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La visita della Uil nel carcere di Trento: "La struttura è ottima, ma il sovraffollamento fa male a tutti, detenuti e Polizia penitenziaria"

Tante le criticità messe in luce dal sindacato, dall'applicazione delle legge Madia a quella Torregiani. La Uil: "Chiediamo uno stato di emergenza e maggiori risorse"

Di Luca Andreazza - 26 aprile 2017 - 22:12

TRENTO. "E' uno stato di emergenza e bisogna trovare risorse per le carceri italiane. E' inoltre necessario rivedere gli accordi tra Stato e Provincia per aumentare la pianta organica della casa circondariale di Trento oppure ridurre i detenuti. Il tutto per tutelare i carcerati e il personale che ogni giorno lavora professionalmente a Spini, svolgendo una mansione delicata che nessuno vorrebbe fare", questo il grido d'allarme lanciato da Angelo Urso, segretario nazionale della Uil Pa polizia penitenziaria, "Le risorse - aggiunge - sono finite: in Italia sono stati stanziati appena 450 mila euro per la manutenzione ordinaria e 11 milioni per quella straordinaria, servono finanziamenti aggiuntivi".

 

Nel 2017 sono state portate a Spini di Gardolo un centinaio di persone e attualmente i detenuti sono 342 a fronte della capienza prevista di 240. I numeri sono risicati, a fronte dell'organico previsto di 214 lavoratori, quello presente arriva infatti a 132 unità e il rischio è quello di vedere ulteriori tagli per l'applicazione della legge Madia sulla riorganizzazione e la razionalizzazione delle funzioni di polizia. "Le carceri sono sovraffollate - aggiunge il segretario nazionale - il personale è già ridotto all'osso e vengono aperte ulteriori case circondariali: nel nord sono state inaugurate nuove strutture a Cremona, Vicenza, Rovigo, Pavia e Voghera. Il numero di unità resta però invariato e inoltre dobbiamo gestire diversi servizi che sottraggono ulteriori risorse agli istituti".

 

Questi servizi sono i cinque piantonamenti all'ospedale, le 232 traduzioni presso l'aula di giustizia in sede e fuori sede, le 71 traduzioni in altri istituti e le 133 visite mediche presso i luoghi di cura esterni

 

"I carichi di lavoro sono aumentati - spiega Urso - invece di lavorare sei ore per sei giorni in settimana, la polizia penitenziaria copre turni di otto ore per sei giorni in settimana. La situazione è difficile, le condizioni di lavoro sono precarie e il personale è sottoposto a notevole stress in ragione del fatto che aumentando il numero dei detenuti presenti e diminuiscono quelli della polizia penitenziaria: salgono di conseguenza le criticità. Sono triplicate infatti le aggressioni all'interno del carcere e sono sei dall'inizio dell'anno, senza dimenticare che la maggior parte dei detenuti provengono da altri istituti. L'applicazione della legge Torregiani ha solo nascosto il problema: l'Europa ha bacchettato l'Italia per le celle piccole e allora lo Stato ha aperto i cancelli per far figurare una metratura maggiore. Il risultato è che ora un agente deve controllare oltre settanta detenuti contemporaneamente".

 

Circa il 70% dei detenuti a Trento sono stranieri e "lo Stato - commenta - dovrebbe stringere accordi bilaterali: il cittadino che delinque dovrebbe scontare la pena nel suo stato di origine. Un'altra possibilità per ridurre il carico di lavoro potrebbe essere l'introduzione del processo in video conferenza, ora riservato solo ai collaboratori di giustizia e ai detenuti del 41bis. Queste soluzioni potrebbero riportare la situazione sotto controllo".

 

Unità già risicate a luglio 2016, quando il Garante dei detenuti nella sua relazione sulla visita alla casa circondariale di Trento sottolineava che "le guardie sono centotrentasette, ventuno delle quali distaccate, quarantacinque hanno un incarico fisso, mentre solo novantadue unità coprono i turni. Il numero appare ridotto per la dimensione dell'istituto". Il quadro non è cambiato e il concetto ribadito ancora una volta: "La struttura è ottima - dice Walter Alotti, numero uno della Uil trentina - ma ci auguriamo che il Consiglio provinciale sblocchi la nomina del Garante dei detenuti in Trentino per tutelare e salvaguardare tutte le parti in causa".

 

Un altro punto messo in luce dalla Uil è il servizio sanitario: "Questo aspetto - conclude Alotti - è passato dall'amministrazione penitenziaria in capo all'Apss che è pronta a intervenire per 240 unità, ma attualmente sono presenti cento carcerati in più e la forza medica non è sufficiente. Questo comporta delle frizioni e mi sono già attivato con l'assessore Luca Zeni per trovare una soluzione. Chiediamo inoltre dei convegni e tavoli di lavoro che comprenda tutti gli attori per migliorare le condizioni, tutelare e salvaguardare tutte le parti".

 

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