi grandi finanziamenti per regioni come Veneto e Lombardia. Siamo riusciti a reggere il confronto e compensare questa situazione per il momento positivo dei prezzi dei prodotti, ma serve maggiore attenzione".

 

Un'agricoltura che deve essere trattatae considerata come altri settori. "E' un settore economico importante per il Trentino - conclude Fezzi - servono iniezioni dal bilancio provinciale, un po' come avviene per altri comparti quali turismo, artigianato e industria. Si deve migliorare il collegamento tra agricoltura e attrattività turistica, così come prestare attenzione alla montagna".

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