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Coronavirus, ecco il maxi piano dei sindacati per far ripartire il Trentino: ''Dalla Pat pochi e scarsi provvedimenti" e sulle Rsa: ''Incompetenza vertici provinciali''

Si parla di 120 milioni di euro e la parola d'ordine per Cgil, Cisl e Uil è 'sicurezza' per chi ritorna al lavoro. E' necessaria una ripartenza graduale ma con regole chiare. Il piano dei sindacati prevede aiuti alle famiglie ma anche a lavoratori stagionali, precari e patite Iva per un importo complessivo di 120 milioni di euro   

Di G.Fin - 20 aprile 2020 - 14:38

TRENTO. Occorre ripartire “con gradualità” con linee guida chiare che guardino alla sicurezza dei lavoratori. Ma serve anche una regia da parte della Provincia “che sia più forte” ed interventi concreti. “Il fatto che nell'ultima giunta si sia discusso il varo della riforma del turismo la dice lunga sulla lungimiranza di chi ci governa”. Non lesinano critiche i sindacati sulle azioni che la Provincia ha messo in campo in queste settimane per affrontare l'emergenza sanitaria sul territorio. Se da un lato gli interventi di contenimento sono arrivati perlopiù da direttive nazionali, quelli arrivati dall'esecutivo provinciale è stato giudicato moltocarente”.

 

I sindacati vogliamo guardare avanti, alla ripartenza, ad interventi per far rialzare il Trentino.  “Dobbiamo prepararci ad una progressiva e graduale riapertura – ha spiegato il segretario della Cgil Andrea Grosselli - con specifiche linee guida per i singoli settori. Per noi questo è fondamentale, senza sicurezza non si può lavorare e c'è il rischio di un ritorno del contagio. Bisogna evitarlo perché avere una economia da stop&go crea gravi danni”.

 

Le proposte per ripartire sono contenute in un documento che i sindacati hanno già inviato alla Provincia e al gruppo di lavoro di esperti. Si va dall'aumentare del sostegno economico alle famiglie allargando l’assegno unico e rafforzando i congedi parentali, all'integrazione dell’indennità dei cassintegrati di lungo termine e le misure statali per stagionali, precari e partite Iva. C'è poi la necessità di incentivare la rinegoziazione dei canoni d’affitto e il loro pagamento.

 

Qui il documento

 

 

Tante misure che servono per contrastare lo shock economico provocato dall’emergenza coronavirus che potrebbe produrre, secondo le stime, un taglio del 10 per cento del Pil provinciale. Un piano di interventi di almeno 120 milioni di euro.

 

“Se davvero vogliamo – ha spiegato Grosselli - che le aziende riaprano, anche quelle più piccole, è importante che le famiglie abbiano soldi in tasca per spendere. Per questo è necessario un piano di sostegno al reddito per le famiglie. Questa la direzione nelle nostre proposte".

 

I 120 milioni di euro, cifra necessaria per finanziare le proposte sindacali, non sarebbero tutti a carico della Pat, spiegano i sindacati, perché 40 milioni potrebbero arrivare dallo Stato attraverso il fondo di solidarietà, 30 milioni da fondi europei che possono essere rimessi in circolo e altri 20 milioni da fondi provinciali che però sono già stanziati e derivano da bonus vari, fondo bilaterale e altro. L'impegno chiesto alla Pat sarebbe quindi di 30 milioni. “Ci pare una cosa sostenibile, la Giunta provinciale di Bolzano ha seguito questa strada”. Una richiesta definita “sostenibile” che mobilità risorse statali, europee o risorse bilaterali e risparmi già acquisiti. Accanto a questo viene anche chiesto un diverso rapporto istituzionale affinché si arrivi ad una maggiore coesione tra la maggioranza e l'opposizione.

 

A chiedere alla giunta interventi economici con “un peso economico sostanzioso” è anche il segretario della Uil Walter Alotti. “Crediamo che non sia il tempo per una caduta di coesione sociale – ha spiegato – e serve investire su ammortizzatori e su tutti i meccanismi che permettano alle famiglie di andare avanti”. Tra i temi c' anche quello della casa. “La Provincia non lo ha minimamente toccato – ha affermato Alotti – e invece si sta rilevando uno dei settori che in futuro bisognerà riprendere in mano”.

 

Per i sindacati, fino ad oggi “le politiche che la Giunta provinciale ha espresso, hanno dimostrato poca strategia sia per l'immediato che per il futuro”. “Non crediamo – ha chiarito Alotti – che in questo momento discutere di riforma del turismo o di modello amministrativo delle Apt possa portare a qualche soluzione”.

 

Attenzione poi al futuro per quanto riguarda l'uso dei dispositivi di sicurezza. “La Provincia continua a fare ordinanze – ha continuato Alotti – sull'uso di mascherine e guanti ma sappiamo che non ci sono nel mercato. La Pat deve farsi carico e cominciare ad accumulare riserve visto le necessità che serviranno per il futuro”.

 

La sicurezza per chi torna al lavoro è ritenuto la questione fondamentale anche dal segretario della Cisl, Michele Bezzi. “Ci devono essere delle regole per la ripresa dei vari settori con una particolare attenzione per le piccole imprese che sicuramente avranno più difficoltà ad adeguarsi. Non possiamo pensare di riaprire delle attività e trovarsi tra qualche settimane a doverle chiudere”.

 

Da parte dei sindacati anche uno sguardo a quello che sta accadendo nelle Rsa ai tanti decessi che sono avvenuti nelle ultime settimane e alla mancanza di una “adeguata preparazione dei vertici provinciali” ad affrontare la situazione. “Abbiamo bisogno di una regia più forte e soprattutto competente – ha chiarito Walter Alotti – perché in questi giorni ci stiamo accorgendo che abbiamo delle vere e proprie incompetenze al vertice di chi dovrebbe gestire i rapporti”.

 

In un situazione di emergenza come quella che si sta affrontando ora, viene infine richiesto dai sindacati, all'esecutivo provinciale, un ripensamento alle promesse fatte in passato. Questo a partire dal modello sanitario che nei scorsi mesi si è voluto impostare strizzando l'occhio all'idea di servizi sanitari dappertutto.

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