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Coronavirus, Confesercenti: ''Aziende disperate, startup abbandonate e giovani imprenditori dimenticati. La politica deve invertire la rotta''

Il momento è difficilissimo a causa delle restrizioni imposte per fronteggiare la diffusione del Covid. Peterlana: "Mai come in questi giorni le città e le periferie sono così desolate, solo ora si capisce l’importanza anche psicologica di avere un luogo dove trovarsi, discutere, dove poter vivere di relazioni". Settimana prossima si discute in piazza Dante una mozione del Partito democratico

Di L.A. - 20 febbraio 2021 - 13:16

TRENTO. "Siamo oltre i numeri, i conti non tornano". Così Massimiliano Peterlana, presidente di Fiepet Confesercenti del Trentino, lancia un allarme sociale che va già oltre la crisi economica. "Gli imprenditori chiamano le associazioni di categoria disperati chiedendoci cosa stiamo facendo, cosa sta facendo la politica. Stiamo andando oltre la crisi economica. C’è un disagio generale e uno smarrimento preoccupante. Serve invertire subito la rotta".

 

Il momento è difficilissimo a causa delle restrizioni imposte per fronteggiare la diffusione del Covid. Questa settimana il Trentino è ancora zona arancione e questo restringe ancora di più i margini per le attività economiche.  "Mai come in questi giorni - aggiunge Peterlana - le città e le periferie sono così desolate, solo ora si capisce l’importanza anche psicologica di avere un luogo dove trovarsi, discutere, dove poter vivere di relazioni. Se da un lato la pandemia sta uccidendo, dall’altro le quarantene stanno spegnendo le menti, gli anziani sono soli, i giovani disorientati, e noi, con le nostre aziende, disperati". 

 

Tante le richieste di informazioni su Dpcm e decreti che gli imprenditori rivolgono alle associazioni di categoria. Un'altra partita ritenuta fondamentale è quella dei ristori. Non solo, il presidente di Confesercenti si fa anche portavoce dei giovani imprenditori, così come dei tanti startupper che tra il 2019 e i primi mesi del 2020 hanno aperto un'attività. 

 

"Da anni - prosegue il presidente di Fiepet Confesercenti - diciamo che bisogna investire sui giovani, coloro che traghetteranno la crescita economica del nostro territorio nel futuro. Le menti brillanti che danno linfa e vivacità all’innovazione, quelli che hanno quella capacità creativa che andiamo continuamente ricorrendo. Non è una gara a chi è più disperato, lo abbiamo già detto e lo ripetiamo, ma la crisi sta arrivando dappertutto".

 

La sopravvivenza delle aziende è legata a un filo che, se si rompesse, potrebbe compromettere tutto il sistema economico. "La politica deve mettere in campo azioni economiche puntuali e immediate. Oggi più che mai gli imprenditori hanno bisogno di sapere tempi e modi per ripartire. Eccoci dunque a richiamare, senza azioni eclatanti, i nostri rappresentanti politici, locali e nazionali, per interventi immediati su ristori differenziati (oltre i tecnicismi dei codici Ateco). Interventi in aiuto anche delle attività aperte nel 2019/2020 e fino a ora non considerate. Servono azioni di sostegno al credito, azioni sulle imposte, blocco di costi fissi sulle bollette, interventi su occupazioni di suolo pubblico, cassa integrazione e ammortizzatori sociali per i dipendenti". 

 

Nei giorni scorsi la capogruppo del Partito democratico in Consiglio provinciale, Sara Ferrari, ha depositato una proposta di mozione per impegnare la Giunta a prevedere una serie di misure di resilienza e per la ripartenza degli esercizi pubblici e commerciali. "La pandemia e la crisi economica che si è generata – commenta l'ex assessora – richiedono ai decisori politici di varare interventi di sostegno alle imprese che si sviluppino subito su due binari paralleli: immediati e di lungo periodo. Vanno elaborate forme di aiuto per consentire la sopravvivenza delle attività che sono vietate o contingentate; e bisogna predisporre una serie di interventi che permettano a queste di tornare a lavorare a pieno regime, quando possibile".

 

Se infatti i sussidi e i ristori rappresentano fondamentali strumenti per permettere la sopravvivenza di aziende, imprese ed esercizi costretti all’inattività o a un’attività gravemente ridotta, oggi è necessario spingersi oltre, disegnando soluzioni che consentano agli attori economici una ripresa rapida e duratura. "Abbiamo proposto al Consiglio di impegnare la Giunta – aggiunge Ferrari – ad attivarsi, in accordo con le associazioni di categoria, per varare una serie ben precisa di azioni che siano valide nell’immediato e utili anche a riprendere slancio il prima possibile".

 

Diverse le azioni proposte: rimodulare l’attuale misura provinciale del contributo a fondo perduto "grandi perdite"; consentire dilazioni Imis più lunghe e maggiori incentivi per le attività che sono in affitto; prevedere per i pubblici esercizi che hanno aperto nel I trimestre 2020 aiuti tali da pareggiare un monte ristori complessivo equivalente a quanto percepito dalle aziende esistenti da più tempo; prevedere l’estensione della gratuità del plateatico per tutto il 2021, attraverso un apposito accordo Pat/Comuni; sostenere l’esonero di queste attività dalla tariffa rifiuti per l’anno 2021 e rimodulare la quota fissa e quella variabile; prevedere, attraverso un accordo con il gruppo Dolomiti Energia Holding, che il pagamento della quota fissa per la fornitura di energia elettrica e gas per le imprese sia riferito ai mesi in cui l’attività è stata effettiva.

 

E ancora prevedere un bonus alla ristorazione trentina per l’acquisto di prodotti, inclusi quelli vitivinicoli, di filiere agricole e alimentari locali; rivalutare la posizione turistica del Comune di Trento, cosicché sia possibile includerlo nell’elenco dei capoluoghi di provincia destinatari del contributo previsto dal D.L. 14/08/2020 n. 104 per le attività economiche e commerciali nei centri storici nei centri storici.

La mozione viene discussa in Aula la settimana prossima. "Si chiedono interventi provinciali per correggere storture presenti nei ristori nazionali e compensare le possibili inefficienze, anche per esempio la necessità di andare incontro alle nuove aziende, che non prendono gli aiuti perché non hanno uno 'storico' da dimostrare. Altra richiesta importante è quella di correggere il danno fatto dalla Giunta stessa con la delibera in cui esclude Trento dai comuni turistici perché tra i danni causati da questa assurda e immeritata classificazione, ha impedito finora a molte attività economiche e commerciali della città di accedere a ristori statali che spettano ai comuni capoluogo di provincia per i centri storici", conclude Ferrari.

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