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Bolzano
15 giugno | 19:53

"A22, giusto tutelare la salute pubblica, ma un aumento dei pedaggi 'ambientali' sarebbe un colpo letale all'economia regionale: non si può penalizzare chi non ha alternative"

Sulla possibilità di un pedaggio "ambientale" sull'Autostrada del Brennero interviene il presidente di Fai Conftrasporto Trentino-Alto Adige Andrea Pellegrini: "Un aumento lineare del pedaggio finirebbe per equiparare ingiustamente chi subisce la geografia del territorio a chi ne abusa per mero profitto"

di Redazione

TRENTO. In merito alla recente mozione in discussione in consiglio regionale riguardante l’introduzione del principio “chi inquina paga” e l’aumento dei pedaggi ambientali lungo l’asse del Brennero, il Presidente di FAI Conftrasporto Trentino Alto Adige, Andrea Pellegrini, esprime forte preoccupazione per le ricadute economiche sulle aziende locali.

 

"Pur condividendo la necessità di tutelare la salute pubblica e l'ambiente alpino - commenta Pellegrini -, un'applicazione indiscriminata di tali tariffe rischi di infliggere un 'colpo letale' all’economia regionale. Dobbiamo distinguere chiaramente tra chi attraversa il nostro territorio per scelta speculativa e chi lo fa per necessità vitale". 

 

Secondo i dati riportati nelle fonti, circa il 22-23% del traffico merci sulla A22 è costituito da “traffico parassitario”: vettori stranieri che deviano dai valichi di Tarvisio o della Svizzera unicamente per approfittare delle tariffe italiane artificialmente più basse, saturando l'infrastruttura senza generare valore per il Trentino-Alto Adige

 

A differenza di questi flussi, le aziende di autotrasporto del territorio utilizzano l’Autostrada del Brennero perché rappresenta l’unica e insostituibile arteria di collegamento per le loro filiere produttive.  Per queste imprese, l’A22 non è una scelta di convenienza tariffaria, ma una necessità geografica priva di percorsi alternativi percorribili.

 

Tra le proposte di FAI Conftrasporto Trentino-Alto Adige ci sono la "Tariffa Residente", cioè l'introduzione di esenzioni, sgravi o abbonamenti agevolati per le aziende con sede legale in regione; e il reinvestimento dei proventi, che potrebbe prevedere di vincolare una quota dei fondi generati dal nuovo pedaggio a incentivi diretti per il rinnovo del parco veicolare (Euro VI di ultima generazione, elettrico, idrogeno) e per l’accesso all’intermodalità.

"Un aumento lineare del pedaggio finirebbe per equiparare ingiustamente chi subisce la geografia del territorio a chi ne abusa per mero profitto - conclude Pellegrini -. Chiediamo che la transizione ecologica sia sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per la sopravvivenza delle nostre imprese". 

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