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Coronavirus, bar e ristoranti al collasso. Manca liquidità, Roman: ''Di questo passo il 10% delle attività rischiano di chiudere per sempre''

A lanciare l'allarme la presidente dell'Associazione Pubblici Esercizi, Fabia Roman  che spiega: "In tanti rischiano di non riaprire più. Giovani che non hanno le forze per rialzarsi dopo una chiusura e tanti altri che si trovavano in situazioni già critiche"

Di G.Fin - 13 dicembre 2020 - 14:01

TRENTO. La pandemia ha portato effetti devastanti. Gli imprenditori di questo settore si stanno dimostrando persone responsabili, che rispettano rigorosamente i protocolli sanitari loro imposti ma sono davvero in tanti quelli che si trovano a non riuscire a reggere ulteriormente una situazione che sta già decretando la morte per centinaia di attività.

 

Non c'è più liquidità” ci dice Fabia Roman, storica associata di Confcommercio del Trentino e da quest'anno anche presidente dell'Associazione Pubblici esercizi. Ad andare in crisi è un'intera generazione, un modello che da anni stava andando avanti. Le tante restrizioni che sono entrate in vigore per il contenimento del coronavirus hanno fatto sbattere contro il muro chi già si trovava in difficoltà con la prima ondata e i tanti giovani che avevano da solo qualche anno avviato la propria attività.

 

“Se durante la prima ondata c'era speranza – ci spiega Roman – ora la situazione è molto più cupa. Abbiamo davanti un inverno davvero di crisi nera”. Ad incidere non sono, ovviamente, solo le limitazioni che vanno dal servizio alla chiusura anticipata.

 

“Tante persone sono a casa ammalate oppure in quarantena – ci dice la referente dei Pubblici Esercizi – ma in molti non hanno voglia di spendere soldi al bar, cercano di risparmiare. Chi lavora da casa ovviamente non esce come prima per bersi un caffè e per le pause pranzo. C'è poi paura, paura del virus”.

 

E' difficile da dare dei numeri che possano fotografare in maniera esatta il settore. C'è chi ha chiuso salutando i propri clienti e la riapertura non si sa quando riuscirà a farla e chi, invece, ha abbassato la serranda per sempre. Più in città e nei grandi centri che nelle valli, complici i modelli diversi. “Possiamo dire – ci spiega Fabia Roman – che dal 10 al 15% delle attività che stanno chiudendo non riapriranno più”. Un numero a due cifre terribile.

 

L'attenzione è alta anche per quanto riguarda l'infiltrazione della criminalità. Campanelli di allarme ce ne sono già stati ma subito, per fortuna, rilevati dallo sportello dell'associazione. “In tanti cercano liquidità – ci spiega Roman – e purtroppo questa situazione sta facendo gola alla criminalità che può infiltrarsi. Alcune situazioni particolari sono state tamponate, altre approfondite e verificate. L'attenzione è molto alta”.

 

Dal canto suo l'Associazione pubblici esercizi non fa mancare il proprio aiuto. “Stiamo cercando di dare al massimo – spiega Roman – per essere vicini ai nostri associati. Diamo informazioni, cerchiamo di fornire sostegni e spiegazioni. Chi ha bisogno può chiamarci senza alcun problema”.

 

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