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Maltempo, Dallapiccola: ''Non rimboschiamo tutto, con nuovi prati possiamo tornare a un modello 'alpino' di allevamento e attirare nuovi fondi Ue''

L'ex assessore lancia la proposta: ''Dagli anni '80 siamo passati a un modello di allevamento con grandi stalle e fieno importato. Adesso in Trentino abbiamo 50.000 mucche per 1.200 proprietari mentre in Alto Adige 100.000 mucche e 12.000 proprietari, ma con più prati si può invertire la rotta. Per l'emergenza legno creare dei depositi con sistemi di irrigazione. Evitiamo che venga venduto tutto subito''

Di Luca Pianesi - 09 novembre 2018 - 05:01

TRENTO. ''E se dal disastro che si è verificato nei nostri boschi riuscissimo a rialzarci andando a rivedere il nostro modello di allevamento?''. Dietro ogni problema si nasconde un'opportunità, diceva Galileo Galilei ed è proprio dalle situazioni difficili che spesso si può ripartire, magari cambiando rotta e aprendosi a nuove prospettive. Quel che è successo in Trentino la scorsa settimana è stato un evento senza precedenti. Morti, devastazioni, strade distrutte e 7 mila ettari di boschi spazzati via da un vento incredibile.

 

Si calcola che è come se fossero spariti 10.000 campi da calcio ricoperti da foreste dalle nostre montagne e dalle nostre vallate. Un numero impressionante che ora apre scenari mai percorsi dal sistema trentino: come rimuovere tutta questa legna? Come utilizzarla? Cosa fare di quelle aree di bosco che non ci sono più? Lo abbiamo chiesto all'ex assessore all'agricoltura e al turismo Michele Dallapiccola che sulla questione ha le idee chiarissime e propone una strada nuova da seguire, ancora mai battuta, trasformando il problema in un'opportunità, appunto.

 

''La superficie boschiva del Trentino sessant'anni fa era molto meno estesa di oggi, o quanto meno di prima di questa terribile catastrofe - spiega l'ex assessore - e negli anni il bosco ha 'mangiato' prati su prati che un tempo erano utilizzati per l'allevamento. La nostra politica, però, soprattutto negli anni '80 ha deciso di puntare su un modello di allevamento di tipo industriale simile a quello Veneto, con stalle medio grandi e finendo per importare il foraggio dall'esterno. In questo modo si sono, in parte, abbandonati gli alpeggi, e il bosco ha conquistato spazio. In Austria e in Alto Adige, invece, hanno seguito un modello diverso, quello dell'allevamento diffuso, con tanti piccoli proprietari, varietà di prodotti e maggior utilizzo dei pascoli. Risultato? Che in Trentino abbiamo circa 50.000 mucche per 1.200 proprietari mentre in Alto Adige ne hanno 100.000 per 12.000 proprietari''.

 

La scommessa, quindi, potrebbe essere quella di non rimboschire tutto quanto è stato abbattuto dal vento ma di tornare ad un rapporto uomo ambiente più vicino a quello dei nostri padri e nonni cercando, gradualmente, di ricondurre il nostro modello di allevamento nel solco della tradizione alpina. ''Ovviamente laddove ci fossero esigenze di tenuta del terreno e laddove il legname rappresentasse un'eccellenza si dovrebbe procedere al rimboschimento - specifica Dallapiccola - ma il lasciare a prato nuove porzioni di territorio permetterebbe anche di intercettare maggiori finanziamenti della Comunità europea. In questo modo, infatti, potremo arrivare a elaborare la Pac (Politica Agricola Comune ndr) 2021 - 2028 con una crescita di superficie a pascolo che permetterebbe di attirare nuovi e importanti fondi europei''. 

 

Molti giovani, infatti, stanno tornando alla pastorizia e all'allevamento e nuove risorse aiuterebbero il comparto. Inoltre anche sul piano del marketing poter spiegare che le nostre mucche vivono all'aria aperta, si nutrono di erba e fieno locali anziché di fieno importati, e che i prodotti si differenziano l'uno dall'altro, rappresenterebbe un grande valore aggiunto. L'Alto Adige, infatti, attira turisti e conquista il mercato con i formaggi di malga, i prodotti tipici, diversi e selezionati.

 

''La differenziazione del modello di allevamento - aggiunge Dallapiccola - permetterebbe anche lo svilupparsi di realtà quali gli agriturismi che, non a caso, in Trentino sono circa 500 mentre in Alto Adige sono 4.000. Turismo, agricoltura e allevamento in Trentino devono andare a braccetto perché i primi consumatori dei nostri prodotti sono proprio i turisti. Per questo mi spaventa il fatto che i vincitori delle ultime elezioni vogliano scorporare i due assessorati. Evidentemente non hanno nessuno all'altezza del compito. Mi auguro, però, che almeno riescano a creare un tavolo di confronto permanente o un meccanismo di coordinamento tra turismo e agricoltura, allevamento e ambiente perché sul nostro territorio sono temi che non devono essere separati''.

 

E del tantissimo legno che ora è a terra, sulle nostre vallate, cosa ne farebbe l'ex assessore? ''Penso che ci voglia una cabina di regia coordinata tra le categorie di settore e la politica - completa Dallapiccola - lasciando, però, più mani libere possibile ai nostri professionisti, alla filiera del legno. Quel che la politica dovrebbe fare, invece, è allestire dei grandi depositi. Il rischio, infatti, è svendere tutto e subito il che farebbe crollare il prezzo del nostro legno. Con un sistema di deposito serio dotato di buoni sistemi di irrigazione il legno, soprattutto di buona qualità, può stare lì anche 4, 5 anni. In questo modo la vendita potrebbe essere dilazionata e spalmata su più anni riuscendo a mantenere dei buoni livelli di vendita. Questo è il vero compito della politica in questa difficile sfida. Facilitare la realizzazione di un importante sistema di deposito del legno''. 

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